L'ENTROBOLARIO
IL DIZIONARIO DELL'ENTROTERRA

 

 

Dizionario Castellano


Abbattuta: ostacolo costituito da alberi rovesciati per intralciare la marcia del nemico. Come nei films…


Aggere: rialzo in terra, pietrame o legno eretto a difesa degli accampamenti.


Angolo morto: la porzione di spazio preferita dai codardi durante l’assalto al castello. Qua non possono arrivare le offese dall’alto. Le torri circolari elimineranno questo limite delle torri quadrangolari.
Araba, terminologia antica: gli Arabi quando arrivarono in Sicilia dopo aver occupato una nuova città la obbligavano alla pace (aman). Questa non era espressa a voce (“Ok. Facciamo la pace”) ma avveniva tramite un pagamento pecuniario (giziah). Una volta al potere in tutta l’isola, la divisero in distretti (iqlim), ognuno dei quali era costituito da diverse città fortificate (madina, mudun) con moschea (gami). A sorvegliare che il territorio venisse costruito in questa maniera i califfi inviavano per tutta l’isola degli shuyukh.


Ariete: mitico strumento da percossa costituito da trave a testa rinforzata manovrata con violenza per lo sbrecciamento del muro. Nel Medioevo fu chiamato anche montone o gatto. Altro eroe cinematografico.


Arcobalista: gigantesche balestre montate su ruote. Micidiali.


Armatura: è veramente pazzesco pensare quanto dovevano essere robusti i guerrieri di un tempo. L’armatura, insieme alla grande spada d'acciaio, accompagnava la "cavalleria pesante" composta da nobili (solo loro, infatti, erano in grado di pagarsi armi, armatura e cavalli). Il cavaliere era coperto di ferro dalla testa ai piedi, lo stesso suo cavallo era abbondantemente corazzato. Egli reggeva con la destra una pesante lancia, lunga tre o quattro metri, robustissima: per sostenerla durante la carica, l'appoggiava a una sporgenza della parte destra della corazza, chiamata resta.
Lanciati i cavalli al galoppo, i "cavalieri pesanti" irrompevano contro lo schieramento avversario o affrontavano l'opposta cavalleria. L'urto era tremendo. Si può calcolare che tra cavallo, cavaliere, armatura e armi, complessivamente una massa di circa mezza tonnellata, lanciata a una velocità di 35-45 Km/h, si proiettava contro il bersaglio.
Tutta questa forza d'urto era "concentrata" sulla acuminata punta di una lancia.
Esaurito l'impeto della prima carica, il cavaliere volteggiava a cavallo in mezzo alla fanteria avversaria, roteando la mazza ferrata, o l'ascia da combattimento, o più spesso la lunga e tagliente spada.
Nel costruirle le armi, gli armaioli italiani, nei secoli XV e XVI, erano i più esperti
e apprezzati del mondo.
Le loro armature recano un marchio: esso garantisce che furono sottoposte a un colpo di balestra e superarono egregiamente la prova. Le armature da combattimento non oltrepassarono mai i 25 chilogrammi di peso; quelle da torneo pesavano assai di più, ma venivano indossate solo per il breve tempo dello scontro.
In un museo di Madrid è conservata l'armatura da giostra dell'Imperatore Carlo V il suo peso è di ben 92 chili, eppure essa è stata costruita in modo da consentire al cavaliere anche il più piccolo movimento. Infatti, anche se apparentemente massicce e ingombranti, queste armature erano in realtà costruite in modo da consentire ogni gesto del corpo.
Nata come strumento di difesa, parallelamente allo sviluppo delle armi d'offesa (spada, arco, fionda e lancia), l'armatura decadde rapidamente con l'affermarsi delle armi da fuoco.

Arroccamento: E’ una via di comunicazione tra il fronte di guerra e la base (ad esempio il castello), in modo da consentire spostamenti di forze in modo rapido e sicuro.

Baluardo (o bastione): elemento architettonico angolare applicato ai punti più esposti del castello, spesso di notevole spessore murario, con il duplice scopo di irrobustire punti altrimenti deboli della cinta muraria e di attaccare il nemico ai fianchi piuttosto che frontalmente. Il baluardo presenta pianta triangolare, pentagonale o circolare, a seconda dell’impiego cui è destinato. Diceva Galileo Galilei, nel Trattato di Fortificazione: affinché il baluardo risulti efficace è necessario che la lunghezza della cortina muraria interposta tra due di essi non sia eccessiva e che in ciascun fianco aggettante del baluardo stesso siano ricavate almeno due cannoniere, orientate in maniera diversa e posizionate, preferibilmente, su due livelli. E si capisce che per i poveri assalitori era veramente un’impresa.

Balestra: una specie di fionda con impugnatura da pistola con cui si scagliavano frecce, quadrella, verrette… La balestra, fu un'arma individuale, nel Medioevo, di enorme efficacia: essa si armava mediante un congegno a manovella (la sola forza del braccio non era sufficiente) e si impugnava più o meno come un moderno fucile. La pressione di un grilletto liberava il meccanismo di scatto che lasciava partire velocissimo il proiettile.
La balestra assicurava un'estrema precisione di tiro e un'eccezionale potenza al proiettile: esso riusciva a perforare un'armatura a diverse decine di metri di distanza. La efficienza di quest'arma era tale, che a un certo punto la Chiesa ne limitò l'uso alla lotta contro i Musulmani, ma il suo decreto rimase senza attuazione.


Balista: mitica macchina da guerra con cui si lanciavano dardi a grande distanza e con notevole potenza di penetrazione.

Barbetta: massiccio terrapieno all’aperto su cui venivano installati bocche da fuoco adibite, in genere, al tiro frontale. La fiammata che ne scaturiva faceva la barbetta al terreno, da cui il nome.

Battifreddo: torre mobile d'assedio. Termine trasformato nel tempo a indicare torre alta, fissa, con caratteristiche di fortificazione permanente. Ma quelle d’assedio, le mobili, erano davvero divertenti e ingegnose con la loro andatura dinoccolata e i poveri guerrieri, lassù, a dover contemporaneamente mantenere l’equilibrio, caricare le armi e centrare il nemico.

