L'ENTROBOLARIO
IL DIZIONARIO
DELL'ENTROTERRA
Storici
e geografi
che si sono occupati nei loro scritti della Sicilia; in ordine
cronologico con l'opera che si occupa della Sicilia e quindi una breve biobibliografia
dell'autore
Ecateo
di Mileto: 500 a.C., ca
(clicca sull'immagine per ingrandirla)
Ecateo di Mileto (Mileto, ca 550 a.C. – ca 476 a.C.), è stato un geografo e storico greco antico.
Ecateo di Mileto, visse attorno al 500 a.C. e fu tra i primi autori di scritti di storia e geografia in prosa del mondo greco. I logografi erano uomini che viaggiavano molto e descrivevano i paesi che visitavano nei loro vari aspetti: cultura, storia, geografia del luogo in cui vivevano, tradizioni, usi, costumi, religione.
Grazie ai suoi numerosi viaggi lungo l'ecumene, la terra abitata conosciuta allora e formata dall'impero persiano, dalla Grecia, dall'Egitto, dal bacino del Mediterraneo, egli disegnò una carta geografica che perfezionava quella di Anassimandro e fu autore di una Periégesis, forse conosciuta da Erodoto. Essa rappresenta la fase intermedia tra poesia epica e storiografia.
Figlio di Egesandro, aristocratico, si vantava, secondo quanto racconta Erodoto (Storie, II, 143), di avere avuto, nella propria genealogia, un dio per antenato della sedicesima generazione.
Sempre
Erodoto (Storie, V, 36) racconta che al tempo della rivolta delle città
ioniche contro i persiani (500 a.C. – 494 a.C.) Ecateo consigliò
di costruire una flotta utilizzando il tesoro del tempio dei Branchidi per poter
combattere con successo e fu poi tra gli ambasciatori che trattarono la pace
col satrapo Artaferne; anche questo episodio mostrerebbe la sua spregiudicatezza
e la sua noncuranza per ciò che allora era considerato sacro e inviolabile.
Le Genealogie (Geneelogiai) sono un’opera in 4 libri di natura storica,
con un’esposizione di avvenimenti mitici ordinati cronologicamente per
generazioni – una generazione corrisponde a circa quarant’anni.
Probabilmente Ecateo considerava il periodo dai deucalionidi, i discendenti
di Prometeo, ad Eracle. Restano una trentina di frammenti dai quali non si può
ricavare carattere e distribuzione della materia trattata anche se sono considerate
un tentativo di razionalizzare gli elementi mitici della storia primitiva della
Grecia. Nel II libro erano narrati alcuni miti di Eracle e nel IV delle leggende
milesie.
Restano frammenti anche del Giro della Terra (Periegesis), opera di natura geografica, pubblicata alla fine del VI secolo, in due libri riguardanti l’Europa e l’Asia, una descrizione di luoghi visitati, con indicazione delle distanze e osservazioni etnografiche: secondo Erodoto, disegnò una carta geografica che rappresentava la Terra come un disco rotondo circondato dall'Oceano, concezione del resto a lui anteriore.
Erodoto: Storie (450 a.C. ca)
« Poiché, se si proponesse a tutti gli uomini di fare una scelta fra le varie tradizioni e li si invitasse a scegliersi le più belle, ciascuno, dopo opportuna riflessione, preferirebbe quelle del suo paese: tanto a ciascuno sembrano di gran lunga migliori le proprie costumanze. » (Erodoto, Storie - libro III, 38)
Erodoto (Herodotos; Alicarnasso, 484 a.C. – Thurii, 425 a.C.) è stato uno storico greco antico, famoso per aver descritto paesi e persone da lui conosciute in numerosi viaggi. In particolare ha scritto a riguardo dell'invasione persiana in Grecia nell'opera Storie (Istoriai).
È ritenuto il "padre della storia" in quanto, nella sua opera delle "Storie" che in greco significa inchiesta/ricerca, cerca di individuare le cause che hanno portato alla guerra fra le poleis unite della Grecia e l'impero persiano ponendosi in una prospettiva storica, utilizzando l'inchiesta e diffidando degli incerti resoconti dei suoi predecessori.
È considerato anche il "padre dell'etnografia" grazie alle sue descrizioni dei popoli cosiddetti barbari (Persiani, Egiziani, Medi e Sciti) che, seppur con molte inesattezze, mostrano un pensiero aperto ed una grande capacità d'osservazione. Questa apertura mentale e curiosità verso culture non greche può essere spiegato pensando al luogo di nascita dello storico. Alicarnasso era, infatti, una città greca dalle varie tradizioni ed in forte contatto con il mondo barbaro. La stessa biografia dello storico porta il segno di questo intreccio di culture.
Tucidide: La Guerra del Peloponneso (450 a.C. ca)
Tucidide (Atene, 460 a.C. – 400 a.C.) è stato un generale e storico greco antico, nonché uno dei principali esponenti della letteratura greca grazie al suo capolavoro, La Guerra del Peloponneso.
Antioco di Siracusa: Storia della Sicilia (420 a.C. circa)
Antioco di Siracusa (420 a.C.) è una storico greco antico.
Nulla si sa riguardo la sua vita, ma dei suoi lavori restano dei frammenti i quali posseggono un'alta reputazione proprio per la loro accuratezza. Egli scrisse una Storia della Sicilia fino al 424 a.C. e utilizzato da Tucidide.
