Sicaminò
un borgo che fù, un Duca incendiato e le campane dell'amore


data di esplorazione: Novembre 2008
"Viaggio nel Tempo": Peloritania

 

Attenzione: queste schede hanno bisogno del sostegno culturale di tutti. Se ne sapete di più o trovate qualche imperfezione non esitate a comunicarcela. Basta mandarci una mail a: sicilia@ilconsole.it

 

 

 

 


Il borgo abbandonato e la mitica campana dell'amore (clicca sulle foto per ingrandirle)

 

Scheda


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cosa: Borgo abbandonato

dove siamo: Frazione di Sicaminò a Gualtieri Sicaminò (me)

Viaggio nel Tempo: Borgo abbandonato, Palazzo e chiesa palatiale, Fornace, duca Avarna

valutazione: ****

Console di zona: Piero Bonarrigo


come arrivare : Da Milazzo siete ad un passo.

 

 

 

 

 

Il borgo abbandonato



Un tratto del borgo si Sicaminò (clicca sulla foto per ingrandirla)

 

Potere dell'immaginazione...

Il borgo di Sicaminò si trova a circa 5 chilometri dal paesino di Gualtieri Sicaminò.

Oggi è completamente abbandonato, o quasi, ma fino ad un recente passato è stato ferace di uomini e prodotti della terra.

Il borgo, un tempo dimora dei duchi Avarna, ormai quasi interamente disabitato, è segnato all’ingresso da un Obelisco.

Percorrendo le sue vie si notano i resti di antiche costruzioni: le case dei contadini, l’abitazione dell’amministratore del feudo, antichi forni, la scuola rurale che porta il nome della duchessa Magda Avarna, un’antica fornace.

Si sviluppa su due stradine parallele tra loro ed unite di tanto in tanto da romantici scorci, come questa scalinata in fotografia.

 

Questa era la piazza di un tempo, a ridosso di una scuola.

 

Questi hanno dimenticato sedie e cose varie fuori porta.

 

Passeggiamo avvolti dal fascino del silenzio spettrale tipico dell'abbandono.

Sono in compagnia di Piero Bonarrigo ed un amico di Piero, chiacchierone come pochi.

Non c'è nessuno o quasi.

Sento dei rumori dentro una casa e accenno: "C'è qualcuno ?"

Si affaccia una ragazza ed una signora più grande (la mamma). La giovane è spettacolarmente identica, assolutamente uguale a Mimma la mogllie del ciaramiddaro Ivan Calì (vedi scheda su Monte Venere): è sua sorella !

Entrambe hanno scelto di vivere in due posti incredibilmente simili, isolati dalla civiltà.

Veramente pazzesco !

"Mi saluti a Mimma se la vede ..." mi dice l'arabeggiante ragazza di Sicaminò.

Per il resto camminiamo in mezzo a file di case basse silenziose.

Qualcuno, nostalgico, ha rimesso in sesto una vecchia casa di famiglia e d'estate ci viene a passare le ferie.

Le origini del borgo sembrano essere antichissime.

La storia ci racconta di questi feudatari, sin dai tempi dei Normanni..: Gualterio Gavarretta (1123) > … > Giovanni Sicamino (1272) > Ruggero
Sicamino (1282) > Ambrogio Sicamino (1335 ca) > Geraldo Sicamino (c. 1373)

Il borgo già ai tempi doveva essere florido, con tanto di chiesetta, forno comune ...

Nel 1838 c'erano 2430 persone. (Compendio della storia di Sicilia, Pietro Sanfilippo, 1838).

Nel 1858 c'erano 2867 persone e si esportavano agrumi, vino ed olio.Dizionario geografico, statistico e biografico della Sicilia, 1858.

 

Giovanni Vallone

 

 

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IL BORGO DI SICAMINO'

 

 

 

Il palazzo e la chiesa palatiale

A dominio del borgo, imperioso, c'è il Palazzo Avarna, anch'esso ad un passo dall'abbandono.

