L'ENTROBOLARIO
IL DIZIONARIO DELL'ENTROTERRA
Il tempio greco

Il tempio può essere considerato la più impegnativa realizzazione dell'architettura greca. La codificazione che, in età arcaica, verrà sviluppata per l'architettura templare diventerà con l'ellenismo il linguaggio universale del mondo mediterraneo.
L'edificio vero e proprio era per i Greci la casa del dio (oikos), ovvero la cella (naos). Questa ospitava la statua della divinità nella quale, tranne che in particolarissime festività, solo il sacerdote poteva entrare.
Lo spazio della cella in neretto. Al tempio si entrava da est, cioè
dal pronao. AdOvest era l'opistodomno dove i fedeli ponevano le loro offerte
e che era separato dalla cella da un muro.
Il culto vero e proprio si svolgeva su un altare antistante, all'esterno del tempio ma dentro il recinto sacro (temenos) in cui si situava il tempio ed altri edifici ad esso connessi. Il luogo sacro (santuario) poteva ad esempio ospitare una serie di costruzioni di uso pratico, come i "tesori" (thesàuroi), che ospitavano i doni votivi - preziosi o anche di terracotta - offerti dalle città o da semplici cittadini, sale per banchetti (hestiatòria) e portici (stoai). L'ingresso all'area sacra poteva essere sottolineato da propilei.
Rovine del più
importante tempio di Sicilia, quello di Himera, dove i Sicelioti, nel 490 a.C.,
sconfissero i Cartaginesi in una delle più grandi battaglie della storia
dell'umanità. In onore di quella vittoria venne edificato questo Tempio
della Vittoria, appunto.
Il tempio greco è sempre orientato est-ovest, con l'ingresso aperto verso est. In questa peculiarità si differenzia nettamente dai templi romani che sono invece orientati nord-sud, posti su di un alto podio cui si accede mediante un'ampia scalinata da sud.
Sulla superficie superiore (stilobate) di una piattaforma, sopraelevata rispetto al terreno circostanze, per mezzo di pochi gradini (crepidoma), si elevava la struttura della cella del tempio, caratterizzata dalle colonne. La disposizione delle colonne determina la classificazione dei tipi di pianta del tempio greco, che ci è stata tramandata da Vitruvio (De architectura, 3,2):

Tipologia dei templi (clicca sull'immagine per ingrandirla)
- tempio
in antis: sulla facciata sono presenti due colonne tra due ali di muro che prolungano
in avanti le pareti laterali della cella;
- amphi-templum "in antia" (o doppiamente in antis; o in doppio antis):
è un templum in antis con l'opistodomo (opisthodomos) nella parte diametralmente
opposta rispetto al pronao (pronaos);
- tempio prostilo: la fronte della cella presenta un colonnato antistante (prostòon);
- tempio anfiprostilo: sia la fronte che il retro della cella presentano il
colonnato;
- tempio diptero: il porticato quadrangolare (peristasi) presenta, anche sui
lati lunghi, una doppia fila di colonne;
- tempio pseudodiptero: la peristasi presenta una sola fila di colonne, ma posta
ad una distanza doppia rispetto ai muri della cella, ossia nella posizione in
cui si troverebbe il colonnato esterno di un tempio diptero, che sia privo però
della seconda fila più interna.
- tempio periptero: il colonnato (ptèron) circonda tutti e quattro i
lati della cella (naos) creando un porticato quadrangolare (peristasi);
- tempio pseudoperiptero che ha una notevole diffusione in età ellenistica
e quindi romana, caratterizzato da colonne della peristasi addossate come semicolonne
o lesene ai muri esterni della cella che poteva in tal modo essere realizzata
con una maggiore ampiezza; quest'ultima tipologia viene citata da Vitruvio (De
architectura, 4,8,6) tra quelle ritenute anomale. Vitruvio invece non menziona
la tipologia del tutto priva di colonnato esterno (oikos), che ai suoi tempi
era ormai scomparsa.
- viene inoltre citato il tempio ipetro (hypaethros), nel quale - per le dimensioni
colossali del tempio che rendevano impossibile realizzare il tetto - la cella
(o la sua navata centrale) risultava scoperta.

Gli elementi del tempio greco (clicca sull'immagine per ingrandirla)
Lo spazio fra il colonnato in facciata e l'ingresso alla cella prende il nome di pronao (pronaos o prodromos), mentre il corrispondente spazio sul retro della cella prende il nome di opistodomo.