Bertesca: opera leggera in legno o muratura, a torretta, costruita a piombo o aggettante da muro fortificato, con servizio per lo più di guardia o di avvistamento. Moltiplicata dai Crociati, scomparve, a partire dal secolo XVI, per la sua vulnerabilità ai bombardamenti.

Bicocca: opera alta, provvisoria e avanzata, destinata soprattutto all'avvistamento. Una torretta fuori le mura, in pratica.


Caditoia o piombatoia: E’ una botola aperta lungo il cammino di ronda attraverso la quale si lasciava cadere sul nemico olio bollente, escrementi, pietre e chi più ne ha… Le caditoie compaiono per la prima volta nel secolo XII, dopo l’esperienza delle Crociate, e trovano ampia applicazione nel corso di tutto il Medioevo.
Caminada: è un cammino interno del castello ai lati della cortina, a supporto della difesa, e cioè del cammino di ronda dietro le merlature. In pratica il castello durante un assedio aveva un codice stradale ben preciso, per cercare di rendere la più agile possibile qualunque tipo di manovra interna.


Cardine - Decumano: (lat. cardo – decumanus (sott.) limes). Sono gli assi di un impianto stradale di città o di accampamento di guerra romano (castra) che incrociandosi tra loro delimitano una scacchiera.
I Decumani sono gli assi che decorrono da est ad ovest. I Cardi, ortogonali ai primi, decorrono da nord a sud.
L'incrocio di tali strade, quindi, determinava un impianto a maglie regolari (scacchiera), costituito da isolati rettangolari o quadrati, detti insulae: venivano chiamati decumanus maximus e cardo maximus i due assi principali e generatori della limitatio urbana, che si incrociavano in genere al centro della città e che costituivano l'asse portante della viabilità intramuranea


Cortile d’armi: spazio variamente chiuso e bersagliabile dall'alto. Serviva con le sue doppie chiusure ad intercettare infiltrazioni nemiche e ad assicurare gli assediati allorché, in sortita, dovevano momentaneamente aprire le porte.


Casamatta: Vano coperto ricavato dietro un muro, caratterizzato da una maggiore apertura verso l’esterno ed utilizzato come difesa contro l’artiglieria, specie contro il tiro radente. Spesso era realizzata in corrispondenza dei bastioni e in sequenza (l’ordine casamattato). Compare a partire dalla fine del XV secolo

Castra romani: accampamenti militari dei romani. Nell’introduzione c’è una spiegazione esaustiva di questi primi fortilizi.


Catapulta: la più famosa delle antiche macchine da lancio. La creatrice delle devastanti piogge di pietra. Anche oggi, a mio avviso, sarebbe micidiale. Le pietre, hai voglia di progresso, hanno sempre fatto male. Soprattutto quelle che arrivano da dieci metri d’altezza e sono grandi quanto un tavolino.


Cavalleria: La Cavalleria inizialmente è soltanto l’insieme delle milizie a cavallo, che seguono il feudatario o il sovrano in battaglia. Una specie di guardia del corpo distinta dal resto dell’esercito.
Dopo il Mille la Cavalleria si trasforma invece in una vera e propria istituzione i cui membri si assumono precisi compiti e finalità, in nome di alti ideali quali la fede, la giustizia e l’onore.
Insomma: i Cavalieri diventano degli eroi anche se agli inizi le loro imprese erano abbastanza feroci, altro che nobili e cavalleresche.
La Chiesa, sempre lei, con un’opera lenta e costante di persuasione riesce a trasformare profondamente la Cavalleria, proponendo ai cavalieri un programma ideale di pace e di giustizia: ogni singolo cavaliere deve divenirne dispensatore, assegnando un fine superiore all’azione, a volte anche violenta, delle proprie imprese. Il mestiere stesso delle armi viene in questo modo esaltato a livello di missione. Ed ecco i cavalieri trasformarsi, almeno idealmente, da avventurieri senza scrupoli, violenti e vendicativi, in protettori degli oppressi e dei deboli, in difensori della religione e della Chiesa cristiana.
E’ il cavaliere errante si trasformò in quello senza macchia.

Centuriazione: è il famigerato metodo di misurazione agraria dei Romani che come ben si sa, erano dei grandi produttori di grano. I loro tecnici agrimensori (agrimensores) quando erano mandati in un terreno nuovo facevano la cosiddetta limitatio, ovvero la misurazione di esso. Tracciavano nel terreno una serie di limites, linee tra loro ortogonali, chiamate Cardi e Decumani. Il terreno quindi assumeva la forma di una scacchiera con tanti quadrati di terreno isolati tra loro. Ed ognuno di essi costituiva un’individualità ben distinta, come i quartieri di una cittadina. Agli incroci dei Cardi e dei Decumani venivano posizionati cippi in pietra, che riportavano incise le coordinate della centuriazioni e di sentieri per agevolare il raggiungimento delle parcelle agrarie assegnate ai coloni, dette sortes o acceptae.


Cerchia urbana: consiste in una recinto fortificato attorno all’intera città accessibile solamente attraverso delle porte lungo distribuite l’intera cortina muraria. Se esse sono aperte la funzione difensiva perde completamente il suo effetto. Se le porte sono chiuse, invece, la città diventa una grande prigione! Era il grande vanto degli architetti militari antichi. Un sistema di torri ad ogni porta permetteva un ulteriore controllo difensivo.

Cortina muraria: recinto fortificato a protezione di una città (cerchia urbana), fortezza, castello o edificio che si voglia proteggere. L’introduzione della cortina muraria risale all’antichità ed è comune a numerose civiltà. Il cosiddetto Castello Eurialo di Siracusa e le Fortificazioni di Capo Soprano a Gela sono due dei più fulgidi esempi dell’architettura militare Greca. A partire dall’ultimo Medioevo, invece, essa si arricchisce di nuovi elementi, come la scarpatura delle mura verticali, la realizzazione di fossati protettivi e vari espedienti architettonici di supporto, trasformandosi così in un’opera sempre più complessa e dalla progettazione riservata a veri esperti. Presenta spesso torri, feritoie da cui sganciare frecce, e un cammino di ronda.