Nel senso che è abbandonato ma ancora non ammuffito.

Ecco la scheda dell'edificio:

Uno degli edifici più affascinanti di Sicilia fosse solo perché adesso occupa, solenne e austero, una borgata praticamente disabitata con questo gioiello di architettura ispirata alle forme gotico-catalane. Il castello è inoltre affiancato dalla cappella baronale della famiglia Avarna, edificata nel 1896.

Questa veniva aperta solo ad anni alterni per la festa della Madonna delle Grazie.

La storia del borgo è particolarmente legata a quella di questa famiglia, imparentata con gli Altavilla e che fece la sua comparsa in Sicilia con l’avvento degli Svevi, quando un ramo della famiglia passò in Sicilia.
L’8 marzo 1756 Sicaminò, con sentenza del tribunale della Gran Corte Civile, viene assegnato a Giuseppe Avarna, discendente dei baroni di Sicaminò. Nel 1793 il barone Bartolomeo Avarna ottenne, con dispaccio del 15 aprile , da Ferdinando I di Borbone la licentia populandi. Nel 1798 si contavano già 205 abitanti.


L'ingresso del palazzo (clicca sulla foto per ingrandirla)


Il 16 dicembre 1800 la ducea di Gualtieri viene acquistata da Bartolomeo Avarna, barone di Sicaminò. Ma i due territori, pur riuniti nella persona dello stesso feudatario, continueranno ad amministrarsi separatamente. Sarà il duca Carlo Avarna, primo ministro del Regno delle Due Sicilie, a condurre in porto nel 1835 l’unificazione dei due Comuni.


Bartolomeo Avarna fu colui che costruì questa sontuosa dimora. Morì a Palermo il 16 gennaio 1811, senza lasciare figli e discendenti, per cui l’eredità venne raccolta prima dal fratello Carlo e poi, nel 1837, dal fratello Nicolò. Da quest’ultimo il feudo passò al figlio Carlo e poi al nipote Nicolò, che nel 1874 sposò Giulia di Somma, la baronessa rimasta nella memoria collettiva per la sua immensa bontà. Nicolò e Giulia non ebbero figli. Il feudo di Sicaminò sarebbe spettato, quindi, al nipote Carlo. Ma il vecchio Nicolò, non approvando che questi avesse sposato una polacca non aristocratica, dispose con proprio testamento che i beni di famiglia non fossero ereditati né da Carlo, né dal piccolo Giuseppe, frutto di quell’unione da lui tanto osteggiata, ma fossero affidati invece a un curatore fino alla nascita del figlio di Giuseppe. Per tale strana disposizione testamentaria la famiglia Avarna è rientrata in possesso dell’ex feudo il 21 marzo 1943, con la nascita di Carlo, titolare fino a pochissimi anni fa.


Dal 1812, anno di soppressione dei feudi in Sicilia, la baronia ha assunto l’aspetto e la veste giuridica di una grande azienda agricola. Tuttavia nel linguaggio locale Sicaminò rimane sempre “u feu” e i suoi abitanti, ridotti ormai a una decina, vengono ancora designati con il termine “fuoti”. Dalle lapidi presenti nella chiesa e dalla documentazione più recente ricaviamo i nomi di tre amministratori che hanno curato la gestione dell’azienda negli ultimi due secoli: Cosimano Matranga (dal 1813 al 1866), Letterio Cucinotta (dal 1890 al 1926), Edmondo de Giacomo (dal 1926 al 1943).

Giovanni Vallone

 

 

Il duca Avarna e le campane dell'amore
e Chiacchiere di Trinacria

Il vero motivo per il quale si è deciso di ispezionare questo borgo siciliano in realtà altro non era che una registrazione per Chiacchiere di Trinacria, il nuovo programma che sto realizzando per .

La storia del duca Avarna meritava un approfondimento.

Poteva essere una delle storie da inserire in Chiacchiere di Trinacria.

Lo sarà.