Nella cella (naos) era situata la statua della divinità. Quando vi è un'altra cella all'interno della cella (caratteristica soprattutto dei templi dorici in Sicilia), allora si parla di adyton.
L'adyton (letteralmente « luogo in cui non è possibile entrare ») era, nell'architettura dei templi greci e romani, uno spazio precluso ai fedeli e riservato agli officianti del culto per funzioni specifiche per lo più religiose. Generalmente la statua della divinità era collocata nella cella (naos) - la principale camera interna di un tempio greco -, ma, in taluni casi, poteva trovarsi invece nell'adyton.
Normalmente questa sala era situata posteriormente al naos, più spesso senza una rigida separazione da quest'ultimo, ma incassata al suo interno; più raramente, invece, come nel caso della sala in cui riceveva la Pizia dell'oracolo di Delfi, l'adyton poteva essere una camera sotterranea (definibile più propriamente come una cripta) o, al contrario, sopraelevata su un podio.
E tale situazione potrebbe presentarsi, a mio parere, anche a Monte Bubbonia dove una camera sotterranea, di circa 1x0,70 mt si apre in quello che doveva essere il tempio di Maktorion.
(clicca sull'immagine per ingrandirla)
A seconda del numero delle colonne presenti in facciata, il tempio è inoltre definito come "distilo" ("con due colonne"), "tetrastilo", "esastilo", "ottastilo" o persino "dodecastilo" (rispettivamente con quattro, sei, otto o dodici colonne sulla facciata). Il numero delle colonne laterali è proporzionato a quello delle colonne in facciata, e di solito è pari al doppio (raramente), al doppio + 1, o al doppio + 2 di esse: per esempio un tempio esastilo avrebbe normalmente dodici, o più frequentemente tredici o quattordici colonne sui lati lunghi.
I colonnati erano edificati sulla base del sistema trilitico, cioè "a tre pietre": due sostegni verticali ed un elemento orizzontale, che copre lo spazio tra i due. Da questo vengono elaborati i diversi ordini architettonici, caratterizzati da precisi rapporti proporzionali tra i diversi elementi che lo compongono.
La colonna, costituita da capitello, fusto ed eventualmente base, è sormontata da una trabeazione, composta a sua volta da architrave, fregio e cornice. Sui lati corti, facciata e retro, gli spioventi del tetto determinano la presenza di un frontone, sul quale a sua volta poggiano - agli angoli e al vertice - statue decorative generalmente in terracotta dipinta, gli acroteri.
Tempio dei Dioscuri, ad Agrigento: le colonne poggiano sullo stilobate
e sono sormontate da capitelli che a loro volta sorreggono la trabeazione.
Origini del tempio greco
Secondo quanto suggerisce Vitruvio (De architectura, 2,1,3) la struttura del tempio greco trasse la sua origine da primitivi edifici in argilla e travi di legno, inizialmente usati come abitazione, la cui pianta sembra essere stata caratterizzata da una terminazione curva, sostituita solo alla fine dell'VIII secolo a.C. da piante rettangolari.
Uno dei più antichi esempi precedenti delle strutture templari è rappresentato da una monumentale tomba di Lefkandi, nell'isola di Eubea, datata agli inizi del X secolo a.C. si trattava di un edificio a pianta stretta e allungata (10 x 45 m), terminante sul fondo ad abside, con pareti in argilla e legname protette da un ampio tetto a spioventi. Il tetto sporgeva oltre le pareti, sostenuto da una fila di 67 sostegni in legno esterni, che sono il primo esempio di una peristasi. L'edificio, suddiviso internamente in più vani fu utilizzato per la ricca sepoltura di una coppia regale e costituiva forse un heroon (ovvero tomba-santuario di un capo, considerato come un protettore divino).
Un altro esempio più recente riguarda una struttura rinvenuta negli scavi sotto il tempio di Apollo Dapnephòros a Eretria, lunga 35 m, ancora terminante ad abside e con il tetto sostenuto da una fila di sostegni centrali, risalente alla fine dell'VIII secolo a.C.. Un periptero dedicato ad Artemide, con il pronao a pianta semicircolare costituito sempre da sostegni in legno, è stato recentemente scoperto presso Patrasso (ad Ano Mazaraki).
