Basilichetta di San Giovanni - Pozzo Blandini
data di esplorazione: gennaio 2008
"Viaggio nel Tempo": COSTA DI DUCEZIO

 

Scheda


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cosa: Valle dell'organo, tra gli aranceti sbucano una basilichetta incantevole ed un gigantesco pozzo a trazione animale.

dove siamo: Comune di Palagonia, Piana di Catania (Ct)

Viaggio nel Tempo: Basilica (paleocristiana ?) - Noria (seconda metà XIX secolo)

valutazione: *****

ambasciatore di zona: Giuseppe Maggiore

 


come arrivare : Dal centro di Palagonia imboccare la strada per il cimitero del paese. Con il luogo dei morti alla vostra sinistra percorrere circa 400 metri e sempre sulla vostra sinistra ecco un cancello grigio che immette in un vialetto che arriva al pozzo. Altri 800 metri e, sempre sulla sinistra, in aperta campagna, la romantica basilica.

Giuseppe Maggiore, nostro Ambasciatore e profondo conoscitore della zona, oltre che squisito gentiluomo e cultore d'arte.

 

 

 

 

Basilichetta di San Giovanni
paleocristiana ?

Un incantevole visione questo misterioso luogo di culto a due passi dal fiume Catalfaro, grande re del lontano passato, come ogni luogo dove scorre acqua.

Quasi eterea, sospesa nei pensieri, troneggiante, la basilichetta occupa la sommità di una motta, molto probabilmente artificiale.
E se così fosse le congetture si rincorrono: forse prima era la sede di un'altare pagano ? forse sin dal tempo dei siculi...

Forse, appunto.

Non si conosce, quindi, con esattezza la data della sua costruzione. Mettiamola così: certamente è avvenuta dopo il 312 (editto di Costantino) e, probabilmente, prima dell'anno 828 quando gli Arabi addentarono questa parte di Sicilia.
L'architettura tipicamente paleocristiana (ad esempio: l'assenza di transetto) riconduce inevitabilmente a quel periodo.
Ma anche in questo caso non è indizio che fa prova.

Anche il suo stato estremamente degradato potrebbe essere una traccia, labilissimo, di un lontano passato.

 

Al di là di tutto questo chiacchiericcio, mi si conceda di battere la parola sull'alto valore romantico di questo isolato piccolo capolavoro, perfetto matrimonio tra la natura e l'arte, ancora una volta genialmente abbracciati qua in Sicilia.

La foto qua sopra mostra l'abside della costruzione.

 

 

La piccola chiave di volta sorregge il peso, da centinaia di anni.

 

 

Le colonne hanno il tipico aspetto post classico. Esse finiscono con il capitello (quella parte più larga) a cui non segue più una trabeazione come in periodo greco ma l'inizio dell'arco a tutto sesto.

L'arco a tutto sesto è anche un elemento caratterizzante dell'architettura romanica.

 

 

Giovanni Vallone

 

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Basilica di San Giovanni (un'altra relazione)
tratto da www.amedit.it


Il tempietto dista a circa due chilometri dall’abitato di Palagonia (CT), posto su un piccolo terrapieno nelle vicinanze del fiume Catalfaro. La zona si può dividere in due: la prima quella vicina al fiume e l’altra quella della basilica in questione.

Nella prima, lungo una parete rocciosa, sono visibili quattro cameroni e una scala lapidea nei cui pressi è stata rinvenuta ceramica sigillata romana, manufatti in vetro e ceramica del periodo medievale.

Tale area intorno agli anni quaranta del secolo scorso, nel corso dei lavori di bonifica per la coltivazione degli agrumeti, restituì diverse sepolture a fossa dalle quali fu portata via una gran quantità di ossa umane.

L’area attorno alla basilica risulta invece gravemente manomessa da lavori di livellamento operati per mezzo di ruspe, che ne hanno cancellato purtroppo ogni eventuale traccia che potesse costituire oggetto di studio e di approfondimento.

Tuttavia, da alcune ricognizioni in superficie è stato raccolto materiale litico, consistente in selci lavorate, che fanno ipotizzare la presenza di un insediamento preistorico; nonché materiale ceramico bizantino, tardomedievale e di epoche relativamente recenti.

I resti della basilichetta troneggiano su un piccolo basamento di roccia, e danno l’impressione di un monumento concepito esattamente così come si presenta; armonioso e surreale allo stesso tempo nell’incantevole scenario circostante.

Il primo studioso ad occuparsene è stato G. Libertini, che ne presentò una relazione al I Congresso di Archeologia Cristiana tenutosi a Roma nel 1952.

