L'ENTROBOLARIO
IL DIZIONARIO DELL'ENTROTERRA

 


LE SEPOLTURE DURANTE L'ETA' DEI METALLI

(Scheda redatta da: Ignazio Caloggero)

Nell’Eneolitico la sepoltura di tipo individuale è sempre meno utilizzata a favore di quella collettiva, a questo scopo vengono utilizzate le grotte naturali o grotticelle scavate nella roccia, come è il caso delle sepolture trovate a Piano Arceri, poco lontano da Pedalino e a Calaforno vicino Giarratana. In alcune sepolture collettive è stato riscontrato un utilizzo continuativo della camera sepolcrale che rimaneva accessibile. A volte i resti delle deposizioni precedenti venivano spinti di lato oppure tolti del tutto per procedere a nuove sepolture.

In Sicilia la tomba a grotticella costituisce, anche se con qualche variazione architetturale, il tipo di tomba più frequente sino alla colonizzazione greca.


In questo tipo di tombe la camera sepolcrale è costituita da una grotticella scavata nella roccia, ed è spesso preceduta da una specie di anticamera o corridoio. Nel suo insieme costituivano una struttura tale da farle assomigliare ad alcuni tipici forni dei contadini siciliani. Per questo motivo gli archeologi hanno usato il nome di “grotticelle a forno” o “tombe a forno”. Le tombe a forno sono probabilmente di origine orientale, come indicherebbe il ritrovamento di tombe con queste caratteristiche trovate in Palestina, nel Peloponneso e a Creta.

Filpporto, Pantalica

In una fase iniziale le tombe a forno sono destinate a sepolture singole, successivamente saranno utilizzate per sepolture collettive[2], probabilmente a causa dell’aumento della popolazione. Casi di tombe collettive si hanno in Contrada Paolina nel ragusano già citata al proposito del periodo neolitico dove sono stati individuati 50 individui e in località Piano Arceri tra Mazzarrone e Acate.

In alcuni casi il rito funebre prevede che il corpo del defunto venga adagiato su un letto di ocra rossa come è testimoniato in contrada Pozzi nel siracusano.

Durante il Bronzo Antico il rituale funerario è vario, a testimonianza di una stratificazione che non è solo di tipo socio-economico ma anche culturale, conseguenza di intensi scambi sia verso l’Egeo sia verso l’Italia continentale. Si assiste a volte ad una pratica tipica dei popoli indoeuropei: l’incinerazione. Un esempio di questo tipo si ha a Lipari dove in una necropoli in contrada Diana sono state individuate una trentina di tombe in cui le ceneri dei defunti sono deposte in urne, alcune con vasetti di corredo, collocate in una fossa del terreno[3]. In una isoletta vicino, a Filicudi, risulta presente il rito dell’inumazione in anfratti naturali. Oltre alle sepolture in grotta continua l’uso delle grotticelle artificiali (Castelluccio, Sabucina, Ragusa Ibla, Paraspola, Cava dei Servi), anche se si assiste, a volte, ad una loro elaborazione verso quelle che vengono chiamate le tombe micenee ad alveare, ovvero grotticelle scavate nella roccia e situati in posti difficilmente accessibili, a più filari e simili a tanti finestrini posti l’uno accanto all’altro.

Di notevole interesse è considerata la necropoli di Castelluccio (Noto) costituita da quasi duecento tombe del tipo “tombe a forno” dove alcune erano chiuse da portelli di pietra, tre in particolare, sono considerati eccezionali in quanto scolpiti con figure antropomorfe e motivi spiraliformi costituiscono una rara testimonianza di scultura indigena della Sicilia preistorica.


Portale tombale di Castelluccio e tomba di castelluccio con pilastri


I portelli di Castelluccio presentano, secondo Luigi bernabò Brea, una certa analogia con le sculture dei templi maltesi dell’età di Tarxien[4] Un’altra tomba considerata anch’essa eccezionale era preceduta da un portico con quattro pilastri ricavati nella roccia.

Un tipo di sepoltura poco usato in Sicilia è quello che si basa sui dolmen, tombe a strutture megalitiche costituite da due o più elementi monolitici aventi funzione di pilastri sui quali viene appoggiata una pesante lastra di pietra. Esempi di sepolture megalitiche si hanno soprattutto negli Iblei in Contrada Paolina, Monte Racello, Cava dei Servi e Cava Lazzaro,

 

In certi casi, come a Naxos e Milazzo, accanto alle sepolture in grotticelle si assiste all’inumazione entro phitos. I Phithoi erano dei grandi vasi per derrate, posti in posizione orizzontale o verticale, furono utilizzati soprattutto per la sepoltura di bambini e a volte anche per gli adulti.

Verso il Bronzo medio aumentano i casi di inumazione entro pithos, casi di questo genere sono stati individuati nelle isole Eolie ed una necropoli di circa 50 sepolture è stata individuata in località Caravello (Milazzo). Il rito più diffuso è comunque quello che prevede la sepoltura collettiva in grotte naturali o grotticelle artificiali. Alcune delle camere sepolcrali delle grotticelle, come è il caso di Milena e S. Angelo di Muxaro, presentano delle nicchie laterali e una volta tondeggiante a cupola assomigliando così alle “tholos” egeo-micenee


Urna cineraria fenicia e Pithos di Cnosso

Nel bronzo finale il rito dell’incinerazione è molto diffuso. Testimonianze si hanno a Lipari, Milazzo e a Paternò dove in contrada Piano della Fiera fu rinvenuta nel 1962 un’urna-cinerario con ciotola-coperchio[5].