Mentre nella Grecia continentale sembra essere diffusa la pianta "ad abside" (anche detta "a forcina") a Creta sono attestati nel VII secolo a.C. edifici a pianta rettangolare e con copertura piana: tra gli esempi maggiormente noti è il tempio A di Priniàs (intorno al 625-620 a.C.), privo di ordini architettonici e con decorazioni scolpite, per il quale la presenza di un focolare interno richiama la struttura micenea del megaron. In Asia Minore vengono eretti a partire dall VIII secolo a.C. i grandi templi di Samo e di Eretria.
Il tempio di Isthmia, costruito nella prima metà del VII secolo a.C. e sede dal 582 a.C. dei Giochi Istmici in onore di Poseidone, presenta una cella meno allungata (1:4) e proporzioni ancora più allargate considerando la peristasi, di 7 x 18 colonne. I muri della cella erano costruiti in opera quadrata con blocchi regolari di pietra calcarea. La copertura del tetto con tegole in terracotta rese necessario la sostituzione dei semplici pali usati come sostegno con colonne. La cella era suddivisa all'interno in due navate da una fila di sostegni centrali. L'uso delle tegole è ancora attestato nel corso dello stesso secolo nei santuari di Perachora e di Delfi.
Il tempio
del santuario di Apollo a Thermo, in Etolia (intorno al 625 a.C., preceduto
da edifici più antichi con pianta absidata), presentava i muri della
cella in mattoni crudi poggiati su una piattaforma in pietra dove resta traccia
dell'appoggio delle colonne in legno della peristasi. La cella era ancora a
due navate e presentava un profondo opistodomo sul retro. Le sue pareti esterne
erano decorate da un fregio su lastre di terracotta dipinte.
Tempio greco inglobato ad Ortigia (Sr) in una cattedrale cristiana.
Tempio dorico
Origine e sua evoluzione
Dopo un lungo periodo di sviluppo nei periodi geometrico e orientalizzante,
il tempio dorico comparve nella sua conformazione canonica nel VII secolo
a.C.. Basandosi anche su fonti antiche, si suppone che gli elementi decorativi
dell'ordine dorico fossero in origine elementi funzionali di una struttura
di legno. Ad esempio i triglifi sembrano derivare dalla testata delle travature
della copertura, mentre le metope non sarebbero altro che l'evoluzione delle
tamponature fra una trave e l'altra. Ciò sarebbe confermato anche dalla
posizione dei triglifi, posti in corrispondenza di ciascuna colonna e quindi
razionali dal punto di vista strutturale; così come le guttae situate
al di sotto dei triglifi, non rappresenterebbero altro che le teste dei chiodi
originari. L'origine dell'ordine dorico dall'architettura in legno è
anche confermata da fonti letterarie come Plutarco, che descrive l'antico
tempio di Hera ad Olimpia con ancora presenti alcune colonne di legno, che
venivano progressivamente sostituite da colonne in marmo man mano che si deterioravano.
Tempio della Concordia ad Agrigento. Lo spettacolo dell'arte dorica.
Caratteristiche del Tempio dorico
Il concetto che sta alla base del tempio greco - e che si riscontra in modo
particolare nel tempio dorico - è la relazione esistente fra l'elemento
divino e quello umano che continuamente interagiscono fra di loro. Questo concetto
tipico che è alla base della religione greca, è molto diverso
da quello che vi era in oriente (ad esempio fra gli egizi), dove il divino è
nettamente separato dall'umano; dove l'interno di un tempio è appannaggio
di una ristretta casta sacerdotale; dove anche l'architettura dà la sensazione
dell'imponenza e "pesantezza" di una divinità irragiungibile
che comunque incombe dall'alto e tutto domina. Il diverso concetto religioso
che avevano i Greci si riscontra nella costruzione architettonica del tempio
greco che è strettamente funzionale al loro concetto di relazione con
il divino. Il tempio greco viene costruito dal popolo, ed è un edificio
che contiene al suo interno la cella con la statua della divinità, ma
il cui centro religioso non è la cella, quanto è vero che il grande
altare dove si svolgevano i riti ed i sacrifici si trova sempre al di fuori
del tempio, davanti al suo ingresso. Il popolo accorreva al tempio, partecipava
alle processioni che si svolgevano nella peristasi del tempio intorno alla sua
cella, ed accedeva alla cella dove onorava la divinità, ma le grandi
celebrazioni si svolgevano all'esterno. Così come le divinità
olimpiche erano presenti fra gli esseri umani ed interagivano con essi interferendo
nelle loro vicissitudini, allo stesso modo il tempio è una costruzione
che al tempo stesso è aperta e chiusa, dove l'interno interagisce con
l'esterno e l'esterno con l'interno. La peristasi si trova al coperto ma è
un luogo aperto sull'esterno: la luce filtra nell'interno del tempio, e dall'esterno
si scorgono le ombre e le oscurità interne; in questo gioco un ruolo
fondamentale ce l'hanno la forma delle colonne, le loro scanalature, il rapporto
fra colonne ed intervalli, le proporzioni generali dell'edificio.