Dongione: Sono dei piccoli castelli o, se preferite, delle grandi torri quadrangolari spesso circondati da fossati e con terrazze merlate. All'interno l'edificio è diviso in tre o quattro piani coperti con volte o solai lignei e comunicanti per mezzo di piccole scale, anch'esse in legno o pietra, appoggiate ai muri o ricavate nel loro spessore.
Motta Sant’Anastasia, Adrano e Paternò conservano tre dongioni del periodo di Normanno di ottima fattura. Questi tre dongioni furono costruiti dai Normanni durante i momenti dell’assedio a occupata dai Mussulmani.


Decumano: vedi cardine.

Domus casa romana: Era costituita da ambienti (alae) che confluivano, come nel caso delle abitazioni greche, su un ampio vano centrale abbondantemente illuminato e spesso fornito di cisterna: l’atrio. Il signore della casa era detto dominus. casa romana a sviluppo orizzontale costituita nella sua forma canonica dalla successione del vestibolo, dell'atrio con le alae e le stanze per il riposo (cubicula) e dal tablino

Elmo: All'evoluzione degli scudi corrispose quella degli elmi (berretto, bacinetto, bacinetto milanese, a becco di passero, a cancelli), e così ogni tipo di scudo venne in genere accompagnato da un determinato elmo, in modo da evitare anacronismi.
Nel '500, poi, si cominciarono a fissare regole nell'uso degli elmi in araldica; si stabilì che quelli a cancelli aperti fossero per i nobili mentre quelli chiusi spettassero ai cittadini comuni.


Esostro: ponte situato al secondo piano delle torri d'assalto, quelle mobili fuori le mura, per mezzo del quale gli assalitori potevano assaltare l’assalito all'altezza della merlatura. Una follia!
Feritoia: Con il termine feritoia si designa una sorta di nicchia ricavata nello spessore murario delle torri e degli edifici muniti destinata, a partire dall’XI secolo, ad ospitare almeno un difensore. Tra il XV ed il XVI secolo, infine, la feritoia muta la forma da quella originaria a fenditura rettangolare verticale (propria delle “arciere”) o a croce (delle “balestriere”) a quella circolare con svasatura conica, semplice o doppia, rivelatasi necessaria al fine di consentire la più ampia manovra e la mira di un “moschetto” o di un “archibugio” con mirino sovrastante.
Fiancheggiamento: qualsiasi tiro rivolto verso il fianco dell’assediante in avanzata a difesa di un’opera che molto meno economicamente sì difende frontalmente; spesso confuso col termine «radente».


Foro da ponte (fori pontai o fori lignei): i fori su cui appoggiavano le travi dei solai lignei. Se ne vedono continuamente nelle pareti di quasi tutti i manieri medievali in cui i piani oltre quello di campagna solitamente avevano il pavimento in legno.

Fortificazioni greche: Con questa espressione si indica un insieme di opere difensive costituito da un tracciato murario e da espedienti costruttivi di supporto ad esso. L’introduzione del libro dedica diverse righe ai Greci e alle loro opere difensive.

Fossato: Opera difensiva consistente in un profondo ed ampio scavo facilmente allagabile introdotto, lungo il perimetro esterno di una costruzione per ottenere un isolamento controllato dalla pianura circostante e sopperire all'assenza o alla elementarità di altre difese. Esso può essere fossato asciutto o allagabile. Il fossato asciutto oltre a richiedere solo adeguate opere di scarpatura molte volte viene preferito a quello allagabile per il bisogno eccezionale di ospitare gli "sfollati" - sia persone che animali - accorsi a chiedere protezione dalle zone limitrofe e non ammessi all'interno della costruzione per motivi di sicurezza, ma anche perché consente di mantenere punti di contatto controllati con la terraferma e di sorprendere l'avversario, in qualsiasi momento, con sortite accuratamente organizzate. Al fossato asciutto si contrappone quello acqueo, che offre l'indiscutibile vantaggio di poter allagare gli eventuali cunicoli (mine) che tentino di sottopassarlo, ma presenta sempre lo svantaggio di impedire sia il ritorno controffensivo del difensore che l'afflusso dei vettovagliamenti e dei rinforzi necessari agli assediati, ed inoltre, se viene riempito dalla caduta di un muro o di quella della scarpata o, ancora, dal materiale riversato dall'attaccante, richiede lunghe e complesse opere di svuotamento. L'acqua del fossato, inoltre, quasi sempre si impantana, provocando cattivi odori e precarie condizioni igieniche, oppure gela, concedendo più facile passo all'assediante, ma soprattutto, in molti casi, può persino venire dirottata dal nemico al di fuori del percorso voluto, venendo, così, meno al suo specifico compito proprio nel momento in cui serve di più.

Fundus il latifondo facente parte della Villa romana. Una porzione di terreno solitamente ampia, quindi.

Itinerarium: le mitiche cartine dei Romani, che tracciavano vie e statio (mansio) di rifornimento per i viaggiatori del passato. In Sicilia fu particolarmente apprezzato l’Itinerarium Antonimi (III sec d.C.). In esse erano riportate distanze e quant’altro potesse servire al viaggiatore. Certo, ogni tanto si ci perdeva…

Gabbionata: è una curiosa copertura in movimento, una trincea di fortuna fatta in legno che consente, pin pianino, di avvicinarsi al castello. Non convincente…
Gatto o montone (poi ariete): il termine indicò inizialmente una specie di ariete usato dall’assediante e convenientemente protetto per avvicinare le mura, percuoterle e sbrecciarle.

Gittata: è la distanza massima raggiungibile dal proiettile. Nei cannoni a polvere e nel vuoto, corrisponde ad una elevazione di 45°. La gittata aumentò considerevolmente, rivoluzionando la tecnica degli assedi, con l’uso, introdotto nel secolo scorso, dei proietti ad ogiva e delle canne rigate dei pezzi.

