tour
l'esplorazione dell'entroterra siciliano

 

 

L'ENTROBOLARIO
IL VOCABOLARIO DELL'ENTROTERRA SICILIANO

 

   
 

 

 

 

 

 

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A

Abside: Vedi Architettura religiosa cristiana

Altare: Vedi Architettura religiosa cristiana

Architettura religiosa cristiana: Vedi approfondimento

Arcosolio, sepoltura ad : Vedi approfondimento sulle Sepolture

B

Bouleuterion: Vedi approfondimento

 

C

Caravanserraglio: Il caravanserraglio è un edificio costituito in genere da un muro che racchiude un ampio cortile ed un porticato, che veniva usato per la sosta delle carovane che attraversavano il deserto. Poteva anche includere stanze per i viandanti. Tipico della cultura persiana, se ne possono però vedere molti esempi anche nell'Africa settentrionale e in tutto il Medio e Vicino Oriente. Oggi molti vecchi caravenserragli si sono trasformati in moderne strutture ricettive.
Il termine deriva dal persiano , composto dalle parole caravan e sarayi; in turco: kervansaray.
Il termine caravanserraglio ha assunto anche il significato traslato di "luogo di grande confusione".

Cibele (o Magna Mater): Vedi approfondimento

Cistercensi: Vedi approfondimento

Cristo Pantocrator: Vedi approfondimento

 

 

D

Dizionario Castellano: Vedi approfondimento

Ducezio: Vedi approfondimento

 

 

E

Edrisi (Idrisi) : Vedi approfondimento

 

F

Fazello Tommaso: Tommaso Fazello (Sciacca, 1498 – Palermo, 1570) è stato uno storico e teologo italiano.Frate domenicano, studiò teologia a Padova. Fu a lungo insegnante a Palermo, a partire dal 1555, presso il Convento di San Domenico. Nel 1558, dopo ventennali ricerche, dà alle stampe presso la tipografia Maida di Palermo De Rebus Siculis Decades Duae, il primo libro “stampato” sulla storia della Sicilia: la prima decade è di carattere geografico e descrittivo, mentre la seconda è di carattere storico. Tra le scoperte di Fazello i siti di Akrai, Selinunte, Eraclea Minoa e del Tempio di Zeus Olimpio ad Agrigento.

 

Fenici (Punici o Cartaginesi) in Sicilia: Vedi approfondimento

Fòndaco: Il fòndaco è un edificio di origine medievale, che nelle città di mare svolgeva funzioni di magazzino e, spesso, anche di alloggio per i mercanti stranieri. Solitamente si trattava di un locale sito al pianterreno o nel seminterrato. Le dimensioni erano variabili, ma solitamente il fondaco era caratterizzato da un'altezza poco pronunciata. Il nome deriva dall'arabo e significa letteralmente "casa-magazzino".

da Wikipedia

Fondazioni Fasciste (in Sicilia): Vedi approfondimento

 

 

GHI

Gelone: TVedi Tiranni di Sicilia

Gerone I: « Vedi Tiranni di Sicilia

Grand Tour : Vedi approfonfimento

Itineraria (Strade Romane): Vedi approfonfimento

Itinerario Antonini : L'Itinerario antonino (in latino: Antonini Itinerarium) è un registro delle stazioni e delle distanze tra le località poste sulle diverse strade dell'Impero romano, con quali direzioni prendere da un insediamento romano all'altro.

La redazione che ci è stata tramandata risalirebbe al periodo di Diocleziano (fine del III secolo-inizi del IV), ma la sua versione originale viene solitamente datata agli inizi dello stesso III secolo (probabilmente sotto l'imperatore Caracalla, da cui avrebbe ripreso il nome), sebbene data e autore non siano stati definitivamente accertati. Si ritiene che possa trattarsi di un lavoro basato su fonti ufficiali, forse un'indagine organizzata da Cesare e proseguita da Ottaviano.