Così egli scrive: “La basilichetta di Palagonia, per la semplicità delle forme della sua costruzione…pur considerando che si tratta di una modesta chiesetta rurale, in cui la rozzezza della costruzione può dare l’impressione di maggiore arcaicità, in ogni modo io non scenderei nella datazione molto oltre il V secolo. …la chiesetta in questione non solo aveva una sola navata ma che, era uno dei rari esempi di basiliche aperte lateralmente, cioè che invece di muri perimetrali presentavano degli archi i quali potevano eventualmente, essere chiusi da porte in legno, o latri, o da tendaggi, e probabilmente erano circondate da una area recinta (cortile o giardino)”.

Il tempietto presenta pianta rettangolare con all’estremità orientale un’abside a calotta. Ai lati si dipartono una serie di archi dei quali ce ne sono pervenuti interi soltanto due per lato, sebbene da ciò che rimane dei raccordi architettonici risulta evidente che erano più numerosi.

Detti archi poggiano su dei capitelli trapezoidali con singolari sagomature del tipo “a mantice”, a loro volta poggiati su dei tozzi pilastri di poco meno due metri. Tali strutture sono sopraelevate rispetto all’area interna della navata da due scalini. Il tutto misura circa 7 metri in lunghezza x 4,15 in larghezza x 3,20 in altezza.

Allo stato attuale dei resti risulta difficile dire quali potessero essere le dimensioni e l’aspetto originario della basilichetta. Dagli scavi da lui effettuati, il Libertini ipotizza un’estensione della navata di circa 10.7 metri.

Incisione di R. Bowyer, Londra 1809. E' il nostro tempietto ?



Dubbi si hanno anche sulla sua reale funzione e datazione; alcuni, come A. Messina nel suo studio “Tre edifici del medioevo siciliano”, pubblicato su Sicilia Archeologica, 82, 1993, pp. 61-65, sostengono si tratti di una grangia cistercense edificata nel tardo XII secolo. A ciò si aggiunga anche un dipinto del 1809 di R. Bowyer, (vedi foto sopra) diventato celebre presso la città di Palagonia per la grande somiglianza del soggetto raffigurato con il tempio in questione.

Tuttavia, la sua tipologia architettonica ne accredita più la prima tesi, ponendola in relazione con altri esempi di basilichette paleocristiane presenti in Siria (vedi A. Grabar in L’Arte paleocristiana 200-395, Bur Arte, Rizzoli, Milano 1980).

La basilichetta era probabilmente intitolata a San Giovanni da cui prende il nome la contrada. Il sito è stato recentemente interessato da lavori di riqualificazione su interessamento del Comune di Palagonia, coi finanziamenti POR della Regione Siciliana e dell’Unione Europea.

tratto da: www.amedit.it

 

 

 

Pozzo Blandini
1850 circa

Siamo nella Valle dell'organo così detta per la presenza di basalto del tipo colonnare, venutosi a formare per colate laviche in ambiente marino eruttate da fessure così da formare colonne di prismi esagonali.

Qui la montagna assume forme strane come quest'elefante qua sotto.

 

Il Pozzo Blandini, antica e monumentale noria a trazione animale, con i suoi 6 metri d'altezza domina la piana circostante.

Il pozzo Blandini è un'imponente struttura di ingegno agrario costruita intorno alla metà del XIX secolo.

Guardiamo la figura in alto per capire come funzionava questo ciclopico rubinetto d'acqua.
Il pozzo vero e proprio si trovava all'interno, al centro di questa costruzione ad archi che fu costruita proprio attorno al contenitore d'acqua sotterraneo, cioè il pozzo.

Il meccanismo che permetteva di far salire l'acqua dal pozzo e quindi riversarla nel giardino (attraverso quei fori che si intravedono nella parte sommitale delle arcate) si chiama noria.

 

 

Ecco come funzionava questa noria. La parte più alta della costruzione presentava una terrazza circolare dove i cosiddetti animali da tiro (buoi, asini...) spesso bendati, trainando un'asta mettevano in moto una ruota dentata che, per farla breve, azionava un meccanismo che portava qua sopra dei secchi pieni d'acqua raccolti nel sottostante pozzo. E da qua sopra giù nel giardino, arance e limoni per tutti. Man mano che alcuni secchi salivano altri scendevano a far rifornimento. Un vero movimento di logica e civiltà contadina !

 

Ecco il nostro Giuseppe che recita la parte dell'asino, bendato di occhiali ! La ruota si trovava al centro, dove si vede quella struttura, e gli animali vi ruotavano attorno legati a questo marchingegno.

Un perfetto esempio di "grido d'orrore" per i naturalisti.

E difatti, fortunatamente, le norie scomparvero proprio per questo motivo (inizi anni '50).

Almeno in Occidente...

 

 

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