Basilichetta
di San Giovanni
paleocristiana ?
Un
incantevole visione questo misterioso luogo di culto a due passi dal
fiume Catalfaro, grande re del lontano passato, come ogni luogo dove
scorre acqua.
Quasi
eterea, sospesa nei pensieri, troneggiante, la basilichetta occupa
la sommità di una motta, molto probabilmente artificiale.
E se così fosse le congetture si rincorrono: forse prima era
la sede di un'altare pagano ? forse sin dal tempo dei siculi...
Forse,
appunto.
Non
si conosce, quindi, con esattezza la data della sua costruzione. Mettiamola
così: certamente è avvenuta dopo il 312 (editto di Costantino)
e, probabilmente, prima dell'anno 828 quando gli Arabi addentarono
questa parte di Sicilia.
L'architettura tipicamente paleocristiana (ad esempio: l'assenza di
transetto) riconduce inevitabilmente a quel periodo.
Ma anche in questo caso non è indizio che fa prova.
Anche
il suo stato estremamente degradato potrebbe essere una traccia, labilissimo,
di un lontano passato.
Al
di là di tutto questo chiacchiericcio, mi si conceda di battere
la parola sull'alto valore romantico di questo isolato piccolo capolavoro,
perfetto matrimonio tra la natura e l'arte, ancora una volta genialmente
abbracciati qua in Sicilia.

La
foto qua sopra mostra l'abside della costruzione.

La
piccola chiave di volta sorregge il peso, da centinaia di anni.

Le
colonne hanno il tipico aspetto post classico. Esse finiscono con
il capitello (quella parte più larga) a cui non segue più
una trabeazione come in periodo greco ma l'inizio dell'arco a tutto
sesto.
L'arco
a tutto sesto è anche un elemento caratterizzante dell'architettura
romanica.

Giovanni
Vallone
consulta
l'Entrobolario
per saperne di più sull'Architettura Cristiana
Basilica
di San Giovanni (un'altra relazione)
tratto da www.amedit.it
Il tempietto dista a circa due chilometri dall’abitato di Palagonia
(CT), posto su un piccolo terrapieno nelle vicinanze del fiume Catalfaro.
La zona si può dividere in due: la prima quella vicina al fiume
e l’altra quella della basilica in questione.
Nella
prima, lungo una parete rocciosa, sono visibili quattro cameroni e
una scala lapidea nei cui pressi è stata rinvenuta ceramica
sigillata romana, manufatti in vetro e ceramica del periodo medievale.
Tale
area intorno agli anni quaranta del secolo scorso, nel corso dei lavori
di bonifica per la coltivazione degli agrumeti, restituì diverse
sepolture a fossa dalle quali fu portata via una gran quantità
di ossa umane.
L’area
attorno alla basilica risulta invece
gravemente manomessa da lavori di livellamento operati per mezzo di
ruspe, che ne hanno cancellato purtroppo ogni eventuale traccia che
potesse costituire oggetto di studio e di approfondimento.
Tuttavia,
da alcune ricognizioni in superficie è stato raccolto materiale
litico, consistente in selci lavorate, che fanno ipotizzare la presenza
di un insediamento preistorico; nonché materiale ceramico bizantino,
tardomedievale e di epoche relativamente recenti.
I
resti della basilichetta troneggiano su un piccolo basamento di roccia,
e danno l’impressione di un monumento concepito esattamente
così come si presenta; armonioso e surreale allo stesso tempo
nell’incantevole scenario circostante.
Il
primo studioso ad occuparsene è stato G. Libertini, che ne
presentò una relazione al I Congresso di Archeologia Cristiana
tenutosi a Roma nel 1952.
Così
egli scrive: “La basilichetta di Palagonia, per la semplicità
delle forme della sua costruzione…pur considerando che si tratta
di una modesta chiesetta rurale, in cui la rozzezza della costruzione
può dare l’impressione di maggiore arcaicità,
in ogni modo io non scenderei nella datazione molto oltre il V secolo.
…la
chiesetta in questione non solo aveva una sola navata ma che, era
uno dei rari esempi di basiliche aperte lateralmente, cioè
che invece di muri perimetrali presentavano degli archi i quali potevano
eventualmente, essere chiusi da porte in legno, o latri, o da tendaggi,
e probabilmente erano circondate da una area recinta (cortile o giardino)”.
Il
tempietto presenta pianta rettangolare con all’estremità
orientale un’abside a calotta. Ai lati si dipartono una serie
di archi dei quali ce ne sono pervenuti interi soltanto due per lato,
sebbene da ciò che rimane dei raccordi architettonici risulta
evidente che erano più numerosi.
Detti
archi poggiano su dei capitelli trapezoidali con singolari sagomature
del tipo “a mantice”, a loro volta poggiati su dei tozzi
pilastri di poco meno due metri. Tali strutture sono sopraelevate
rispetto all’area interna della navata da due scalini. Il tutto
misura circa 7 metri in lunghezza x 4,15 in larghezza x 3,20 in altezza.
Allo
stato attuale dei resti risulta difficile dire quali potessero essere
le dimensioni e l’aspetto originario della basilichetta. Dagli
scavi da lui effettuati, il Libertini ipotizza un’estensione
della navata di circa 10.7 metri.

Incisione
di R. Bowyer, Londra 1809. E' il nostro tempietto ?
Dubbi
si hanno anche sulla sua reale funzione e datazione; alcuni, come
A. Messina nel suo studio “Tre edifici del medioevo siciliano”,
pubblicato su Sicilia Archeologica, 82, 1993, pp. 61-65, sostengono
si tratti di una grangia cistercense edificata nel tardo XII secolo.
A ciò si aggiunga anche un dipinto del 1809 di R. Bowyer, (vedi
foto sopra) diventato celebre presso la città di Palagonia
per la grande somiglianza del soggetto raffigurato con il tempio in
questione.
Tuttavia,
la sua tipologia architettonica ne accredita più la prima tesi,
ponendola in relazione con altri esempi di basilichette paleocristiane
presenti in Siria (vedi A. Grabar in L’Arte paleocristiana 200-395,
Bur Arte, Rizzoli, Milano 1980).
La basilichetta era probabilmente intitolata a San Giovanni da cui
prende il nome la contrada. Il sito è stato recentemente interessato
da lavori di riqualificazione su interessamento del Comune di Palagonia,
coi finanziamenti POR della Regione Siciliana e dell’Unione
Europea.
tratto da: www.amedit.it