Dunque: questo tizio, signorotto del borgo, ha condotto una vita a dir poco esilarante.

Se la vita di un essere umano potesse essere infilata in un menù, potremmo dire che il percorso del duca è stato esattamente convenzionale, con dolce (avvenente sposa quarant'anni più giovane di lui) e amaro (morto incendiato e senza il becco di un quattrino) finale.

In precedenza il buon nobile aveva fatto sfoggio di bizzarria, soldi spesi a profusione, e marachellonate di ogni genere.

Ad esempio: lungo la strada che porta a Sicaminò sul muro si nota una scritta "Contava meno, segnava più", che pare essere stata messa dai suoi coloni e si riferisce al fatto che il duca quando gli portavano i prodotti della terra al momento di pesarli ci toglieva qualche chilo e quindi gli pagava di meno (contava meno) con conseguenza che nelle sue tasche entravano più soldi (segnava più)

 

Viveva nel palazzo di cui sopra ma finì la sua esistenza nell'attigua casetta, buttato fuori dalla moglie, giustamente.

Si era infatti innamorato di una hostess quarant'anni più giovane di lui ed aveva deciso di portarla in questo borgo.

Gente del posto diceva che di tanto in tanto si vedevano cavalcare tra i boschi di Sicaminò., completamente nudi.

Questa Tava era una gran sventola, così si dice in paese.

Il vero scoop era la campana che il duca suonava ogni qual volta finivano di fare l'amore.

Le suonava perchè dalle parti della terrazza aveva un campanile e soprattutto per far dispetto alla moglie che abitava nell'attiguo palazzo-castello.

Questa campana è leggendaria e dopo circa 17 anni l'ho rifatta suonare io. Ma senza Tava.

Durante la sua vita il tizio aveva divorato un capitale tra viaggi a Cortina d'Ampezzo, Roma, donne ...

Po gli anni passarono il duca invecchiava, Tava se ne era andata ma veniva a trovarlo continuamente fin quando un giorno Avarna fu trovato incendiato dentro la sua ormai misera abitazione.

Sono andato a vedere dove il duca ha passato gli ultimi anni della sua vita.

Con grande sorpresa dei miei accompagnatori sono entrato dentro la casa dell'amore, chiamiamola così.

Il fascino dei luoghi abbandonati, diruti, acceca la mia ragione.

Prima o poi mi beccheranno e mi faranno una mazzo così !

Ma forse no ...

Insomma, la procedura è sempre la stessa: scavalco ed entro, infischiandomene della scritta "Proprietà privata duca Giuseppe Avarna".

D'altronde lavoro per la storia, e qua non scherzo.

 

Entro in un mondo fantastico, come ogni qual volta il mio animo decolla verso il regno delle sensazioni.

Non so cosa ho detto ma è poco importante.

La casa è la sopra.

Salgo una scaletta, romantica direi, ed arrivo alla porta d'ingresso.

 

Le stanze si snodano una dopo l'altra, senza inutili corridoi.

 

Il tetto è kapput

 

Mi colpisce un imperioso camino, imperioso per la casa.

 

Qua e la noto delle pietre, da collezione o comunque da una che gli piacciono le pietre. Gessi, calcari, zolfi ... il duca doveva averne una passione.

 

La cucina è a dir poco essenziale. Accanto ad essa una serie di posate arrugginite dal tempo.

 

Il duca era un intellettuale, mattacchione ma intellettuale.

La macchina da scrivere, logora, testimone di chissà quali pensieri della mente tradotti dal ticchettio dei suoi tasti, giace abbandonata tra le erbacce che ormai hanno invaso il pavimento di una casa che fù.

Stoppo d'improvviso l'adrenalina che scorre dentro me.

L'eccitazione diventa riflessione: ecco la vita ed ecco la morte.

 

Con la punta dell'occhio vedo la campana, la mitica campana.

Cerco la strada per salire su in terrazza, fino a lei.

Mi faccio strada tra le erbacce di una stretta scala ed arrivo ad un passo da lei.