I principali elementi architettonici in un tempio dorico
(clicca sull'immagine per ingrandirla)
Le caratteristiche peculiari del tempio dorico sono:
- il basamento
del tempio (crepidoma o stereobates) su cui poggiano direttamente le colonne;
il piano su cui poggia la colonna viene chiamato stylobates;
- la colonna (stylos):
1. che manca sempre della base, a differenza degli altri stili che ne possiedono
una;
2. che è poco slanciata e si assottiglia lievemente ma in modo regolare
(rastremazione) man mano che procede verso l'alto per raggiungere il capitello;
presenta inoltre un lieve rigonfiamento a circa un terzo dell'altezza chiamata
entasis;
3. è composta da rocchi di forma grossomodo cilindrica sovrapposti l'uno
all'altro, segnati sempre da larghe scanalature (che possono variare nel loro
numero), eseguite solo dopo la sovrapposizione dei rocchi;
4. in cima vi è il capitello, quest'ultimo composto da un elemento circolare
convesso o tronco-conico (echìno) (che nel corso del tempo si è
andato evolvendo appunto da una forma a profilo tondo ad una vieppiù
troncoconica) e da un blocco quadrato (àbaco o dado) postovi sopra;
- la trabeazione costituita da:
1. l’architrave formata da una fila di grandi blocchi lisci posti senza
soluzione di continuità sopra le colonne;
2. il fregio, della stessa altezza e lunghezza dell'architrave, posto al di
sopra di quest'ultima e costituito ad intervalli regolari da un'alternanza di
metope e triglifi, questi ultimi con guttae pendenti, piccoli elementi decorativi
di forma cilindrica o tronco-conica;
- il frontone, di forma triangolare, formato da una cornice che inquadra un muro triangolare chiamato timpano; la cornice è formata da: un elemento orizzontale (ghèison orizzontale) decorato sulla superficie inferiore con basse tavolette (mutuli) ornate da più file di guttae; e da due altri elementi inclinati convergenti con una parte più sporgente (ghèison obliquo) ai quali si appoggiavano le tegole di copertura del tetto e che erano ricoperti da terrecotte decorative dipinte.
Va ricordato infine che parte integrante del tempio dorico era tutto il suo
apparato decorativo. Seppure in genere si sia completamente perduto, nel corso
degli scavi dei templi si sono sempre ritrovati numerosi frammenti o parti di
esso, permettendo non di rado di individuare così la divinità
che vi era venerata.


Tempio G a Selinunte
L'apparato decorativo consisteva in:
- un fine
intonaco bianco che copriva tutta quanta l'architettura templare, dalle colonne
alle trabeazioni, e che era dipinto a motivi geometrici con diversi colori (resti
di essa si possono riconoscere sulle colonne del Tempio E a Selinunte);
- le metope che decoravano il fregio, normalmente dipinte (tutte perdute), più
raramente in rilievo (famose quelle del Heraion alla foce del Sele a Paestum,
e quelle dei Templi C, D ed E di Selinunte) che ritraevano personaggi ed episodi
mitici attinenti la divinità venerata nel tempio;
con Europa
sul Toro Inizi del VI sec.a.C. Tufo calcareo, h cm 84,2, largh cm 67,5; spessore
cm 31,5 Provenienza: Selinunte, Tempio Y (Tempio “delle piccole metope”)
- i gruppi di statue in marmo o in bronzo sistemate ordinatamente all'interno
del frontone, con le sculture più alte poste verso il centro mentre quelle
più piccole disposte ai lati, fino a quelle più basse che raggiungevano
gli angoli del frontone;
- le terrecotte architettoniche (doccioni a protomi leonine, antefisse con gorgonèion,
acroteri, kalypter hegemòn, ecc.) anch'esse dipinte con vivaci colori,
che decoravano i bordi del tetto (ghéison) ed i suoi apici.