Gola: la parte del bastione rivolto verso l'interno della fortezza e attraverso la quale il bastione comunicava con il resto del sistema difensivo. Per questo motivo era per lo più aperta, cioè vuota, così da consentire un facile passaggio di uomini e di materiali e al tempo stesso impedire che un nemico che avesse conquistato il bastione potesse usarlo come caposaldo contro i difensori.

Infilata: termine usato soprattutto nella locuzione fuoco d'infilata, che indica il fuoco diretto lungo una linea di muro in modo da "radere" il muro stesso, colpendo sul fianco il nemico che si sta avvicinando. È dunque un caso di difesa radente.


Lancia: arma da lancia detta anche giavellotto


Lizza: ingegnoso sistema difensivo. Qualora il nemico avesse superato la prima cortina muraria (di città o di castello) trovava tra questa e la successiva, due accampamenti laterali con cui gli assediati cingevano come in una morsa gli assalitori. Per esattezza la Lizza è la porzione di terreno compresa tra questi due recinti laterali, cioè quella in cui si trovavano gli assalitori. In tempo di pace, questo spazio, veniva utilizzato per tornei e gare. Di qui il detto "scendere in lizza".

Lunetta o freccia: opera addizionale esterna aperta alla gola costituita da un saliente a due fianchi. Si inseriva come seconda controguardia al di là dello spalto, spesso coperta da una seconda linea di spalti e da un raddoppio di strada coperta; serviva come avamposto a incrementare il fiancheggiamento e a proteggere e a sostenere le soldatesche impegnate in sortita. A forma di mezzaluna.

Manazil: casale arabo in campagna.


Mangano: macchina bellica con cui si scagliavano grosse pietre o altri corpi nell'interno del castello o comunque al di là di una cinta muraria. Una grande fionda!


Mansio (o statio): solitamente, ad una giornata di viaggio a cavallo (che è lo stesso che dire: a una Luna), il pellegrino trovava un’oasi dove ristorarsi. Come i camionisti di oggi anche i cavalieri di allora avevano le loro soste obbligate alle mansio (o statio), le aree di servizio del passato. E qua si potevano bere anche due bicchieri di vino; far ristorare il cavallo; a volte lustrarsi e alleviare il corpo presso un piccolo impianto termale; mangiare e riposare. Essa a volte aveva le dimensioni di una piccola borgata. Quasi tutte le cittadine ne ospitava una. Ma quelle più intriganti erano quelle che si aprivano in aperta campagna. Qua in Sicilia bisogna fare un salto a Philosophiana, tra i carciofi di Mazzarino e le erbacce dell’abbandono.


Mantelletta: tettuccio ligneo, spesso irrobustito da lamiere, solitamente posto su un carro nemico. Servirono fino al XV secolo, come scudo per l’avvicinamento dei guastatori contro le mura assediate. Immaginate quante cose dovevano piovere addosso a questi tizi che certamente partivano guastatori, ma molto probabilmente arrivavano guastati.

Mastio (o Maschio, o Torre mastra): Torre principale di un complesso fortificato, in caso di pericolo rappresenta, con la sua mole e le sue difese, l’ultimo e solido rifugio per la famiglia signorile in attesa di un aiuto esterno che scongiurasse l’altrimenti certa capitolazione. Si trova all’interno del castello stesso e si presenta, per l’appunto, come una torre molto più grande delle altre. Risulta essere contemporaneamente abitazione, palazzo e ridotta, per cui ospita, negli ambienti distribuiti su più livelli: il tesoro, l’armeria, talvolta la cappella, la cisterna dell’acqua e le provviste di viveri a lunga conservazione (rinnovate periodicamente in vista di probabili assedi). Solitamente l’accesso era a diversi metri dal piano di campagna (raggiungibile attraverso una scala detraibile). Insomma: il nemico aveva il suo bel da fare. E anche quando un passaggio segreto…

Merlo: E’ uno dei simboli del castello. Elemento architettonico pieno, in muratura, eretto sulla sommità di cortine murarie a scopo difensivo od ornamentale. Appare per la prima volta verso la fine del I millennio. Il merlo rappresenta una delle caratteristiche costanti della fortificazione di tutti i tempi, in quanto la sua massa coprente offre al difensore un riparo più o meno sicuro, ma sempre apprezzabile psicologicamente. Possono avere la sommità piana (merli guelfi), a coda di rondine (merli ghibellini), a triplice dentatura, a fiore, a piramide, a semicerchio, e così via, tutti nati per rispondere a diverse forme di attacco. E’ anche la parte più difficile da costruire in un castello di sabbia.


Metapirgio: secondo il teorico antico Filone di Bisanzio rappresentava il tratto di cortina "ottimale" compreso tra due torri contigue usate per il tiro di fiancheggiamento con archi: corrispondeva a 40 braccia (m. 16,20). Il termine viene spesso usato nel significato generico di distanza intercorrente tra due torri o bastioni di una cinta difensiva.


Mina: è un lungo cunicolo che dall’esterno si infiltrava fin sotto le mura del castello. Poi con un esplosivo si tentava il colpaccio! Questa tecnica fu usata a partire dal 1150 e risultò abbastanza efficace. Man mano che la galleria viene scavata, la volta viene puntellata con travi di legno avvolte da fascine e sterpaglie che, non appena completata l'operazione di scavo, vengono incendiati provocandone il crollo insieme al tratto di mura sovrastante.


Miliario: il famoso masso segnachilometri solitamente cilindrico posto sul ciglio della strada, ogni miglio di distanza (m. 1500 ca.). In verità questa è la cosiddetta Pietra Miliare, mentre il Miliario vero e proprio segnava la distanza tra il masso e Roma.


Mosaico: tipo di pavimentazione realizzata con tessere in pietra. Gli Arabi erano maestri nell’arte musiva. Un lusso da ricchi, ai tempi.


Motta: la motta è una collina artificiale eretta con il terreno di risulta proveniente dallo scavo del fossato. E sul punto più alto di questa neo collinetta si fabbricava una torre.

Municipia: i Romani chiamarono in questa maniera le città a cui imponevano alcuni obblighi pur lasciando loro certi diritti ed una certa indipendenza.

