L'ENTROBOLARIO
IL DIZIONARIO DELL'ENTROTERRA

 

Edrisi

 

Abu ‘Abd Allah Muhammad al-Idrisi, detto anche Edrisi, El Edrisi, Ibn Idris, Hedrisi o al-Idrisi (Ceuta, 1099 circa – Sicilia-Ceuta ?, 1164 circa), è stato un geografo e viaggiatore arabo. Dopo aver viaggiato per tutti i paesi del mar Mediterraneo, giunse in Sicilia e si stabilí a Palermo presso la corte normanna di re Ruggero II, intorno al 1145.

Note biografiche su di lui sono rare forse in ragione del fatto che presso i biografi Arabi il Nostro ebbe considerazione di rinnegato avendo lavorato alla corte del Re cristiano e scrivendo in suo onore . Le circostanze che lo condussero in Sicilia alla corte di Ruggero II non sono note ma l'arrivo di Idrisi a Palermo coincide con un fecondo periodo di colloquio culturale fra Cristianità ed Islàm auspice proprio Ruggero II, il quale dischiuse la corte a forme di vita di pensiero e di costume cui avevano dato impulso nell'isola gli Arabi nel periodo precedente alla dominazione normanna.
I maggiori contributi Idrisi li diede relativamente alla conoscenza delle piante medicinali presentati in numerosi volumi, in special modo Kitab al-Jami-li-Sifat Ashtat al-Nabatat. Egli studiò e passò in rassegna tutta la letteratura all'epoca esistente sulle piante medicinali, formandosi l'opinione che molto poco fosse stato aggiunto a questa branca della conoscenza rispetto a ciò a cui erano già pervenuti gli antichi Greci. Egli perciò si applicò a catalogare piante e dati ad esse riferite, con particolare riguardo per le piante medicinali. In tal modo un largo numero di nuove essenze furono rese disponibili alla pratica medica del tempo. Il frutto dei suoi studi fu trasferito nei testi in cui i nomi delle piante vennero riportati in Siriaco, Greco, Persiano, Hindi, Latino e Berbero.

 

Un geografo arabo alla corte di Ruggero


La fama di Idrisi e la sua competenza è probabile giungessero all'attenzione di Ruggero il Re Normanno di Sicilia, che lo invitò a produrre una mappa del mondo aggiornata. Idrisi si applicò a tale compito con meticolosità e cura scientifica, combinando le conoscenze proprie con quelle apprese nel corso degli anni attraverso gli studi.
Fu allestito allora un planisfero d'argento del peso di circa 400 chilogrammi, e del diametro di circa 6 metri, andato poi sfortunatamente perduto, sul quale furono segnati i continenti, i laghi i fiumi, le vie, le maggiori città, le pianure e le montagne, previa suddivisione in latitudini e longitudini a delimitare sette zone climatiche.
Il tutto poi fu descritto nel Al-Kitab al-Rujari (Il Libro di Ruggero), ovvero Nuzhat al-Mushtaq fi Ikhtiraq al-Afaq (Il diletto di chi è appassionato per le peregrinazioni a traverso il mondo) di cui riportiamo qui la parte relativa alla descrizione della Sicilia collocata nel quarto clima, secondo compartimento.
Questa è una Enciclopedia Geografica del tempo, contenente informazioni non solo sull'Asia e sull'Africa ma sulle terre d'occidente, accompagnata da dettagliate mappe.
In seguito Idrisi per Guglielmo II compilò un'altra enciclopedia geografica intitolata Rawd-Unnas wa-Nuzhat al-Nafs , conosciuta anche come Kitab al- Mamalik wa al-Masalik.
Qui sono raccolte 73 mappe in forma di atlante Le descrizioni di Idrisi del Niger sopra Timbuktu, del Sudan, e delle fonti del Nilo sono notevoli ancora oggi per la loro accuratezza.
In particolare Idrisi corresse l'idea che l'Oceano Indiano fosse chiuso e che il Mar Caspio fosse solo un Golfo dell'Oceano, i tracciati di molti fiumi e l'andamento delle catene montuose