E' il primo storico della Sicilia - a differenza di Ippi - nato nell'isola da
discendenti dorici, e scrisse in dialetto ionico. E' del V secolo a.C. e lo
possiamo ricavare direttamente dalla sua prima opera Sicilia, in nove libri,
che inizia con notizie sul mitico re dei Sicani Cocalo, ed èaggiornata
all'anno 424 a.C., anno del risolutivo congresso delle città siceliote
alla fine di un periodo di rivolte contro gli invadenti colonizzatori di varie
stirpi Greche, iniziate con l'azione del principe siculo Ducezio.
Il congresso si tenne a Gela al termine dell'ultimo tentativo di riscossa dei
nativi alla colonizzazione.
Nei pressi di Palagonia (Naftia) Ducezio, dopo le sofferte conquiste di Morgantina, di Etna-Inessa (un centro vicino Paternò) e Motyon venne sconfitto dai siracusani ed esiliato a Corinto nel 446.
E' da considerare in ogni caso che una colonizzazione in Sicilia va intesa non come un ripopolamento, con impensabili migrazioni di genti greche, ma come dominio politico e militare sulle popolazioni sicule. Stesso discorso andrà fatto, ad esempio, per l'analisi del periodo detto Normanno; i Normanni presenti sull'isola saranno stati, di fatto, quelli giunti con poche navi.
Altro saggio di Antioco e Sull'Italia, dove vengono descritte le popolazioni stanziatesi nella parte italiana della Magna Grecia ed in Sicilia.
Le
sue opere furono studiate e utilizzate da Tucidide per i propri saggi storici,
ed in seguito da Dionigi d'Alicarnasso fino ad arrivare a Strabone, al tempo
dell'imperatore Augusto (I secolo d.C.).
Ippi di Reggio: Storia della Sicilia (400 a.C. ca)
E' lo storico greco, di Reggio, che per primo analizza e riporta i dati storici dell'occidente ellenico. La sua collocazione nel tempo la si può ricavare da quanto riporta la Suida, che lo inquadra in piena attività di storiografo durante le guerre persiane (V secolo a.C.).
Ma
oltre ai suoi lavori dedicati alla Sicilia - due - e il trattato Colonizzazione
dell'Italia - da intendersi Italia greca, cioè la Calabria oltre la Sicilia
- gli vengono attribuiti anche dei racconti in prosa. Dei 5 libri che formavano
la Storia della Sicilia ci sono rimasti solo una decina di frammenti.
Lo cita alcune volte Ateneo, per integrare i suoi discorsi sulla alimentazione:
"Ippi di Reggio afferma che il vino denominato 'groviglio' era conosciuto
come Biblian, e che Pollis di Argo - il quale divenne tiranno di Siracusa -
lo importò dall'Italia" (31, b; I Deipnosofisti, op. cit.).
E' troppo poco quanto il tempo ci ha consegnato dell'opera storiografica pur vasta del reggino; dal frammento di Ateneo notiamo quanto puntigliosa, ricca di particolari deve essere stata la Storia della Sicilia preparata da Ippi, se ha avuto il modo di inserirvi anche una annotazione di tipo alimentare.
Argo era la più potente città dell'Argolide, la regione che vantava potenti città a noi note per essere state tra le fondatrici delle colonie sicule: Corinto e Megara Nisea.
Le scarse qualità dal punto di vista agricolo e climatico della regione, in prevalenza montuosa, devono aver fatto molto apprezzare il nuovo suolo trovato dopo l'approdo nelle coste siciliane.
Il
riferimento alla città di Argo - che tradizionalmente viene considerata
la più antica tra le città elleniche - deve essere integrato dalla
considerazione che a quel tempo (V secolo) la città era sede di una famosa
scuola di scultori che usavano il bronzo per opere che ebbero vasta diffusione
per la Magna Grecia e, quindi, anche in Sicilia.
Filisto di Siracusa: Sikelikà (380 a.C. ca)
Filisto di Siracusa (Siracusa, 430 a.C. – 356 a.C.) è stato un storiografo greco antico del IV secolo a.C., autore di una Storia della Sicilia (Sikelikà).
Filisto nacque nel 430 a.C. a Siracusa e ricoprì importanti incarichi militari sotto Dionisio I e Dionisio II.
Infatti,
Dionisio I, del quale lo storiografo fu un forte sostenitore, gli affidò,
per molti anni, il comando della guarnigione di stanza ad Ortigia. Ma nel 386
a.C. il nostro venne esiliato e non è chiaro se tornò in patria
sotto lo stesso Dionisio I o sotto Dionisio II.
Fu proprio durante gli anni dell'esilio che, secondo Plutarco, Filisto avrebbe
scritto la sua opera storica.
Le ultime notizie di cui disponiamo sulla sua vita riguardano lo scontro decisivo con Dione del 356 a.C., a cui egli partecipò come generale di Dionisio II, scontro che terminò con una sconfitta per lo storiografo. Secondo Eforo, dopo la sconfitta, il nostro si sarebbe tolto la vita; secondo Timeo, invece, sarebbe stato torturato ed ucciso dal nemico.
L'opera storica di Filisto, in quindici libri, di cui ci restano oggi soltanto pochi frammenti, iniziava con il mitico regno di Kokalos e giungeva fino al 363/2 a.C.
I primi nove libri raccontavano gli eventi fino alla conquista di Akragas da parte dei Cartaginesi nel 406/5 a.C.; i quattro successivi riguardavano il regno di Dionisio I fino al 367/6 a.C.; gli ultimi due trattavano del regno di Dionisio II fino al 363/2 a.C.
Dall'opera emerge una posizione fortemente filotirannica, che traspare anche dai frammenti giunti fino a noi.
Severo il giudizio di Dionigi di Alicarnasso, che definisce Filisto un imitatore di Tucidide che non riesce ad eguagliare il suo modello. Più positivi, invece, i giudizi di Quintiliano e Cicerone, che ne apprezzano lo stile conciso.