Mutatio: luogo di sosta lungo la viabilità in genere a distanze comprese tra le 5 e le 9 miglie romane (da 12 a 22 chilometri); si ritiene che avesse una funzione di appoggio alla mansio e fosse in posizione ad essa gerarchicamente inferiore con un rapporto di 6-8 mutationes per ogni tratto stradale compreso tra due mansiones; serviva in particolare per effettuare il cambio dei cavalli in appoggio al cursus publicus e comprendeva scuderie e stalle (stabula), magazzini (horrea) e tabernae per i viandanti.

Noce: particolare proiettile di legno, a forma ovale, che veniva lanciato con le balestre.

Onagro: antica macchina da guerra per il lancio di pietre e altri proiettili simili, più potente e distruttiva della catapulta. Ma anche un asino selvatico orientale!

Oppidum: agglomerato urbano fortificato, in epoca romana. Poteva ricevere il diritto municipale, da cui la trasformazione in municipia di originari oppida.

Palandra e bombarda: mortaio fuso insieme con il basamento e installato su navi, particolarmente idoneo per bombardare dal mare le città scavalcandone le fortificazioni.

Pagus: una delle circoscrizioni rurali in cui in età romana era suddiviso il territorio che dipendeva amministrativamente da un centro abitato di vario genere (arx, oppidum o urbs)
Pavese: scudo che infisso a terra riparava l’arciere o il balestriere.


Ponte Levatoio: un classico dei castelli cinematografici. Consiste in un tavolato in legno che permette di superare il fossato ed accedere alla porta d’ingresso, e difeso, a sua volta, da caditoie interne alle mura realizzate al di sopra dell’ingresso. Il ponte levatoio, si diffuse a partire dal XII secolo. Nella maggior parte dei casi risulta largo da 3 a 3,5 metri e alto poco più di 5, azionato da due “bolzoni.

Porta: è la parte più debole di un castello. Infatti i nostri manieri erano veramente inattaccabili ma da qualche parte si doveva pur entrare! Gli sforzi di tutti gli architetti militari dei tempi erano rivolti a cercare di dare una dignità difensiva la più efficace possibile alla porta d’ingresso. La chiusura delle porte viene assicurata, come in età romana, da un doppio ordine di cateratte manovrabili da un locale protetto ricavato sopra l'ingresso e di norma staccato ed inaccessibile alle guardie che, così divise dal grosso delle forze, non possono accordarsi tra loro per tradire gli ordini. Torri laterali, pivellini, caditoie…ostacolavano l’ingresso al nemico

Pusterla: diminutivo di porta, indica l’apertura di solito soltanto pedonale aperta nelle mura. Spesso laterale alle porte maggiori e con propria levatoia.

Quadrello: piccola freccia con estremità munita di quattro punte, generalmente scagliata da una balestra. Faceva male.

Rivellino: è un elemento difensivo avente la forma di un piccolo castello che difende la porta di accesso da urti e tiri frontali e fornisce lateralmente un ottimo tiro fiancheggiante per la difesa del fossato che domina. Compare verso la metà del XV secolo ed ha una caratteristica forma triangolare con torri agli angoli

Scarpatura: Opera difensiva consistente nell’integrazione o nel semplice accostamento di un muro inclinato alla base della cinta muraria di una città o di una fortificazione, allo scopo sia di rafforzarne le fondazioni ed aumentarne la stabilità strutturale sia, nello stesso tempo, di tenere a maggior distanza possibile dal perimetro murario torri d’assedio e scale nemiche. Le prime scarpe alla base di pareti esterne cominciano a comparire nel Trecento, per evitare che i proiettili colpiscano frontalmente il muro

Scudo: riparo metallico durante i combattimenti. Storicamente le sue forme variarono con il tempo: nei secoli XII-XIII era diffuso lo scudo normanno di forma triangolare che copriva tutta la persona; più tardi prevalse lo scudo gotico a triangolo equilatero le cui punte furono in seguito smussate fino a dargli una forma tondeggiante, talvolta quasi a semicerchio.
Nel rinascimento lo scudo decadde come arma funzionale e divenne semplice ornamento.
Può essere coperto anche da pellicce (negli stemmi più antichi).
Le figure naturali raffigurano elementi presi dal mondo reale e sono innumerevoli; tra le più frequenti: il leone, il cervo, l'aquila, il cavallo…
Le figure ideali sono rappresentazioni di mostri tratti dalla mitologia, dalla demonologia. Tra i più ricorrenti: il drago, il grifo (metà aquila e metà leone), la sirena, il liocorno (cavallo con barba di capra, coda di leone, zoccoli di toro e un lungo corno sulla fronte.

Spada: Basta la parola. La regina dei duelli a terra quando i cazzotti non bastavano. Lo "spadaro" medioevale, che costruiva una spada da combattimento, sapeva martellare la spada incandescente, a più riprese, usando una tecnica particolare, in modo da temprare il ferro fino a renderlo resistentissimo. L'acquirente aveva diritto a un collaudo prima di entrare in possesso dell'arma. Il collaudo normalmente usato ci fa capire quale robustezza avessero le armi di allora. La spada non deve rompersi nè piegarsi nel combattimento: diversi colpi violenti battuti di piatto contro lo spigolo dell'incudine dovevano quindi lasciare la lama integra, diritta.
Anche il taglio della spada deve conservarsi a lungo: colpi battuti di taglio contro l'incudine dovevano quindi lasciare il filo della lama intatto.

Statio: (vedi mansio)


Stemma: Stemma: lo stemma è il complesso di figure che, composte secondo determinate regole, vengono impiegate come contrassegno di persone o di enti. Fu, inizialmente, il vocabolo con cui i Greci denominavano la corona d'alloro o il ramo d'olivo dei supplicanti. Esso passò a Roma dove servì ad indicare le corone che si ponevano sul capo delle immagini degli antenati e per conseguenza venne a significare albero genealogico, stirpe, famiglia.
Queste figure diventano un segno araldico quando si iscrivono in uno scudo (prendono anche il nome di arma) e si riferiscono a un titolo nobiliare concesso dall'autorità sovrana.
Ogni stemma o arma si compone di uno scudo e di un elmo cui possono aggiungersi tutte le ornamentazioni dell'armatura (cimiero, svolazzi, manto, corona).
L'invenzione delle armi da fuoco e il conseguente disuso delle armature e degli scudi segnarono la decadenza degli stemmi come ornamento personale.
In Italia, a partire dal tardo Medio Evo e nel Rinascimento gli stemmi ornavano le porte, le mura e i palazzi nobili, dove erano collocati nell'androne d'ingresso, nella loggia del cortile, sulle pareti delle sale principali.