Non posso che farla risuonare.

Da lassù vedo i miei amici con la bocca spalancata.

Non avrebbero mai pensato, abitanti del posto, di profanare questa casa.

Poi si fanno coraggio ...

Giovanni Vallone

 

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IL DUCA E LA CAMPANA

 

 

Le faceva suonare per indispettire l'ex moglie
Il duca delle campane d' amore muore nell' incendio della casa
Lascio' la consorte per un' americana di quarant' anni piu' giovane di lui

Le faceva suonare per indispettire l' ex moglie Il duca delle campane d' amore muore nell' incendio della casa Lascio' la consorte per un' americana di quarant' anni piu' giovane di lui Gualtieri Sicaminò(Messina) - Una fine che ha tutto il sapore del contrappasso. A un uomo che ha amato vivere in modo eccentrico la morte ha riservato un banale incidente domestico. Il duca Giuseppe Avarna, 83 anni, e' morto ieri all' alba nell' incendio della sua abitazione, una chiesa sconsacrata attigua al castello di famiglia a Gualtieri Sicamino' , sui monti Nebrodi. Secondo i vigili del fuoco la disgrazia e' stata causata da una stufa a legna. Un po' "Gattopardo" un po' "barone del grillo" Giuseppe Avarna amava stupire e far parlare di se' . Aveva esternato appena qualche giorno fa annunciando di essere l' outsider nella corsa alla presidenza della Repubblica. L' ultima uscita, ormai un po' stanca e priva di smalto, di un personaggio che ha saputo offrire ben altro. Innanzitutto il suo matrimonio scandalo con una hostess americana quarant' anni piu' giovane di lui. Nel 1980 per seguire quella ragazza non ancora trentenne non aveva esitato ad abbandonare la moglie, i tre figli e tutti i suoi possedimenti. Praticamente gli era rimasto solo il titolo nobiliare che aveva condiviso con la nuova compagna, Tava Daetz, hostess della Panam originaria dell' Oregon. Per una serie di vincoli testamentari al duca e alla nuova duchessa non era stato piu' concesso di risiedere nel grande maniero di famiglia, ma in una chiesetta sconsacrata attigua al castello. E qui l' eccentrico Avarna, rimasto in bolletta e costretto a vivere con una misera pensione sociale, aveva voluto celebrare il trionfo dell' amore sulla ricchezza. Come in una favola: lei a suonare la chitarra, lui a comporre poesie. Un idillio che puntualmente si concludeva con una lunga notte d' amore al termine della quale il duca usciva nel cortile che separa la cappella dal castello e cominciava a suonare le campane. Un modo per gridare alle stelle la sua gioia, ma anche per fare ingelosire l' ex moglie, Magda Persichetti, che continuava a risiedere nel maniero degli Avarna. La campana dell' amore fini' per essere oggetto di una dura battaglia legale. La signora Persichetti fece ricorso alla Pretura di Milazzo denunciando il duca per schiamazzi notturni. Avarna venne condannato a 20 mila lire di multa per rumori molesti con l' obbligo di far tacere la sua campana. Ma un anno dopo il tribunale di Messina ribalto' la sentenza. I giudici stabilirono che "suonare una campana, anche nelle ore notturne, per annunciare la conclusione di un convegno amoroso non e' reato se si abita lontani dal centro abitato". A Gualtieri Sicamino' la campana riprese a suonare e tutta la storia fece il giro del mondo. Arrivo' un esercito di giornalisti e persino la Cnn e il settimanale Stern dedicarono ampi servizi alla love story tra il duca spiantato e la bella hostess americana. Col tempo molte cose sono cambiate: l' ex moglie e' morta e i tre figli si sono trasferiti a Roma annunciando anche di voler vendere il castello. "La mia famiglia ha origini longobarde - amava raccontare il duca -, mio nonno fu ambasciatore a Vienna ed era amico personale dell' imperatore Francesco Giuseppe. + stata la riforma agraria a sottrarci una parte della ducea che un tempo si estendeva su 1.300 ettari. Quel che e' rimasto e' stato venduto dal mio primogenito che ora vuol vendere anche il castello. Con un testamento redatto nel 1917 il mio prozio Nicolo' lascio' tutto ai pronipoti, cioe' ai miei figli, io sono solo un usufruttuario". Amante del gioco e della bella vita Avarna ha vissuto in bolletta i suoi ultimi anni. Ma non e' mai finita la storia d' amore. "Lei fa il doppio turno, in un mese lavora per due e cosi' le restano venti giorni da trascorrere in Sicilia". La bella hostess tra oggi e domani tornera' a Gualtieri Sicamino' per dare l' ultimo addio al suo duca. "Lei - diceva Avarna - e' stata sempre felicissima di stare in Sicilia e di vivere questa splendida storia d' amore".