 

L

Latomìe: Vedi approfondimento

 

M

Magna Mater (o Cibele, o Grande Madre, o Mater Matuta): Vedi approfondimento

Matronei: Vedi Architettura religiosa cristiana

 

N

Nartece: Vedi Architettura religiosa cristiana

Navata: Vedi Architettura religiosa cristiana

Ninfodoro: Vedi approfondimento

Oinochoe: L'oinochoe (in greco antico , da "vino" e "versare") è un vaso simile alla brocca, utilizzato per versare il vino. Questo tipo di vaso è caratterizzato da corpo ovale, più o meno allungato, con ansa unica ed ha un'altezza variabile dai 20 ai 40 cm. La forma dell'oinochoe ha subito modificazioni nella forma e ne esistono vari tipi, alcuni aventi corpi globulari ed anse rialzate rispetto alla bocca. Una delle più comuni caratteristiche è costituita dalla forma trilobata dell'imboccatura, ma ne esistono anche con imboccatura a becco.
L'apogeo dell'oinochoe si situa nel periodo geometrico, mentre si fa più rara nella ceramica a figure nere ed in quella a figure rosse.
Un'oinochoe più bassa e panciuta era chiamata in antico chous ed era utilizzata in particolare durante le Antesterie, festa ateniese in onore di Dioniso.
Simile alla forma dell'oinochoe è l'olpe.

 

OP

Phourion: Vedi approfondimento

Presbiterio: Vedi Architettura religiosa cristiana

 

QR

Regia Trazzera: Questa viabilità si è costituita lentamente nel tempo, assieme alla città stessa, in funzione delle crescenti e reali esigenze di spostamento e di raggiungimento di determinate località: sicuramente non è nata per qualche capriccio come, invece, avviene spesso per la viabilità moderna….E nei secoli ha rappresentato quanto di meglio potesse servire agli spostamenti ed ai viaggi di contadini, viandanti, pastori, pellegrini, mercanti, re e principi…a piedi o a cavallo…. Particolare rilevanza hanno avuto le “regie trazzere”, antichissime vie armentizie per il transito di greggi e mandrie nonché principali strade pubbliche tra città e paesi. In analogia con i tratturi molisano – abruzzesi,le regie trazzere siciliane affondano le loro radici nell’antica economia pastorale che da sempre ha caratterizzato queste terre. Le regie trazzere nascono come vie pubbliche destinate alle trasmigrazioni di greggi e mandrie pascolanti, assumendo poi nel tempo anche la funzione di importanti assi di comunicazione tra città, paesi e contrade. Le regie trazzere, intese come percorsi regolamentati negli usi, nascono nel XIII secolo con l’avvento al potere nel regno di Sicilia di Federico II di Svevia. E’ infatti il re svevo che, continuando la tradizione normanna, ordina e regolamenta tutto il settore del demanio reale e degli usi civici (diritti dei cittadini di pascolare, coltivare, fare legna nei territori demaniali). E’ così che finalmente, sulle regie trazzere, i pastori con i loro animali in viaggio possono liberamente transitare e pascolare, senza pagare nessun diritto di passaggio ai proprietari dei terreni attraversati (come avveniva in precedenza…). Le regole imposte da Federico II vengono spesso disattese dai sovrani che succedono ed anche dai proprietari terrieri che continuano ad esigere i diritti di transito… Tentativi di regolamentazione si susseguono numerosi, ma anche occupazioni abusive, restringimenti, chiusure non tardano a venire… In periodo borbonico è con diversi dispacci reali che si cerca di rimettere ordine, stabilendo, tra l’altro, la larghezza legale in canne 18 e palmi 2 per le trazzere principali (equivalenti a circa 38 metri), che le regie trazzere “…cominciano da un luogo pubblico e terminano ad altro luogo pubblico…” In seguito alla legge statale del 1865, che classifica le strade in statali, provinciali, comunali e vicinali, le regie trazzere perdono via via d’importanza, anche perché l’economia pastorale entra in declino… Si dà così il via alla trasformazione delle trazzere in strade ordinarie carreggiabili, alla progressiva legittimazione delle occupazioni private ed alla riduzione della larghezza originaria… Bisogna aspettare il regio decreto 30 Dicembre 1923 n° 3244 per la regolamentazione dell'uso delle regie trazzere.