Strata o via strata: termine comune nella toponomastica medievale, spesso citato in documenti, con cui si identificano in genere percorsi stradali pubblici di primaria importanza, che potrebbero almeno in parte essere riferiti alla viabilità antica.

Tabula: tavola in genere di bronzo o di marmo, su cui era incisa un'iscrizione, da fissarsi su una parete di edificio pubblico; l'iscrizione conteneva testi in genere di carattere ufficiale, come leggi, registri del censo, editti, liste di proscrizione, liste di senatori o altri magistrati, contratti ed arbitrati.


Tenaglia: in genere qualsiasi opera difensiva convessa. Nel fronte bastionato distingue un antemurale basso destinato a difendere il piede della cortina e a incrementare la difesa radente del fossato; serve pure a coprire pusterle basse aperte sul fossato stesso (soccorso, sicurezza, ritorni offensivi sul nemico, vettovagliamenti, esploratori).

Terme Romane: Le terme romane sono famose in tutto il mondo. I nostri antenati prima si infilavano nel Calidarium ambienta riscaldato dall’acqua che scorreva bollente nell’intercapedine del pavimento e delle pareti; poi sostavano nel Tepidarium; e infine si rigeneravano, un pò raggrinziti, nel Frigidarium. Il popolo di Giulio Cesare adorava questi luoghi.

Tollenone: antica arma d'assalto.

Torre: è il simbolo dei castelli per eccellenza. Elemento difensivo posto agli angoli. Le torri erano raccordate tra loro dal camino di ronda. Potevano avere forma quadrata o circolare. Queste ultime non presentando piani di discontinuità (il cosiddetto angolo morto) permettono di ampliare il campo delle visuali e del tiro e di resistere meglio inizialmente all’attacco dell’ariete e delle grosse artiglierie da lancio e successivamente (XV secolo) all’impatto dei proiettili dei cannoni.

Tiro ficcante o piombante: qualsiasi tiro che si operi da sito più elevato su un attaccante; si contrappone al termine «radente» eseguito a livello.

Traditore: batterie in barbetta o in casamatta nascoste e anche sovrapposte in vari ordini scalati tra di loro nel tratto di fianco riparato dall'orecchione dei tracciati bastionati. Non visibili da chi avanzava sulla magistrale baluardo, fiancheggiavano la cortina e la faccia del baluardo attiguo e spazzavano il tratto di fossato a loro antistante. Lo sviluppo delle «tradire» si riduceva naturalmente quando, per la penuria di artiglierie, si disimpegnava la stessa funzione con archibugi o moschettoni da posta.

Vessillo: Il vessillo, o simbolo dell’esercito, veniva di norma posto alla cima delle aste. è di origine militare e risale alle civiltà più antiche.
Già gli Egiziani e i Persiani, e poi i Greci e i Romani, portavano i vessilli. Oltre al simbolo principale, ciascuna parte in cui erano suddivise le truppe ne aveva uno particolare.
Successivamente i vessilli, nel Medioevo, a partire dal secolo IX, vennero indossati dai guerrieri che li ponevano dapprima sullo scudo e poi anche sulla lancia, sull'elmo e in altre parti dell'armatura, servendosi di stoffe dipinte o ricamate.
Il più diffuso tra i vessilli medioevali fu la croce, usata nelle crociate: i Francesi la portavano rossa, i Tedeschi gialla, gli Inglesi bianca, i Fiamminghi verde

Vilicus: fattore della villa e del fundus, in genere di condizione servile


Thema: vedi introduzione (i Bizantini)
Chora
Civitas
Oppida
Terra et castrum
Polis
Municipia
Milite
Manazil