Timeo: Storie (300 a.C. ca)
Timeo
(Tauromenion, 350 a.C. circa – Siracusa, 260 a.C. circa) è stato
uno storico greco antico. Era il figlio di Andromaco, fondatore e tiranno della
città.
Nel
316 a.C. la città venne conquistata dal tiranno di Siracusa Agatocle
e Timeo venne proscritto e visse a lungo ad Atene, dove seguì le lezioni
di retorica di Filisco, un allievo di Isocrate. Si dedicò alla scrittura
di opere storiche, essendogli stata preclusa l'azione politica diretta.
Probabilmente tornò a Siracusa intorno al 269 a.C. sotto il tiranno Gerone
II, e forse morì in questa città dopo il 260, dato che la data
terminale della sua opera era il 264.
Per primo suggerì la possibilità di una datazione precisa degli
eventi: liste cronologiche dei vincitori dei giochi Olimpici, confrontate con
gli elenchi dei governanti delle varie città greche. Tale computo in
base ai Giochi olimpici offrì il sistema cronologico di riferimento fino
alla fine dell'antichità classica.
Il suo scritto più importante, "Storie" era in 38 libri e trattava
l'Occidente greco, delineandone una storia dalle origini mitiche alla morte
del suo nemico Agatocle nel 289. Dai 164 frammenti rimastici possiamo farci
un'idea a grandi linee della struttura delle Storie, nonché dal fatto
che esse costituirono una fonte fondamentale per la narrazione della storia
occidentale in Diodoro Siculo.
In un'introduzione generale di 5 libri (poi ripresa, nella sua struttura "pentadica",
da Polibio), Timeo offriva una descrizione geografica e introduceva la complessa
mitistoria delle fondazioni di città da parte di celebri eroi del mito,
come gli Argonauti, Eracle o i guerrieri dell'impresa troiana.
Nei libri VI-XV Timeo narrava la storia siciliana fino al 406, anno dell'ascesa
al potere di Dionigi I di Siracusa, per poi proseguire fino alla morte di Agatocle
(289) nei libri XVI-XXXVIII (i libri XXXIV-XXXVIII erano una specie di monografia
su questo tiranno).
Polibio:
Storie (150 a.C. ca)
Polibio (Megalopoli, circa 206 a.C. – Grecia, 124 a.C.) fu lo storico greco antico del mondo mediterraneo. Studiò in modo particolare il sorgere della potenza della Repubblica Romana che attribuì all'onestà dei romani ed all'eccellenza delle loro istituzioni civiche e militari. Storie, la sua opera di ricerca storica è estremamente importante per il suo resoconto della Seconda guerra punica e della Terza guerra punica fra Roma e Cartagine.
Marco Tullio Cicerone: Verrine (70 a.C.)
Marco Tullio Cicerone (in latino: Marcus Tullius Cicero, ; in greco antico:, Kikéron; Arpinum, 3 gennaio 106 a.C. – Formia, 7 dicembre 43 a.C.) , esponente di una agiata famiglia dell'ordine equestre, fu un celebre filosofo, avvocato e scrittore latino, nonché uomo politico dell'ultimo periodo della Repubblica Romana.
Nel gennaio del 70 a. C. il mondo romano fu scosso dal processo intentato dai Siciliani contro Caio Verre per le malversazioni e i furti da lui compiuti in Sicilia durante il suo mandato di governatore della provincia (73-71 a. C.) e per le angherie cui aveva sottoposto i Siciliani al fine di ottenere tributi maggiori a quelli imposti da Roma; la differenza era poi finita nelle tasche di Verre e dei suoi complici.
Il processo contro Verre comunque non avrebbe suscitato tanto scalpore (nelle province la corrotta amministrazione era ormai una prassi consolidata), se lo stesso Verre non avesse esagerato nelle proprie ruberie, e se i Siciliani non avessero affidato il loro patrocinio a Marco Tullio Cicerone, il valente oratore che pochi anni prima (75 a. C.) era stato questore in Sicilia, lasciando loro un ottimo ricordo, e che a 36 anni aspettava la grande occasione per imporre una svolta decisiva alla propria carriera di avvocato e di uomo politico presentandosi come difensore delle istituzioni della repubblica, non disposto a farsi strumento di interessi di parte in cambio di vantaggi personali.
Le
Verrine dunque (le orazioni da lui scritte per sostenere l'accusa contro Verre),
non furono solo un atto di accusa contro un magistrato disonesto, ma assunsero
il valore di una vibrante denuncia della corruzione dello Stato e delle soverchierie
amministrative coperte dall'omertà del Senato. Il complesso delle orazioni
comunemente dette Verrine comprende dunque: “Ecco l’accusa che
formuleremo in questa prima fase del processo: dichiariamo che G. Verre non
solo ha compiuto molti abusi di potere, molti atti di crudeltà a danno
di romani e provinciali, e molte empietà nei riguardi degli dei e degli
uomini, ma ha pure portato via illegalmente dalla Sicilia 40.000.000 di sesterzi.
Ve ne daremo ampia prova con testimonianze e con autorevoli documenti pubblici
e privati, facendovi giungere alla conclusione che, se pur avessimo avuto tutto
lo spazio di tempo necessario per parlare a nostro piacimento, se pur avessimo
avuto a nostra disposizione delle intere giornate, tuttavia non ci sarebbe stato
affatto bisogno di un lungo discorso. Ho fatto”.