Oltre che di geografia e botanica Idrisi si occupò di fauna , zoologia, e medicina ma rimane universalmente noto come geografo e si ritiene abbia superato nella fama in Europa gli altri geografi Arabi, in quanto avendo operato in Sicilia, crocevia degli scambi al centro del mediterraneo, le sue carte siano state di indubbia utilità per i navigatori che qui da ogni parte confluivano.
Il suo lavoro fu presto tradotto in Latino e in particolar modo i suoi libri di geografia rimasero popolari all' Est ed all' Ovest per parecchi secoli.
Fin dal 1592 la Tipografia Medicea di Roma stampò un compendio dell'originale (Libro di Ruggero), già tradotto in latino agli inizi del secolo XVII.
Si racconta infine che Cristoforo Colombo abbia usato le carte originali di Idrisi nel progettare la spedizione che avrebbe portato alla scoperta dell'America.

 


Il "Libro di Ruggero"
(clicca e leggi l'edizione integrale)

Il mappamondo di Idrisi nella riproduzione per il re Ruggero di SiciliaNel 1154 realizzò un planisfero, inciso su una lastra d'argento, purtroppo distrutto perché predato in occasione d'una sommossa contro il sovrano normanno Guglielmo I di Sicilia nel marzo 1161 e fuso. A questo s'accompagnava un famoso libro di geografia, Il sollazzo per chi si diletta di girare il mondo (Kitab nuzhat al-mushtaq fi ikhtiraq al-afaq), ossia il libro di Ruggero (Kitab Rugiar o Kitab Rugiari), finito verso il 1154 ed edito in 9 tomi in Italia, all'Istituto Universitario Orientale di Napoli (oggi Università degli studi di Napoli "L'Orientale") fra il 1970 e il 1984.

L'opera, che è un'eccezionale testimonianza della cultura geografica del XII secolo, mostra come le conoscenze geografiche d'Idrisi travalicassero di gran lunga quelle dell'epoca e contiene tutte le informazioni raccolte nel corso dei suoi viaggi attraverso il Mediterraneo, nonché i resoconti dei viaggiatori siciliani.

Morì molto probabilmente in Sicilia nel 1165 circa.

 

Il mondo secondo Edrisi.
Sopra l'originale del 1150 circa e sotto una copia del XV secolo

 

 

 

[Il regnum di Sicilia e Palermo]