Telamone, che sorreggeva il tempio di Giove Olimpico, ad Agrigento (clicca
sull'immagine per ingrandirla)
Armonia del tempio dorico
Indipendentemente dalla provenienza o dalla cultura di una persona, o dalle
conoscenze storico-artistiche che uno può avere, la vista di un tempio
dorico viene recepita istintivamente da tutti come qualcosa di straordinario
e di bello; e non certo solo per le dimensioni imponenti del tempio. Questa
sensazione è dovuta all'armonia intrinseca che possiede l'ordine dorico
e che deriva in larga misura dalle dimensioni dei suoi elementi e dal rapporto
esistente fra le diverse parti architettoniche. Vi è una ricerca di proporzionato
equilibrio fra verticali e orizzontali, fra pieni e vuoti.
Proprio tra spazi pieni e spazi vuoti nel tempio dorico si crea una tale equipollenza da creare una unità strutturale nella quale gli spazi vuoti acquistano un valore pari a quelli pieni, diventando essi stessi elementi architettonici. "I due elementi, cioè pieno e vuoto, sono oramai inscindibili, così come inscindibili sono in un testo musicale note e pause..." (Mario Napoli).
Il tempio dorico viene costruito interamente sul modulo. Il modulo è la misura del diametro della colonna a terra. Il modulo può anche essere la misura dell'intercolumnio, ossia dello spazio esistente fra due colonne sul fronte del tempio. Il modulo diventa il metro su cui viene costruito tutto quanto il tempio.
L'altezza della colonna
è 4 o 5 volte il modulo.
La colonna è 3 volte l'altezza della trabeazione.
La trabeazione è 1/3 della colonna ed ha la stessa altezza del frontone.
L'architrave e il fregio sono ciascuno 1/6 dell'altezza della colonna.
Il frontone ha la stessa altezza della trabeazione e del basamento, ed è
1/3 dell'altezza della colonna.
Il basamento del tempio con i gradini è la metà della trabeazione,
cioè dovrebbe avere la stessa altezza dell'architrave o del fregio.
Il rapporto fra larghezza e lunghezza del tempio è in genere di 1:2 (cioè
la lunghezza è il doppio della larghezza), raggiungendosi talora una
maggiore armonia laddove la larghezza del fronte è i 2/5 della lunghezza
(come nel caso del Tempio di Nettuno a Paestum).
Va ricordato e precisato comunque che l'ordine dorico non è costante.
Seppure i princìpii basilari dell'armonia li si ritrovino in nuce fin
dai templi dorici più antichi, tuttavia il raggiungimento della perfezione
classica non poteva che avvenire progressivamente grazie ad un continuo aggiustamento
delle incongruenze ed alla puntuale e sistematica correzione dei difetti riscontrati.
E questo lo si riscontra tanto nei singoli elementi architettonici quanto negli
edifici nel loro complesso (vedi più sotto "Templi dorici della
Magna Grecia").
Proprio il problema della ricerca di un'armonia anche nelle proporzioni fra
i lati lunghi e quelli corti di un tempio dorico, lo si riscontra negli esempi
più antichi a Selinunte, dove i Templi C ed F risultano ancora relativamente
stretti ed alquanto allungati (il Tempio C presenta addirittura 6 x 17 colonne
!).


Tempio E a Selinunte
Di questa ricerca ossessiva di armonia fanno parte anche:
- la rastremazione
delle colonne, cioè il loro progressivo assottigliarsi verso l'alto;
- la presenza lungo tutto il fusto di scanalature con spigoli acuti che, creando
giochi di luce e di ombra, danno corporeità alla colonna; le scanalature
- che suggeriscono le pieghe di un peplo - possono avere una larghezza minore
o maggiore, dunque aumentare o diminuire di numero, creando così effetti
diversi;
- l'entasi, cioè il lieve rigonfiamento della colonna a circa 1/3 della
sua altezza è una trovata che dà "umanità" alla
colonna, come se essa avesse un piccolo cedimento sotto - il peso della struttura
architettonica;
- i continui e diversi tentativi intrapresi nel corso dei secoli ed in diversi
luoghi per risolvere il problema della posizione del triglifo angolare rispetto
alla colonna.