Diodoro Siculo: La Bibliotheca historica (50 a.C. ca)
Diodoro Siculo (Diódoros; Agyrion, ca. 90 a.C. – ca. 27 a.C.) è stato uno storico greco antico(siceliota), autore di una monumentale storia universale, la Bibliotheca historica
Girolamo scrive che Diodoro fiorì nel 49 a.C. e questa data pare confermata dalle stesse parole di Diodoro. Il più antico tratto autobiografico che egli segnala nella sua opera è il suo viaggio in Egitto durante la 180ª Olimpiade (fra il 60 e il 56 a.C.). In quell'occasione egli fu testimone della rabbia della gente che chiedeva la pena di morte per un cittadino romano reo di aver ucciso accidentalmente un gatto, animale sacro agli Egizi (Bibliotheca historica, 1, 41 e 1, 83). Il dato storico più recente invece è la menzione della vendetta di Ottaviano sulla città di Tauromenium, colpevole di avergli rifiutato l'aiuto che sarebbe stato necessario ad evitare la disfatta sul mare attorno al 36 a.C. Poiché Diodoro sembra non sapere che l'Egitto diventò una provincia dell'Impero romano - il che avvenne nel 30 a.C. - è presumibile che egli pubblicò la sua opera prima di quella data.
Diodoro stesso informa di aver dedicato trent'anni della propria vita (quindi all'incirca dal 60 a poco prima del 30 a.C.) alla realizzazione della sua Biblioteca, durante i quali compì numerosi e pericolosi viaggi in Europa e in Asia utili alle sue ricerche. Alcuni critici hanno sollevato dubbi su tale testimonianza, perché il testo di Diodoro presenta alcuni errori in cui difficilmente un testimone oculare sarebbe incorso.
L'opera non si è conservata integralmente. A noi sono giunti completi i primi 5 libri (sull'Egitto [libro I], sulla Mesopotamia, sull'India, sulla Scizia e sull'Arabia [II], sull'Africa settentrionale [III], sulla Grecia [IV] e sull'Europa [V]) e i libri XI-XX (dal 480 e dai diadochi al 301 a.C.).
Nel proemio sono enunciate le finalità dell'opera: innanzitutto giovare a tutti gli uomini, garantendo loro la conoscenza di quella comune esperienza umana che è la storia e offrendo loro un insegnamento, esente da rischi, di ciò che è utile; quindi, secondo un'ideologia stoica, tentare di riunire sotto un unico ordinamento tutti gli uomini, tutti cittadini del mondo anche se divisi nello spazio e nel tempo.
È poco corretto considerare Diodoro come mero ripetitore delle sue fonti, secondo un diffuso pregiudizio di matrice ottocentesca. In ogni caso la sua opera risulta molto utile agli studiosi moderni, poiché consente di recuperare, pressoché intatti nella loro forma originale, testi di autori altrimenti perduti. L'opera di Diodoro è infatti stata,giustamente, considerata alla stregua di un "libro-biblioteca"[1], ossia un libro fatto di altri libri, quelli che, appunto, Diodoro leggeva e che ha riassunto o epitomato nella sua opera, che svolge un fondamentale ruolo di conservazione e trasmissione del sapere.
Il greco di Diodoro è quello della koinè, il greco colloquiale, nel quale si inseriscono talora tratti classicistici in puro attico.
La prima riproduzione del testo greco avvenne per opera di Vincentius Opsopoeus (Basilea 1535), ma era limitata ai soli libri XVI-XX. La prima edizione completa anche dei frammenti fu invece l'Edizione di Stephanus (Henry Estienne) (Ginevra 1559)
Tabula Peutingeriana : 50 a.C., ca
Strabone : Geografia (40 a.C., ca)
Strabone (in greco: Strábôn; in latino: Strabo; Amasea, verso il 58 a.C. – tra il 21 e il 25) è stato un geografo greco antico. Della sua vita sappiamo poco. La sua famiglia abitava ad Amasea, una città del Ponto Eusino (allora in Cappadocia, oggi in Turchia). Egli stesso dichiara di aver studiato con Aristodemo, precettore dei figli di Pompeo, in Caria. Si trasferì poi a Roma e studiò con Tirannione, grammatico peripatetico e geografo suo compatriota. Sembra che proprio quest'ultimo, esperto di geografia, lo abbia indirizzato all'approfondimento di questo tipo di studi.
Nel 25 a.C. o 24 a.C. viaggiò in Egitto, risalendo il Nilo con il prefetto Elio Gallo.
Dopo molti viaggi, tornò ad Amasea, dove cominciò a redigere una Storia in 43 libri (nessuno dei quali è pervenuto fino a noi) che nelle sue intenzioni avrebbe dovuto essere la continuazione dell'opera di Polibio. Passò poi alla compilazione di una Geografia in 17 libri, pensata come complementare dell'opera storica, che ci è pervenuta per intero, salvo alcune parti mancanti del libro VII. Il suo obiettivo era mettere a disposizione di un pubblico il più ampio possibile un libro piacevole, istruttivo e appassionante.
La Geografia (in greco antico: Gheographikà) è una trattazione di argomento storico-geografico, scritta in lingua greca e redatta in diciassette libri.
Tramandataci nella quasi totale interezza - con la sola eccezione di qualche lacuna nella parte finale del settimo libro - la Geografia è anche l'unica opera di questo autore che ci sia pervenuta.
Per la vastità dei materiali offerti al lettore, per i frequenti excursus storici, per la precisione dei riferimenti toponomastici, l'opera di Strabone è uno strumento imprescindibile per lo studio di molti aspetti del mondo antico mediterraneo.
Dionigi di Alicarnasso: Antichità romane (10 a.C., ca)
Dionigi d'Alicarnasso, o Dionisio (60 a.C. circa – 7 a.C.), è stato uno storico ed insegnante di retorica greco antico, vissuto durante il principato di Augusto. La sua opera principale è Antichità romane.