Crociate: Per duecento anni circa, dal 1095 al 1291, una serie di spedizioni, grandi e piccole, partirono dall’Europa dirette contro l’Asia e l’Africa musulmana. Poveri e ricchi, donne, vecchi, fanciulli, avventurieri e uomini di fede cucivano sui propri abiti una croce, e così i «crociati» partivano contro i Musulmani (gli infedeli per eccellenza) senza avere neppure una chiara idea di dove fossero questi infedeli e delle difficoltà cui andavano incontro. Cosa spingeva tutta questa gente?
In un continuo rinnovarsi e prevalere di questi motivi diversi, l’idea della crociata attraversa praticamente tutta la vita europea dell’epoca medioevale.
Per comprendere il fenomeno delle crociate è indispensabile rifarsi allo slancio conquistatore che in breve tempo aveva portato gli Arabi a minacciare l’esistenza stessa della civiltà occidentale. Già nei primi anni dell’ottavo secolo la Penisola Iberica era quasi per intero sotto il dominio dell’Islam, la cui espansione a stento i paladini di re Carlo riuscirono a fermare presso i Pirenei.
Cento anni più tardi fu la volta della Sicilia e dell’Italia meridionale: gli Arabi entrarono in Palermo nell’830, in Messina nell’842, in Bari nell’848.
Nello stesso tempo, ai confini orientali d’Europa, l’Impero bizantino era costretto a trattare sulla base di condizioni sempre più umilianti con i popoli orientali che ormai lo stringevano dappresso. Cominciò a sorgere in Europa il timore che l’avanzata araba stesse minacciando non solo la vita economica e politica, ma anche la fede religiosa dell’Occidente. Così iniziò la reazione contro i Musulmani insediatisi in Sicilia e nell’Italia meridionale.
Fu in Spagna che la reazione agli Arabi presentò un carattere nuovo di vera e propria crociata: per la prima volta alla lotta parteciparono anche schiere di soldati cattolici francesi accanto agli Spagnoli. Fu in Spagna dunque che nell’entusiasmo della reconquista (riconquista) di terre alla cristianità nacque l’idea di crociata come movimento soprannazionale in nome di una fede comune.
Sul finire del 1100 dunque il fervore antimusulmano aveva già dato i suoi frutti in Occidente. Ma proprio mentre la reconquista stava affermandosi in Spagna, la situazione ai confini orientali precipitò.
La regione che era stata teatro della vita e della predicazione di Cristo, la cosiddetta Terra Santa, mèta di pii pellegrinaggi cristiani, fino ad allora soggetta al dominio dei Fatìmiti, una dinastia musulmana d’Egitto, relativamente tollerante verso i Cristiani, fu conquistata nel 1070 dalla fanatica e intransigente setta musulmana dei Turchi Selgiuchidi che perseguitarono duramente i Cristiani.
La notizia arrivò in Europa mentre anche i Turchi lo stavano facendo muovendosi minacciosi verso Costantinopoli.
A questo punto intervenne la chiesa tramite Papa Urbano II, che vide in una grande spedizione popolare la soluzione definitiva dell’avanzata politica e religiosa dell’Islamismo. Attaccare l’Impero musulmano in Oriente significava, nella concezione del Pontefice, infliggere un colpo mortale a tutto il mondo arabo. Nella gigantesca impresa il Papa vedeva inoltre il mezzo per pacificare l’Occidente cristiano, unendone le forze in un’azione comune. Ma la vera grandezza di Urbano sta nel fatto che egli seppe dare uno scopo, un senso e un nome alle inquietudini sociali e religiose, al fanatismo mistico di certi strati popolari che già avevano originato numerosi atteggiamenti di riforma radicale della Chiesa, sfocianti spesso in vere e proprie eresie. Con la crociata, era la cristianità intera che, per la prima volta, veniva chiamata alla lotta, rispondendo alla sfida dell’Islam non più con azioni locali di difesa o di rappresaglia, ma con una guerra santa generale di carattere offensivo.
L’idea della crociata, proclamata da Urbano II nel Concilio tenuto a Clermont¬ Ferrand, in Francia, nel 1095, suscitò un entusiasmo indicibile. L’Europa intera rispose con slancio; Cristiani d’ogni ceto presero la croce, si fecero crociati.
I cadetti delle grandi famiglie, esclusi dalla successione e dai beni, videro nella crociata l'occasione per acquistare in Oriente quel prestigio che veniva loro negato in Occidente.
Inoltre, in molti Paesi d’Europa la pressione demografica andava facendosi eccessiva in rapporto alle limitate capacità produttive dei tempi. Specialmente la Francia pareva ormai troppo angusta per la sua popolazione. La crociata si presentava come la soluzione più immediata dei mali del popolo: non era l’Oriente il granaio della Terra? non era la Palestina la terra promessa in cui scorrono latte e miele? Accanto al miraggio della ricchezza per i nobili, vi era quello di condizioni migliori per tutti.
A tutto questo bisogna però aggiungere un profondissimo sentimento religioso diffuso soprattutto nelle classi più umili, una religiosità che permeava di sé tutta la vita individuale e sociale, per capire come fosse angoscioso per questi Cristiani medioevali l’idea che il sepolcro di Cristo fosse in mano degli infedeli, per capire l’entusiasmo con cui l’Europa rispose alla chiamata di Urbano Il.
Gerusalemme liberata:
la Prima Crociata (1096-1099)
1096 - Prende l’avvio la crociata dei «pezzenti». La guidano Pietro l’Eremita e Gualtiero Senza Averi. A Colonia si unisce a loro il monaco Gottschalk. Dopo una lunga marcia verso Costantinopoli, passano lo stretto del Bosforo.
Subiscono però una disfatta totale per opera dei Turchi di Nicea.
Nello stesso anno Goffredo di Buglione, duca della Bassa Lorena, giunge a Costantinopoli.
1097 - Giungono in Oriente gli eserciti di Roberto di Fiandra, Raimondo conte di Tolosa e Roberto il Guiscardo. Nicea si arrende. Le forze cristiane si disperdono però in imprese private.
1098 - Antiochia cade; Boemondo d’Altavilla, capo dei Normanni, ne diviene principe.
1099 - Gerusalemme è conquistata.
La « crociata dei pezzenti », benché fallita sul piano organizzativo e su quello militare, testimoniò con energia l’autenticità del suo sentimento ispiratore. Miglior successo arrise invece alla crociata aristocratica forte di oltre 300000 uomini, con la presa di Gerusalemme e la costituzio ne di un Regno
di Gerusalemme.
I crociati elessero co me re Goffredo di Buglione. Il pio Goffredo governò come «difen sore del sepolcro di Cristo» il Regno latino di Gerusalemme. A Goffredo successe Baldovino, suo fratel lo, al quale fu dato il titolo di re. Le terre conquistate però nel corso di un secolo fi nirono disgregate in una miriade di princi pati feudali.

Un amaro fallimento:
la Seconda Crociata (1147-49)

La caduta di Edessa nelle mani del sultano d’Egitto (il famoso Saladino) provocò l’organizzazione di una nuova spedizione.
1147 - Corrado III, imperatore del Sacro Romano Impero, e Luigi VII re di Francia partono alla testa della crociata, spinti dalla predicazione di Bernardo di Chiaravalle. Il doppio comando della schiera provoca però rivalità da giungere alla separazione dei due eserciti, che subiscono parecchi rovesci.
Visto l’insuccesso delle spedizioni, Corrado torna in Germania, Luigi si trasforma in pellegrino.
La seconda crociata si risolse in un amaro fallimento, che causò in Europa un’impressione grandissima, ma non spense l’ardore e l’entusiasmo religioso che animava i fedeli.