Dalla "Biblioteca arabo-sicula" di Michele Amari


(Della Sicilia). Dopo il già detto ci resta a trattare della celebre isola di Sicilia, ricordare particolarmente le sue regioni; descrivere il suo territorio a luogo a luogo; noverare le sue glorie ed esporre i pregi di essa, con poche parole e molte idee: [alla quale opera ne accingiamo] con l'aiuto del sommo Iddio. Diciam dunque che l'isola di Sicilia è la perla del secolo per abbondanza e bellezze; il primo paese [del mondo] per bontà [di natura, frequenza di] abitazioni e antichità [d'incivilimento]. Vengonvi da tutte le parti i viaggiatori e i trafficanti delle città e delle metropoli, i quali tutti ad una voce la esaltano, [attestano] la sua grande importanza, lodano la sua splendida bellezza, parlano delle sue felici condizioni, degli svariati pregi che si accolgono in lei e dei beni d'ogni altro paese [del mondo] che la Sicilia attira a sé. Nobilissime tra tutte le altre [che ricordi la storia, furono] le sue dominazioni; potentissime sopra tutt'altre le forze che i [Siciliani prostrarono] chi lor facesse contrasto. E veramente i re della Sicilia vanno messi innanzi di gran lunga a tutti gli altri re, per la possanza, per la gloria e per l'altezza de' proponimenti.
Correndo l'anno quattrocencinquantatrè dell'egira (1061) conquistò i principali paesi della Sicilia, ed, unito ai suoi commilitoni, domò i prefetti usurpatori e le milizie di essa, il re illustrissimo, il nobilissimo eroe, ridottato per la sua possanza, eccelso nella sua gloria, Ruggiero figliuol di Tancredi, discendente dall'eletta dei re Franchi. Il qual Ruggiero non posò dallo sbaragliare le turbe accozzate da' prefetti dell'isola, dal soggiogare i tiranni che la difendeano, dallo spargere le gualdane contr'essi notte e dì, dal colpirli con diverse maniere di morte e di sterminio, né dal lavorare addosso a loro col taglio delle sciabole e con la punta delle vibrate lance, finché non insignorissi di tutta l'isola. Ei l'occupò, la domò, la conquistò a pezzo a pezzo; se ne impossessò ed espugnò l'una dopo l'altra le sue piazze di confine: e ciò nel corso di trent'anni. Ma fattosene signore e assodatovi il trono della sua regia potestà, egli bandì giustizia ai popoli dell'isola; confermò loro l'[esercizio di] loro religioni e loro leggi; concesse a tutti sicurtà della vita e delle sostanze [per loro, per] le famiglie e per la loro discendenza. Per tal modo ei governò il rimanente della sua vita, finché nol raggiunse il termine fatale, e non gli arrivò il giorno prefisso. Egli morì l'anno quattrocentonovantaquattro (nov. 1100 ad ott. 1101) in provincia di Calabria, nella rôcca di Mileto e quivi fu sepolto. Ha ereditato il regno e tienlo, dopo di lui, il suo figliuolo, il temuto re che porta il medesimo nome e segue le orme sue, Ruggiero secondo. Il quale ha tenuto su il principato, adorno il regno, esaltato il poter dello Stato, e consacrata alle faccende pubbliche quella penetrante vigilanza e quell'opera zelante che esse richieggono. E con ciò ha osservata la giustizia, mantenuta la sicurezza, esercitata la clemenza; tanto che i principi s'inchinano a prestargli ubbidienza; prendono apertamente la divisa di partigiani e seguaci suoi; gli consegnano le chiavi de' proprii paesi; ed accorrono a lui da ogni banda, bramosi di mettersi al coperto nel suo reame e di riposare sotto l'ombra della sua lealtà e benignità. Il suo regno è divenuto ogni giorno più illustre, più possente e più rinomato, infino all'istante che noi dettiamo il presente libro.
Ritornando a discorrere della Sicilia [replichiamo] ch'è regione di gran momento, con vaste province, molti paesi, infinite bellezze e pregi singolari: talché se prendessimo ad annoverare partitamente le sue qualità e discorrere le sue condizioni paese per paese, [tenteremmo] opera assai malagevole da non condursi [a termine] senza grandissima difficoltà. Pertanto recheremo qui, a Dio piacendo, alcune brevi notizie, che varranno a darne un cenno e ci faranno conseguire lo scopo al quale miriamo.