Tito Livio : Ab urbe condita (20 ca)
Tito Livio - il cui cognomeè sconosciuto - (Patavium, 64 a.C. – 17) è stato uno storico romano, autore di una monumentale storia di Roma, gli Ab Urbe Condita libri CXLII, dalla sua fondazione (tradizionalmente datata 21 aprile 753 a.C.) fino al regno di Augusto.
L'opera comprendeva in origine 142 libri di cui si sono conservati i libri 1 - 10 e 21 - 45 (l'ultimo mutilo) e scarsi frammenti degli altri (celebri quelli relativi alla morte di Cicerone col giudizio di Livio sull'oratore, tramandati da Seneca il vecchio). Si ha inoltre notizia di opere filosofiche e di dialoghi storico-filosofici composti nella giovinezza.
Il testo completo con traduzione si trova al seguente link: http://www.latin.it/autore/livio/ab_urbe_condita
Pomponio Mela : Geografia (50 ca)
Pomponio Mela, geografo e scrittore latino del I secolo, nato a Tingentera, presso Gibilterra. Dei suoi scritti possediamo la più antica opera geografica conservata della letteratura latina. Vari sono i titoli riferiti a questa: la Chorogràphia (Descrizione dei luoghi), Cosmographia (Descrizione del mondo) ovvero anche De situ orbis (La posizione della terra). Questo libro, come si può già identificare dai suoi titoli, sta ad indicare come da sempre gli uomini hanno innata la voglia di consocenza dello spazio che occupano: che sia esso un bambino che inizia a conoscere lo spazio casalingo od un primitivo che disegna il proprio villagio all'interno di una grotta.
L'opera, secondo un gusto per le favole mitiche e per i fatti e le cose straordinarie, definisce quali possano essere i confini della terra descrivendo i luoghi più remoti: prendendo come punto di riferimento il Mediterraneo e partendo da Gibilterra segue in senso antiorario una descrizione dell'oikumene cioè dei luoghi abitati in particolari quelli lungo le coste e tratta più sommariamente i territori interni.
L'interesse descrittivo di Mela si pone sulla descrizione fisica dei luoghi, ma talvolta descrive anche le città.
L'opera
ha uno stile caratterizzato da rapidità e concisione che fa credere che
potesse essere un compendio destinato per le scuole o per il grande pubblico
quasi come una odierna guida per i viaggi. Sono inserite a volte digressioni
a carattere storico o letterario o anche etnografico per spezzare l'arido tecnicismo
della materia.
Gaio Plinio secondo: Naturalis historia (70 ca)
Gaio Plinio Secondo, conosciuto come Plinio il Vecchio (Como, 23 – Stabia, dopo l'8 settembre 79), è stato uno scrittore latino.
Era proprio del suo stile descrivere le cose in diretta, dal vivo, ed egli è per noi un vero cronista dell'epoca. Morì infatti tra le esalazioni solfuree dell'eruzione vulcanica del Vesuvio che distrusse Ercolano e Pompei, mentre provava ad osservare il fenomeno vulcanico più da vicino. In suo onore viene usato il termine di eruzione pliniana per definire una forte eruzione esplosiva simile a quella del Vesuvio in cui perse la vita.
La
Naturalis Historia, che conta 37 volumi, è il solo lavoro di Plinio il
Vecchio che si sia conservato. Questo documento è stato a lungo il riferimento
in materia di conoscenze scientifiche e tecniche. Plinio ha compilato la conoscenza
della sua epoca su argomenti molto diversi quali: le scienze naturali, l' astronomia,
l' antropologia, la psicologia o la metallurgia.
Plutarco: da approfondire (90 ca)
Plutarco (Cheronea, ca. 46 – 127) è stato uno scrittore e filosofo greco antico.
Studiò
ad Atene e fu fortemente influenzato dalla filosofia di Platone.
Favorino da Arelate: da approfondire (120 ca)
Retore
latino originario della Gallia (Arelate = Arles), visse fra l'80 ed il 150 d.C.
Si stabilì a Roma dopo aver viaggiato a lungo.
Fu amico di Plutarco e di Gellio che ne parla spesso nelle sue Notti Attiche
citandolo come esempio di logica e di sapienza.
Compose molte opere erudite, per noi quasi completamente perdute.
Nel 131, sotto Adriano, fu confinato nell'isola di Chio e vi rimase fino al
138.
Nella Storia Augusta (Vita di Adriano, XV) si legge un aneddoto su Favorino:
provocato da Adriano su una questione filologica non reagì e a quanti
gli rimproveravano la sua arrendevolezza rispose 'Per me, uno che comanda trenta
legioni è un eccellente testo di lingua'.
Claudio
Tolomeo : 130 ca
(clicca sull'immagine per ingrandirla)
Claudio Tolomeo (Claudius Ptolomaeus; 100 circa – 175 circa) è stato un astronomo e geografo greco antico di epoca imperiale e cultura ellenistica che visse e lavorò ad Alessandria d'Egitto. Considerato uno dei padri della geografia, fu autore di importanti opere scientifiche, la principale delle quali è il trattato astronomico noto come Almagesto.
Il titolo greco originale di quest'opera era Mathematikè syntaxis ("Trattato matematico"). Il nome Almagesto viene dall'arabo ed è dovuto alla circostanza che, come per larga parte della scienza e della filosofia greca classica, la sua diffusione iniziale in Europa è avvenuta soprattutto attraverso manoscritti arabi che furono tradotti in latino da Gerardo da Cremona nel XII secolo.