Alfio Sciacca
Corriere della Sera
22 Febbraio 1999

 


Giuseppe Avarna: una vita leggendaria

Il duca Giuseppe Avarna, uno degli ultimi sangue blu di Sicilia, è scomparso di recente (per l’incendio sviluppatosi nella sua dimora di Sicaminò) dopo una vita leggendaria che l’ha portato più volte sulla ribalta delle cronache per le sue iniziative politiche. Giuseppe Avarna è stato apprezzato pure come poeta.
Può dirsi praticamente già finito il grande frastuono creatosi attorno alla morte di Giuseppe Avarna (11.11.1916-21.02.1999), anche se i dettagli della sua tragica fine rimangono ancora poco chiari. Su di lui sono state date tante definizioni, cercando di rinchiudere un personaggio estroverso, dalla cultura multiforme, poliglotta e giramondo, dentro parametri necessariamente limitativi che non riescono a coglierne l’autentico spessore. Portatore del cliché di una nobiltà vecchio stampo e al tempo stesso espressione di una giovanile vitalità sempre aperta a nuove avventure, Avarna ha attraversato quasi tutto questo secolo senza essere capito e apprezzato. Si è occupato di politica e di letteratura lasciando tracce che la storia futura sarà costretta a riportare alla luce. Quando nessuno parlerà più di campane, di vicende familiari e di corsa alla presidenza della repubblica, allora riaffioreranno le sue liriche, i suoi drammi in versi, i suoi scritti politici. Uomo sempre pronto a nuove battaglie, non conobbe né riposo né pace, lussi negati ai poeti. Fondò e diresse, con un gruppo di giovani scrittori, la rivista Girasole che suscitò aspre polemiche tra i critici italiani e per parecchio tempo portò in giro il nome di Gualtieri Sicaminò, il comune che non lo capì da vivo e sembra non volerlo comprendere neanche da morto.
Per preparare il terreno alla futura riscoperta di Giuseppe Avarna dò qui di seguito un elenco, sicuramente incompleto, delle sue pubblicazioni, quelle di cui fino ad oggi ho potuto avere notizia.
Opere di Giuseppe Avarna:
Autonomia e problemi agrari siciliani, Messina 1945; Les scandales, Messina 1949 ; Nevermore, Messina 1949 ; Promenade au soleil, Messina 1949; Poème d’un soldat mort à la guerre, dramma in tre episodi, Messina 1950 (sulla crisi morale e sociale della gioventù che ha combattuto e sofferto la guerra); Poème d’une douce saison, Messina 1951 (raccolta di liriche scritte nell’estate-inverno 1950, in giro per l’Italia); Jeanne d’Arc, Messina 1951 (una rivisitazione della figura della Pulzella d’Orléans); La mia stagione in Europa, poesie, Bologna 1953 (liriche in lingua francese); Il cavaliere gotico, poesie, Bologna 1954; Ovunque confini, poesie, Bologna 1956; Macerie, liriche, Parma 1959.

Stefania Colosi


 

La fornace

E' rimasta quasi integra la fornace del borgo.

 

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LA FORNACE DI SICAMINO'

 

 

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