Contro il Saladino:
la Terza Crociata (1189-92)

La caduta di Gerusalemme nelle mani del Saladino, sultano d’Egitto, Siria e Mesopotàmia (21 ottobre 1187) dà origine alla terza crociata.
1189 - Federico Barbarossa, imperatore del Sacro Romano Impero e re di Germania, parte per la terza crociata. Ottiene una brillante vittoria a Iconio, ma muore ben presto, affogato in un fiumiciattolo turco, mentre lo attraversa a guado.
Nel contempo Riccardo Cuor di Leone, re d’Inghilterra, e Filippo Augusto, re di Francia, congiungono le loro forze in Sicilia e partono per la Terra Santa nel 1190.
1191 - Riccardo prende Acri. Filippo, malato, torna in Francia. Scaramuccia fra Riccardo, vincitore ad Arsuf, e il Saladino.


Al servizio di Venezia:
la Quarta Crociata (1202-04)
La quarta crociata fu indetta da papa Innocenzo III (1198-1216), uno dei più grandi papi medioevali, sostenitore della supremazia del potere papale su quello imperiale.
1202 - I crociati si riuniscono a Venezia. Venezia procura le navi ai crociati a patto che l’aiutino a conquistare Zara. Lo stesso doge Enrico Dandolo si mette alla testa della spedizione.
La crociata punta decisa verso la città di Zara, che i Cristiani riescono a conquistare.
La spedizione che, a questo punto, doveva dirigersi verso l’Egitto, viene invece deviata verso l’Impero bizantino nel tentativo di riunificare religiosamente l’Europa cattolica all’Impero bizantino di fede ortodossa. I crociati giungono a Costantinopoli.
1204 - La città, dapprima presa pacificamente, viene sottoposta ad assedio, saccheggiata e incendiata. La crociata si conclude senza aver toccato la Terra Santa.
La quarta crociata si ridusse dovunque, in pratica, a una guerra privata dei Veneziani.
I crociati vi sostennero il ruolo di mercenari conquistando dapprima Zara, la più temibile concorrente di Venezia nell’Adriatico, e poi la stessa Costantinopoli. Sui resti di Costantinopoli venne proclamato l’Impero latino d’Oriente, con a capo Baldovino di Fiandra. Venezia trasse i maggiori vantaggi da questa sbalorditiva crociata riuscendo ad assicurarsi il dominio su gran parte dei porti e delle isole dell’Egeo e dello Ionio.


Le ultime Crociate

La quinta e la sesta crociata, bandite per riparare alla vergogna della precedente, ebbero luogo nel 1217 e nel 1228. Protagonista di entrambe fu Federico Il di Germania. Nel 1217 infatti il Pontefice Onorio III aveva imposto all’imperatore Federico II una crociata in cambio l’aiuto prestatogli nella lotta per la nomina a imperatore. Ma Federico Il indugiava con varie scuse e perciò partì un primo gruppo di crociati guidato da Leopoldo VII d’Austria, Andrea Il d'Ungheria e dal Conte di Brienne. I crociati, giunti in Egitto e presa Damietta, attesero però invano l’arrivo di rinforzi capeggiati da Federico Il. La spedizione dovette abbandonare l’impresa.
Il pontefice, scandalizzato dalla condotta di Federico II, lo scomunicò.
L’imperatore fu allora costretto a partire cro ciato, ma il suo spirito non era propriamente «crociato». Federico Il trattò con «l’infedele» e ottenne, senza colpo ferire, dal sulta no d’Egitto, Gerusal emme e i luoghi santi per dieci anni. Ma la sete di rivincita del mondo cristiano non poteva appagarsi con i patteggiamenti, per cui il papa Gregorio IX denunciò il trattato come un insulto a tut ta la cristianità rifiutandosi di ratificarlo. Nel 1244 Gerusalemme tornava ai Turchi. Ultimo animatore del languente ideale delle crociate fu il re di Francia Luigi IX, che organizzò le ultime due, entrambe risoltesi in un disastro. Nel corso della prima, sbarcato in Egitto, fu sconfitto a Mansura e, preso prigioniero, dovette pagare un grosso riscatto (1248-50).
La seconda gli fu fatale: rimase infatti vittima di un attacco di dissenteria presso Tunisi.
Con la sua morte si concludeva anche l’epoca delle crociate.

Conseguenze delle Crociate

Non vi è dubbio che dal punto di vista strettamente militare le crociate si siano risolte in un completo fallimento: le conquiste dei soldati latini ebbero vita stentata ed effimera; dopo due secoli di lotta i Musulmani tenevano ancora saldamente l’Asia Minore. Contribuì molto a questo fallimento il fatto che ebbero il sopravvento gli interessi particolari dei vari prìncipi. Eppure la loro influenza si fece sentire con riflessi notevoli nei più svariati campi della vita europea. Il feudalesimo usciva indebolito dalle crociate: le enormi spese delle spedizioni avevano costretto i signori feudali a ipotecare le loro proprietà o a cederle a banchieri, al re, alla Chiesa. In cambio di denaro molte città e moltissimi contadini avevano riscattato i loro obblighi feudali. Migliaia di servi avevano lasciato la terra per non più tornarvi. Il prestigio della Chiesa romana era stato accresciuto dal felice esito della prima spedizione; le successive lo diminuirono progressivamente. La fede incorrotta del Medio Evo ricevette un fiero colpo: si argomentava che l’insuccesso delle crociate non giustificava più la pretesa del papa di essere il rappresentante di Dio in terra. Se le coscienze erano turbate, il commercio in compenso ricevette un mirabile impulso. Le flotte delle Città marinare italiane, di Marsiglia, di Barcellona, importavano i raffinati ritrovati della civiltà orientale, mentre spezie, seta, zucchero, gemme, profumi invadevano l’Europa. Si stesero mappe accurate delle coste asiatiche; cereali, alberi da frutta, piante di ogni genere, mal note in Occidente, vennero importate e coltivate su larga scala. Le scienze e le arti fecero tesoro dell’abilità e dell’esperienza dei Musulmani e anche i cronisti cristiani appresero a parlare con nuovo rispetto della civiltà araba. Inoltre, in seguito all’impulso che il commercio ricevette, si verificò un miglioramento del tenore di vita. Creatura del Medio Evo religioso e guerriero, l’idea di crociata si spense nel fervore di una rivoluzione civile ed economica, primo segno del Rinascimento.

 

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