In questo lavoro, una delle opere più influenti dell'antichità, Tolomeo raccolse la conoscenza astronomica del mondo greco basandosi soprattutto sul lavoro svolto tre secoli prima da Ipparco. Tolomeo formulò un modello geocentrico (che da lui prenderà il nome, tolemaico, appunto) del sistema solare che rimase riferimento per tutto il mondo occidentale (ma anche arabo ed indiano) fino a che non fu sostituito dal sistema solare eliocentrico di Copernico.
Geocentrismo tolemaico (terra al centro e tutta gli ruota attorno)
Il sistema geocentrico (detto anche aristotelico-tolemaico) è un modello astronomico che pone la Terra al centro dell'Universo, mentre tutti gli altri corpi celesti ruoterebbero attorno ad essa. In Occidente il sistema geocentrico ebbe ampia diffusione nell'antichità e nel medioevo, soprattutto per ragioni filosofiche e religiose.
Nonostante
l'opposizione della Chiesa cattolica, esso fu soppiantato fra il XVI ed il XVII
secolo dal sistema eliocentrico, che poneva invece il Sole al centro dell'Universo.
Questo passaggio, noto come rivoluzione copernicana segnò l'affermazione
del metodo scientifico e la nascita della scienza moderna.
I
metodi di calcolo illustrati nell'Almagesto (integrati nel XII secolo dalle
cosiddette Tavole di Toledo, di origine araba) si dimostrarono di accuratezza
sufficiente per i bisogni di astronomi, astrologi e navigatori almeno fino all'epoca
delle scoperte geografiche. L'Almagesto contiene anche un catalogo di stelle,
probabilmente un aggiornamento di un analogo catalogo compilato da Ipparco.
L'elenco di quarantotto costellazioni che vi è contenuto è l'"antenato"
del sistema di costellazioni moderne, ma non poteva coprire l'intera volta celeste
poiché questa non è completamente accessibile dalle latitudini
del Mediterraneo, nelle cui vicinanze vissero Ipparco e Tolomeo.
Pausania il Periegeta: Hellados Perieghesis (150 ca)
Pausania il Periegeta (110 – 180) è stato uno scrittore e geografo greco antico, d'origine asiatica vissuto intorno al II secolo d.C. Forse è lo stesso Pausania di Damasco ed il Pausania sofista vissuto anche a Roma.
La sua opera, in dieci libri, s'intitola Periegesi della Grecia (Hellàdos Perièghesis). Per periegesi s'intende quel filone storiografico, soprattutto di epoca ellenistica, che, intorno ad un itinerario geografico, raccoglie notizie storiche su popoli, persone e località, verificate, per quanto possibile, dall'esperienza diretta.
Ogni libro dell'opera descrive, fatta eccezione per l’Eubea e la Tessaglia, una regione della Grecia antica, con excursus storici e geografici intesi ad informare su fatti d’importanza secondaria, presupponendo la conoscenza delle opere storiche maggiori, quali quelle di Tucidide ed Erodoto.
L'autore partendo dall'Attica (I) descrive Corinto e l'Argolide (II), per poi soffermarsi sul Peloponneso (Laconia e Messenia) (III-IV), l'Elide, con un'ampia trattazione sulle Olimpiadi e sull'area del santuario di Zeus Olimpio (V-VI), l'Acaia, con un excursus sulla colonizzazione greca arcaica (VII), e l'Arcadia (VIII).
La
prosa di Pausania è quella attica ed arieggia la semplicità erodotea.
Il valore e l'attendibilità storici dell'opera sono immensi, soprattutto
quando descrive siti non altrimenti descritti. A confronto con fonti più
accurate, specie quando riferisce episodi storici o tratta di monumenti largamente
noti, il suo valore è modesto, considerata l'imprecisione e le fonti
indirette cui l'autore ricorre. Ha anche l'irritante abitudine di rifiutarsi
di descrivere alcuni edifici o cerimonie quando queste descrizioni gli sembrino
in contrasto con le proprie (o altrui) convinzioni religiose.
Claudio Eliano : Storia varia (200 ca)
Claudio Eliano ( in latino: Claudius Aelianus; Preneste, ca 165/170 – 235) fu filosofo e scrittore in lingua greca. Il Sulla natura degli animali è una compilazione in diciassette libri pervenutaci per intero. In essa lo spirito enciclopedico dell'autore fa confluire informazioni pseudoscientifiche e curiosità leggendarie. È definita un'opera di compilazione con intenti moraleggianti.
Una seconda opera è la Storia varia, in quattordici libri, di cui sono giunti interi i primi due e in forma di compendio i rimanenti. Essa è costituita da una serie di aneddoti, aforismi e notizie su personaggi famosi della storia e della cultura antica. Le notizie che egli riporta sono tutt'altro che attendibili, e quasi mai ne è citata la fonte. Ciò nonostante l'opera è importante per ricostruire il formarsi dei nuclei narrativi e leggendari che si sarebbero tramandati nel medioevo riguardo ad Alessandro Magno, Pericle, Alcibiade, Semiramide e altri.
Una terza opera, la cui attribuzione a Claudio Eliano è oggi controversa, è una raccolta di venti Lettere di contadini, in cui l'epistolografia di Alcifrone, l'atmosfera pastorale e le situazioni erotiche del romanzo greco o della commedia nuova sono combinate in gustosi quadretti.
Scrisse anche due libelli contro gli epicurei, Sulla provvidenza e Sulle manifestazioni divine (entrambi perduti), e un'orazione contro Eliogabalo (anch'essa perduta).
Le
sue sono opere compilatorie, che non si avvalgono di osservazioni autoptiche,
né di un'accurata scelta delle fonti, né di criteri di selezione.