… cominciarono ad essere regolamentate da re Federico II di Svevia nel ‘200, poi dai successivi sovrani e, oggi, dalla Regione Sicilia. Delle regie trazzere rimane ben poco: con il passare del tempo la sempre più evidente riduzione delle attività pastorali e la perdita di funzione, hanno favorito il loro progressivo restringimento e la perdita delle tracce. Sono state quindi trasformate in carrozzabili per le automobili, asfaltate, spesso soggette ad abusi di ogni tipo: chiuse, edificate, coltivate...
Oggi la viabilità storica di Palermo ha perso l’antica funzione di rapporto e comunicazione con il territorio , ma ha ancora, a nostro avviso, motivo d’essere: il recupero della memoria e del ricordo del tempo che fu, in cui ben altri erano i mezzi di locomozione, i tempi di spostamento e quindi i ritmi di vita, ha già, di per sé, un grande valore. Percorrendo a piedi queste strade, anche in piena città, magari partendo dalle antiche porte, non tenendo conto di sensi di circolazione e divieti di accesso, è ancora possibile cogliere tutta la loro funzionalità di un tempo, “capirle”…Confrontandole con la realtà urbana attuale si comprende poi che molte cose sono cambiate: tutto è più veloce, caotico, più superficiale, più “rettilineo”….

G. Mineo

 

S

Sacello: Recinto sacro tipico dove oltre la statua della divinità spesso trovava posto il tesoro votivo.

Sant'Agata: Vedi approfondimento

Santa Febronia: Santa Febronia visse all'inizio del IV secolo in Siria, nell'antica Sibapolis, Nisibis (attuale Nusaybin, provincia di Mardin). Orfana all'età di due anni visse la sua esistenza all'interno di una comunità di cristiane, retta dalla zia Brienna e dalla religiosa Tomaide.
Sotto la persecuzione indetta dall'imperatore Diocleziano viene catturata e condannata al martirio dal giudice Seleno. Il suo martirio (25 giugno del 305) viene ricordato come uno dei più cruenti: secondo la tradizione venne flagellata e sottoposta alle pene del fuoco, raschiata con pettini di ferro, le vennero tagliati i seni, le mani ed i piedi, cavati i denti ed infine fu decapitata.
Il suo culto vide un'ampia diffusione dall'Oriente all'Occidente, soprattutto grazie ai monaci di rito bizantino. È particolarmente venerata nel meridione d'Italia: a Palagonia (CT), a Patti (ME), ed a Minori (SA), anche se con variazioni leggendarie che la vorrebbero natìa di Patti e col nome di Trofimena (a Minori).
Il suo culto si estese anche in Francia, importato dai monaci Celestini, restando comunque relegato negli ambienti monastici (molte priore ne hanno portato il nome, anche in vari monasteri italiani). Sue reliquie sono custodite, oltre che a Palagonia (il pollice della mano destra), a Patti (vari frammenti) ed a Minori (il presunto corpo), anche a Roma, presso la chiesa di San Carlo ai Catinari (la testa, ivi trasferita dall'antica Chiesa di San Paolo).
Viene invocata per la protezione dai terremoti, per il dono della pioggia, per le malattie al seno. Suoi attributi sono la palma, la croce, il libro del vangelo, talvolta anche la tenaglia o la spada, questi ultimi a ricordarne alcune fasi del martirio.