Le sepolture della necropoli di Milazzo sono assimilabili per cultura ai “campi di urne” presenti in gran parte dell’Europa nel XII sec. a.C. Centro della cultura dei “campi di urne” è quella regione dell’Europa corrispondente oggi ai territori della Polonia e della Cecoslovacchia. In questo tipo di cultura i morti venivano cremati e le ceneri deposte poi in urne coperte da una specie di scodella. L’urna veniva poi sepolta quasi a livello della superficie del terreno. I campi di urne di Milazzo risultano del tutto simili a quelli rinvenuti a Pianello di Genga nelle Marche e a Timmari in Puglia. In Sicilia l’uso dei campi di urne è da attribuire agli Ausoni.

L’inumazione in grotte artificiali è comunque presente in quasi tutta l’isola.

 

 

 

 

Ad Arcosolio

Arcosoli ad Akrai

 

L'arcosolio (arcosolium) è una tipologia architettonica usata per monumenti funebri.

Tipica delle catacombe romane, è costituita da un sarcofago o da una tomba chiusa da lastre di marmo o in muratura, inserita in una nicchia sormontata da un arco a tutto sesto, in genere scavata nel tufo della parete. La sepoltura occupava interamente la parte inferiore della nicchia, e lo spazio che si veniva a creare sotto l'arco, la lunetta, veniva spesso decorato con pitture.

A partire dal XIII secolo questa tipologia venne ripresa per le sepolture nelle pareti delle chiese, sormontata da una arco ogivale e con il defunto ritratto da una scultura della sua persona, spesso disteso sul sepolcro, ma in casi più rari in posizione orante.

Nel Rinascimento l'arco divenne a tutto sesto e numerosi artisti usarono questa tipologia, come nelle tombe di Leonardo Bruni di Bernardo Rossellino o quella di Carlo Marsuppini di Desiderio da Settignano, entrambe poste nella Basilica di Santa Croce a Firenze.

 

 

A Tholos

Le tombe Thòlos (al plurale Tholoi), dette anche tombe Beehive, sono delle strutture appartenenti alla tarda età del bronzo nonché sepolcri micenei o monumenti funerari della media età del bronzo.

Le prime tombe costruite in pietra vengono chiamate anche beehive (alveare), sono situate in Oman, e vennero costruite accatastando pietre piatte originarie delle formazioni geologiche. Vengono datate intorno al 3.500 a.c., un periodo in cui la penisola araba era soggetta a molte più precipitazioni rispetto alla situazione attuale, ed era culla di una fiorente civiltà in quello che ora è diventato un deserto, ad ovest della catena montuosa che costeggia il Golfo dell'Oman. Non sono mai stati recuperati reperti da queste tombe, nonostante sembri l'unico motivo attribuibile alla loro costruzione.

Dopo il 1500 a.c. l'uso di questi monumenti ebbe un'improvvisa crescita. Erano formati da archi in pietra e da cumuli di pietre impilati fino al culmine della costruzione. Solitamente contenevano più persone sistemate sul pavimento, ma anche su altari, nelle buche o su panche costruite scavando la roccia, e con una gran quantità d'addobbi funebri. Dopo la sepoltura, l'entrata veniva riempita con terriccio, lasciando visibile solo una piccola collinetta, e coprendo il resto.

Tomba detta di Cocalo, Sant'Angelo Muxaro

La struttura in tre parti non è sempre chiara nei primi esempi di tholos (ad esempio a Voidhokoilia), ma con il tempo quest'arte architettonica acquisto a Messenia la separazione in camere, stomion e dromos (lunghi corridoi a cielo aperto). Le stanze, così come l'ingresso, venivano costruite in muratura, anche nei primi esemplari, e la loro grandezza era un indice per comprendere la potenza del personaggio contenuto. I dromo venivano spesso ricavati da blocchi di pietra, come si può notare anche nei tholos di Micene. Negli edifici più recenti tutte le parti venivano erette utilizzando delle pietre finemente tagliate in forma quadrata.

L'abbondanza di questo genere di tombe potrebbe indicare che il loro uso non era riservato solo ai nobili, nonostante la loro dimensione richiedeva una superficie di circa 10-15 metri di diametro, ed altrettanti d'altezza. Il costo era elevato, il che potrebbe far pensare a delle commissioni reali. Le tombe più imponenti, e quelle che contenevano i tesori più preziosi, sono quelle erette nella tarda età del bronzo in Grecia, anche se sono state ripetutamente vittime dei tombaroli. Tra le tombe più famose vi sono quelle di Atreo e di Clitennestra, datate intorno al quindicesimo secolo a.c.

Si possono ricordare anche alcuni esempi di queste formazioni nella Civiltà etrusca, in cui vennero aggiunte le decorazioni grafiche all'interno.


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