Raccoglitore di dati, per lo più a carattere aneddotico, inverosimile
quando non paradossale, Eliano si colloca nell'alveo della paradossografia,
mosso più che da interessi scientifici o storiografici, dall'attenzione
per il meraviglioso e l'insolito.
Stefano
di Bisanzio: Etnica (500 ?)
Stefano di Bisanzio, conosciuto anche come Stefano Bizantino ( VI secolo; ... – ...), è stato un geografo bizantino, autore di un importante dizionario geografico intitolato Etnica in 50 o 60 volumi.
Di Stefano si ignorano i dati biografici, comunque con tutta probabilità era un grammatico constantinopolitano vissuto nel VI secolo. Stefano utilizza come fonti principali i geografi dell'antichità, quali Tolomeo, Strabone e Pausania, i grammatici e i commentari a Omero. La sua conoscenza della geografia è nondimeno approssimativa e le sue etimologie sono confuse. Il lavoro è di enorme valore per le informazioni di carattere geografico, mitologico e religioso che fornisce sull'antica Grecia. Del dizionario sopravvivono scarsi frammenti ma ne esiste un epitome compilata da un certo Ermolao. Ermolao dedica la sua epitome a Giustiniano; se sia il primo o il secondo imperatore di questo nome è incerto, ma sembra probabile che Stefano visse nella prima parte del VI secolo sotto Giustiniano I.
I frammenti iniziali rimasti dell'opera originale (alcuni dei quali contengono lunghe citazione di autori classici e molti interessanti dettagli storici e topografici) sono Contenuti nel De administrando imperio di Constantino Porfirogenito, capitolo 23 e nel De thematibus, ii. 10 (un rapporto sulla Sicilia); gli ultimi includono un passaggio del poeta comico Alessio sulle Sette maggiori isole. Un altro frammento importante, che va dalla voce ??µ? alla fine del ?, esiste in un manoscritto della biblioteca Seguerian. Constantino Porfirogenito fu comunque l'ultimo a consultare l'opera completa, la Suda e Eustazio di Tessalonica usano già il compendio.
La
versione moderna standard è quella di Augustus Meineke (1849), per convenzione,
i riferimenti si riferiscono sempre alle pagine dell'edizione Meineke. La prima
edizione moderna fu pubblicata dalla stamperia aldina nel 1502.
Autori vari : Suda o Suida (1000 ca)
La
Suda o Suida è un'enciclopedia storica in lingua greca del X secolo riguardante
l'antico mondo mediterraneo. Contiene 30000 voci, estratte da molte fonti antiche
oggi andate perdute, ordinate alfabeticamente, e attinenti a tutte le discipline:
geografia, storia, letteratura, filosofia, scienze, grammatica, usi e costumi
. La denominazione Suda potrebbe derivare dal greco suda, che significa "fortezza".
Secondo numerosi studiosi, tuttavia, la forma Suda sarebbe una corruzione di
Suidas, ovvero il nome dell'autore dell'enciclopedia, che peraltro ricorre nella
prefazione.
Sebbene il lavoro sia stato molto interpolato e il valore delle voci sia molto
vario, contiene molte informazioni sulla storia e la vita antiche che sarebbero
andate altrimenti perse.
Non si sa molto della compilazione di questo lavoro, a parte il fatto che deve essere stato terminato prima di Eustazio di Tessalonica (XII secolo), che l'ha adoperato frequentemente. Sembra che la compilazione sia da far risalire alla parte finale del X secolo: sotto la voce "Adamo", l'autore dell'enciclopedia dà una breve cronologia del mondo, che termina con la morte dell'imperatore Giovanni I Zimisce (morto nel 976), mentre sotto la voce "Costantinopoli" appaiono i suoi successori Basilio II e Costantino VIII (asceso nel 1025). I passaggi che si riferiscono a Michele Psello (XI secolo) sembrano interpolazioni posteriori.
Fonte importantissima per la conoscenza dell'antica storia letteraria greca, conserva preziose notizie su opere andate perdute o conservate parzialmente. Tra le sue fonti sono poeti antichi (Omero, Sofocle, Aristofane ecc.), ed eruditi (Esichio, Arpocrazione, Costantino Porfirogenito ecc.), attinti attraverso commenti e antologie.
La
parte che tratta della storia della letteratura classica è spesso l'unica
fonte a nostra disposizione sugli autori e le opere del tempo. Con i Deipnosofisti,
la compilazione di Dionigi di Alicarnasso, le opere di Plutarco e Diogene, costituisce
la spina dorsale degli studi tutti sull'universo dei classici greci.
Idrisi : Il libro di Ruggero (1154 ca)
Abu ‘Abd Allah Muhammad ibn Muhammad ibn ‘Abd Allah ibn Idris al-Siqilli (il Siciliano), detto anche Idrisi, Edrisi, El Edrisi, Ibn Idris, Hedrisi o al-Idrisi o, in latino, Dreses (Ceuta, 1099 circa – Sicilia, 1164), è stato un geografo e viaggiatore arabo. Dopo aver viaggiato per tutti i paesi del mar Mediterraneo, giunse in Sicilia e si stabilí a Palermo presso la corte normanna di re Ruggero II, intorno al 1145.
Nel 1154 realizzò un planisfero, inciso su una lastra d'argento, distrutto perché predato in occasione d'una sommossa contro il sovrano normanno Guglielmo I di Sicilia nel marzo 1161 e fuso. A questo s'accompagnava un famoso libro di geografia, Il sollazzo per chi si diletta di girare il mondo (Kitab nuzhat al-mushtaq fi ikhtiraq al-afaq), ossia il libro di Ruggero (Kitab Rugiar o Kitab Rugiari), finito verso il 1154 ed edito in 9 tomi in Italia, all'Istituto Universitario Orientale di Napoli (oggi Università degli studi di Napoli "L'Orientale") fra il 1970 e il 1984.