Sepolture dell'antichità: Vedi approfondimento

Sicani: Vedi approfondimento

Statio: Luoghi di sosta lungo le strade romane Vedi Itineraria

Storici e geografi che hanno trattato la Sicilia (Cronologia): Vedi approfondimento

 

T

Tabula Peuntigeriana : Vedi approfondimento

Teatro greco : Vedi approfondimento

Tempio greco : Vedi approfondimento

Tesmoforie: Le Tesmoforie erano una festa religiosa dell'antica Grecia (e quindi, Sicilia) in onore della dea Demetra Tesmofora (Demetra Legislatrice, cioè istitutrice dell'agricoltura, del matrimonio e del vivere civile) e di sua figlia Persefone. Si svolgevano solitamente in autunno, cioè al momento della semina, e avevano una durata variabile in base alla città in cui venivano effettuate. Il rituale era interdetto agli uomini [1]. Con queste feste si celebrava Demetra che, in lutto per la figlia, rapita e portata nell'Oltretomba dal dio Ade come sua sposa, non assolse per molto tempo al suo ruolo di divinità della raccolta e della crescita.
Ad Atene, le Tesmoforie erano aperte solo alle donne di condizione libera, sposate con cittadini ateniesi. Si svolgevano prima della semina e duravano tre giorni [2]:
Il primo giorno (kathodos e anodos, cioè discesa e salita) le donne si recavano nel santuario, detto Thesmophorion.
Il secondo giorno (nesteia, cioè digiuno) le donne digiunavano per purificarsi e rimanevano nel santuario.
Il terzo giorno (kalligenèia, cioè bella nascita) le donne offrivano a Demetra cereali, vino, formaggio, olio e altri cibi, cucinavano la carne degli animali sacrificati, banchettavano, si scambiavano motti osceni e si flagellavano. Il rituale prevedeva anche che di notte le carcasse degli animali sacrificati fossero gettate in grotte o burroni, forse a indicare la discesa nell'Oltretomba.
In altri luoghi (Delo, Tebe e Taso) le Tesmoforie si svolgevano in estate e a Siracusa duravano dieci giorni.

Note
[1] Il mondo di Demetra Tesmofora era quindi il mondo al femminile per eccellenza, misterioso e oscuro. Si può ricordare come la curiosità di conoscerlo, secondo la tradizione, fu pagata con la vita da re Batto e da Aristomene di Messene
[2] Si tenevano nei giorni 11, 12 13 del mese di Pianepsione, cioè il 26, 27 e 28 ottobre

da Wikipedia

Tiranni di Sicilia: Vedi approfondimento

Transetto: Vedi Architettura religiosa cristiana

Triskele (Triscele o Trinacria): Vedi approfondimento

 

 

UVZ

Valli di Sicilia: Vedi approfondimento

Via consolari romane in Sicilia: Vedi approfondimento

Ziqqurat:La ziqqurat (nota anche, secondo traduzioni fonetiche diverse, come ziggurat, ziqqurath, ziggurath), è la costruzione templare caratteristica delle religioni dell'area mesopotamica (sumera, babilonese e assira). In sumero veniva detta etemenanki, cioè "fondazione del cielo e della terra".

In origine forse rappresentava simbolicamente la montagna sacra sede della divinità.

Lo ziqqurat ha la forma di una torre formata da tronchi di piramide sovrapposti a più piani sovrapposti (piramide a gradoni), a rappresentare la volontà dell’uomo di avvicinarsi sempre di più al cielo. Attraverso 7 rampe (ognuna rappresentante una costellazione e di colore diverso) si accedeva ad una sommità piatta sulla quale i sacerdoti (veri e propri "custodi" di essa) officiavano le cerimonie rituali e dalla quale potevano scrutare i corpi celesti al fine di trarne auspici e profezie.

Le ziqqurat presentano analogie con le piramidi egizie e quelle mesoamericane. Vennero tuttavia destinate al culto e non utilizzate a scopo funerario, com'era invece il caso delle piramidi egiziane.

Il tempio vero e proprio in cui, sotto forma di statua, risiedeva la divinità, non era quello relativamente modesto che stava in cima. Esso era collocato invece al livello del suolo. Gli alti basamenti servivano ad impedire che le acque dei fiumi invadessero la sacra cella in caso d'inondazione.

Nelle parti più vicine al suolo vi era un vero e proprio magazzino dove veniva stivato il raccolto per permetterne la redistribuzione alla popolazione ad opera dei sacerdoti.

 

 

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