Il tempio dorico di Segesta
Templi dorici della Magna Grecia
Si segnalano gli
esempi più significativi e particolari:
- i templi dorici più antichi in Italia meridionale li abbiamo a Siracusa
(dove il tempio di Apollo ad Ortigia presenta ancora colonne monolitiche e tozze)
e a Paestum (dove la cd. Basilica presenta una cella a due navate e conseguente
fronte del tempio con numero dispari di colonne, inoltre colonne con un'entasi
ed una rastremazione molto accentuate, ed infine capitelli fortemente schiacciati);
- l'evoluzione del tempio dorico la si può seguire a Paestum confrontando
soprattutto la forma dei capitelli dei templi chiamati "Basilica",
"di Cerere", e "di Nettuno", oltre che la forma delle loro
colonne e la pianta dei templi;
- i templi di maggiori dimensioni si trovano ad Agrigento (tempio di Zeus Olimpio:
113 x 56 m., con colonne alte dai 14 ai 19 m., di 4,30 m. di diametro) e a Selinunte
(Tempio G: 113 x 54 m., con colonne alte 16 m. e di 3,40 m. di diametro);
- i templi dorici meglio conservati si trovano a Paestum (cosiddetti "di
Nettuno", e "di Cerere") e ad Agrigento (tempio della Concordia);
- templi che presentano stili diversi sono: a Selinunte il Tempio G (che, per
il protrarsi della sua costruzione durata 120 anni, presenta un dorico arcaico
sul lato est, mentre verso ovest è un dorico classico); a Paestum il
cd. Tempio di Cerere (che presenta una peristasi dorica, mentre all'interno
le colonne del pronao erano in stile ionico);
- un pseudo-tempio dorico (incompiuto) lo troviamo a Segesta, dove le colonne
non presentano scanalature ed all'interno del tempio non vi è alcuna
cella, mentre i blocchi del basamento presentano ancora delle protuberanze che
servivano per il loro sollevamento e messa in opera;
- un tempio dorico trasformato (e tuttora utilizzato) come chiesa, è
riconoscibile all'interno del Duomo di Siracusa (tempio di Atena);
- templi dorici ridotti a imponenti cumuli di rovine si possono ammirare a Selinunte
ed Agrigento (distrutti dai Cartaginesi nel 409-406 a.C. o da terremoti avvenuti
in epoca bizantina, VI-IX sec.d.C.).
Tempio ionico

L’apparizione del tempio ionico, il più antico dei quali sembra essere il II Heraion di Samo, è databile intorno alla metà del VI secolo a.C.. Oltre alla forma, più leggera e slanciata del tempio dorico, si caratterizza per alcuni elementi innovativi:
- la colonna: più
slanciata rispetto a quella dorica, è munita di base (formata da due
tori separati da una gola o scozia o trochilo), con scanalature intervallate
da listelli piani e con capitello a volute
- Il capitello presenta degli ovoli nell'echino e nell'abaco ci sono delle decorazioni.
- l’architrave: suddivisa orizzontalmente in tre fasce, ciascuna aggettante
(sporgente) verso l'esterno rispetto a quella inferiore, e coronata superiormente
da modanature
- il fregio: continuo e scolpito con bassorilievi
- la cornice: decorata con dentelli.
Esempi di templi ionici, testimoniati soprattutto nelle città greche
dell’Asia Minore, sono il Tempio di Atena Nike sull’Acropoli, il
tempio di Artemide ad Efeso, quello di Atena Poliade a Priene, ed il gigantesco
tempio di Apollo a Dydyma, presso Mileto, di età ellenistica.
In Sicilia c'era un tempio ionico certamente a Siracusa (dedicato ad Apollo) e che oggi è inglobato nel palazzo municipale. Fu fatto costruire nel VI secolo a.C.
Tempio corinzio
non presente in Sicilia

La struttura del tempio corinzio non è dissimile da quella dello ionico, se non per il capitello, decorato con foglie d'acanto, e poi per la base della colonna, diversa da quella ionica. La leggenda vuole che lo scultore greco Callimaco sia stato ispirato casualmente da un cesto trovato vicino ad una tomba. Il cesto, lasciato da qualche familiare del defunto, era chiuso in alto da una pietra quadrata (una sorta di abaco) ed al di sotto di esso era cresciuta una pianta di acanto, le cui foglie fuoriuscivano attorno al cesto. Da notare inoltre che la base delle colonne può essere ulteriormente rialzata mediante l'uso di un plinto.
La nuova foggia del capitello apparve isolatamente già alla fine del V secolo a.C. nel tempio di Apollo a Bassae. Nel IV secolo a.C. troviamo il corinzio adottato nel thòlos di Epidauro e nel Philippeion di Olimpia. Edifici templari interamente corinzi si hanno solo in età ellenistica ed avranno grandissima diffusione nell'architettura romana.
da Wikipedia e da altre fonti
www.ilconsole.it