Diciamo dunque che, al tempo in cui scriviamo, il principe di cotesta isola, il ridottato re Ruggiero, vi possiede centotrenta paesi tra cittadi e rôcche; senza contar le massarie, né i casali, né le case rurali. Incominceremo dai paesi marittimi, de' quali tratteremo esclusivamente, limitandoci ad essi, senza accennare a nessun altro; e quando [fornito tutto il circuito] saremo ritornati al punto delle mosse, prenderemo a descrivere, posto per posto e luogo per luogo, i paesi, le fortezze e i distretti vasti e popolati dell'interno dell'isola: ciò con l'aiuto e sostegno del sommo Dio.
Prima del novero Balarm (Palermo) la bella e immensa città; il massimo e splendido soggiorno; la più vasta ed eccelsa metropoli del mondo; quella che [a narrarne] i vanti non si finirebbe quasi mai; [la città ornata] di tante eleganze; la sede dei re ne' moderni e negli antichi tempi. Da lei moveano già alle imprese le armate e gli eserciti, a lei ritornavano, nella stessa guisa che oggidì. Giace in riva al mare, nella parte occidentale [dell'isola]: circondala grandi e alte montagne; [contuttociò] la sua spiaggia è lieta, aprica, ridente. Ha Palermo edifizii di tanta bellezza che i viaggiatori si mettono in cammino [attirati dalla] fama delle [meraviglie che quivi offre] l'architettura, lo squisito lavorìo, [l'ornamento di tanti] peregrini trovati [dell'arte].
Dividesi la città in due parti: Qasr ("castello, cassaro")3 e borgo. Il Cassaro è quell'antica fortezza sì rinomata in ogni paese e in ogni regione. Abbraccia tre contrade; delle quali quella di mezzo è frequentatissima di torreggianti palazzi ed eccelsi e nobili ostelli, di moschee, fondachi, bagni, e botteghe de' grandi mercatanti. Né mancano alle rimagnenti due contrade degli alti palagi, de' sontuosi edifizii, de' fondachi, de' bagni in gran copia. Nel medesimo [Cassaro] sorge la moschea gâmic (cattedrale) che fu un tempo chiesa cristiana e in oggi è ritornata [al culto] al quale dedicaronla gli antichi. Mal potrebbe immaginarsi quanto è bello in oggi questo [monumento], pei capricci dell'arte, i peregrini lavori, le rarità e le nuovissime specie di figure, dorature, colori ed [ornati] calligrafici.
Il borgo è [a dir propriamente] un'altra città, che d'ogni parte circonda l'antica. Quivi la [seconda] città vecchia che s'addimanda 'Al Hâlisah ("l'eletta" in oggi la Kalsa), nella quale al tempo [che dominarono] i Musulmani soggiornava il sultano co' suoi ottimati4 e v'era la Bâb 'al bahr ("porta del mare") e l'arsenale addetto alla costruzione [del naviglio].
D'ogni intorno alla capitale della Sicilia [il terreno] è solcato d'acque e n'erompon delle fonti perenni. Palermo abbonda di frutte; i suoi edifizii e le sue eleganti villette confondon chi si metta a descriverle ed abbagliano gli intelletti. A dirla in una parola, questa città fa girare il cervello a chi la guarda. Il Cassaro sopraddetto è dei più vasti ed alti [di muro che trovinsi al mondo e tale] da non potersi espugnare per battaglia, né occupare per colpo di mano.
Nella parte più elevata di questo Cassaro, il ridottato re Ruggiero ha una cittadella nuova, fabbricata di pietruzze dure da mosaico e di grandi pietre da taglio, delineata con le regole dell'arte, munita d'alte torri, ben afforzata di vedette5 e di pugnacoli, [comoda] per palazzine e sale ben costruite; notevole per le decorazioni architettoniche, pei mirabili e peregrini ornati di calligrafia e per le immagini eleganti d'ogni maniera che vi sono raccolte. [Di tutta la città] i passaggieri attestano lo splendore; levanla a cielo i viaggiatori, [anzi] dicono a dirittura che non [trovansi al mondo] edifizii più mirabili che que' di Palermo, né siti più eletti che i suoi luoghi di delizia: e che i suoi palagi sono i più nobili, le sue case le più piacenti [che uom possa vedere].
Il borgo che circonda il Cassaro vecchio del quale abbiamo detto, occupa grande area di terreno. È pieno di fondachi, case, bagni, botteghe, mercati, e difeso da muro, fosso e riparo. Dentro cotesto borgo son molti giardini; bellissimi villini e canali d'acqua dolce e corrente, condotta alla città dai monti che cingono la sua pianura.
Fuor del lato meridionale del borgo scorre il fiume Abbâs (l'Oreto), fiume perenne, sul quale son piantati tanti molini da bastare appieno al bisogno [della città].


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