L'opera, che è un'eccezionale testimonianza della cultura geografica del XII secolo, mostra come le conoscenze geografiche d'Idrisi travalicassero di gran lunga quelle dell'epoca e contiene tutte le informazioni raccolte nel corso dei suoi viaggi attraverso il Mediterraneo, nonché i resoconti dei viaggiatori siciliani.
Morì
in Sicilia nel 1165 circa.
Tommaso Fazello : De Rebus Siculis Decades Duae (1558)
Tommaso Fazello (Sciacca, 1498 – Palermo, 1570) è stato uno storico e teologo italiano.
Frate domenicano, studiò teologia a Padova. Fu a lungo insegnante a Palermo, a partire dal 1555, presso il Convento di San Domenico.
Nel 1558, dopo ventennali ricerche, dà alle stampe presso la tipografia Maida di Palermo De Rebus Siculis Decades Duae, il primo libro “stampato” sulla storia della Sicilia: la prima decade è di carattere geografico e descrittivo, mentre la seconda è di carattere storico.
Tra
le scoperte di Fazello i siti di Akrai, Selinunte, Eraclea Minoa e del Tempio
di Zeus Olimpio ad Agrigento.
Vito Amico : Lexicon siculum (1757)
Vito Maria Amico (Catania, 15 febbraio 1697 – Catania, 15 dicembre 1762) è stato uno storico e letterato italiano, legato indissolubilmente alla sua terra.
Era figlio di Vito Amico e Anna Statella; entrambi i genitori provenivano da nobili famiglie catanesi, e Vito Maria fu indirizzato agli studi.
A 16 anni entrò nel convento benedettino di San Nicolò l'Arena di Catania. A trentaquattro anni divenne priore del convento, ed in seguito fu nominato priore dei conventi dell'Ordine di San Benedetto di Messina, Militello, Castelbuono e Monreale. La sua passione per la conoscenza lo portava a frequentare le località dove avrebbe potuto trovare notizie sulla storia della Sicilia.
Era solito raccogliere campioni di lava dall'Etna, o fossili nel territorio di Militello. Raccoglieva anche materiali di scavi archeologici, come ceramiche, vasi, medaglie e monete che poi consegnava al Museo di antichità greco-romane che era posto al fianco della biblioteca che lui stesso aveva fondato, museo che in poco tempo potè contare su una raccolta di tutto rispetto.
Ebbe poi la cattedra di storia civile all'università di Catania, e fondò la prima biblioteca pubblica catanese.
Fu priore di 25 diversi monasteri e fu anche nominato abate. Carlo di Borbone lo nominò nel 1751 con atto ufficiale Regio storiografo.
Scrisse:
-
Siciliae Sacrae libri quarti integra pars seconda (Catania 1734)
- Catania illustrata, sive sacra et civilis urbis Catanae Historia (1743-1744)
- De recta civilis Historiae comparandae ratione (Catania 1744)
- Dei limiti intorno ai quali deve contenersi la sana e saggia critica, e della
esorbitanza dello scrivere (Catania 1744)
- Lexicon Siculum (1757), l'ultimo e più noto lavoro di Vito Amico. Si
trattava di un dizionario topografico riguardante tutte le località della
Sicilia, con la descrizione dell'abitato, della sua storia, delle famiglie più
conosciute, dei monumenti e dei luoghi di culto.
Francesco Maurolico : Sicanicarum rerum compendium (1570 ca)
Francesco Maurolico (Messina, 16 settembre 1494 – Messina, 22 luglio 1575) è stato un matematico italiano.
Ordinato prete nel 1521, divenne in seguito abate Benedettino. Fu un famoso matematico, astronomo, architetto, storico e scienziato dal multiforme ingegno. Per primo intuì e sviluppò il principio di induzione matematica, studiò metodi per la misurazione della Terra, fece osservazioni astronomiche come quella della supernova apparsa nella costellazione di Cassiopea, fornì le carte geografiche alla flotta cristiana, in partenza dal porto di Messina per la Battaglia di Lepanto, collaborò con lo scultore Giovanni Angelo Montorsoli nella realizzazione di due delle più belle fontane monumentali del Cinquecento, quella di Orione e quella del Nettuno, fornendo i distici latini incisi sulle fontane. Vasta fu la sua ricerca in moltissime discipline scientifiche e corposa la sua opera manoscritta e le pubblicazioni a stampa. Rimane uno dei geni del Rinascimento italiano anche se ancora oggi la sua figura è poco conosciuta.
Uno
dei più antichi crateri degli altopiani meridionali della Luna, il cratere
Maurolycus dal diametro di circa 114 Km, è stato così denominato
in suo onore dall'astronomo gesuita Giovan Battista Riccioli nel 1651.
Cluverio: Sicilia antique (1619)
Filippo Cluverio (Danzica, 1580 – Leida, 31 dicembre 1622) è stato un geografo tedesco. Nome italianizzato di Philipp Clüver o Klüver, storico-geografo vissuto nel XVII secolo.
È considerato il fondatore della geografia storica e della sua scuola.
Viaggi
per lunghi periodi in Europa e ha composto opere storico-geografiche su Italia,
Germania, Sicilia e Sardegna.
Emmanuele La Monaca (collezione del sacerdote): Città antiche di Sicilia (1846)
Interessante catalogazione delle antiche città di Sicilia.
www.ilconsole.it