Coste di Santa Febronia
data di esplorazione: gennaio 2008
"Viaggio nel Tempo": COSTA DI DUCEZIO

 

Scheda


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cosa: Costone di Santa Febronia, paradiso archeo naturalistico (eremo, sito rupestre, fossili)

dove siamo: Piana di Catania (Ct)

Viaggio nel Tempo: Eremo bizantino (VII secolo); fossili conchiliferi (5 milioni di anni fa); Necropoli (dal XVIII sec a.C.); Abitati, cioè grotte, rupestri (dal X secolo a.C.) tra cui la Casa di Ninfodoro il sodomizzatore (III sec a.C.); Fori di pali lignei per capanne preistoriche (XVIII sec a.C.); Abbeveratoio altomedioevale (X secolo ?)

valutazione: *****

ambasciatore di zona: Giuseppe Maggiore

 


come arrivare : Facilissimo. Palagonia Est. Sulla strada che da Palagonia raggiunge Militello Val di Catania ad un certo punto, sulla destra, è l'ingresso per il ristorante Grotte di Santa Febronia.

I coniugi Brancato sono i gestori del ristorante, dell'area archeologica e i depositari delle chiavi dell'eremo.
Puliscono e trattano queste coste come fossero loro.

Da qua inizia il percorso per l'eremo e la cima del monte.

Qua sotto la signora Brancato con il nostro ambasciatore di zona, il meraviglioso Giuseppe Maggiore.

 

Dalla signora si mangia benissimo, spendendo pochissimo.
Se loro lavorano questo sito non cade nel dimenticatoio.
I numeri telefonici sono: 333.6828534 - 333.6817045 - 389.1630718

 

 

Breviario di sella

Sono andato in fuoristrada.
Anzi la prima volta, con Gianrico, abbiamo fuso quasi il motore e ci sono venuti a prendere con il carro attrezzi.

Poi non mi sono portato Gianrico...

 

Coste di Santa Febronia


PIANTINA (pittoresco di Giovanni Vallone)
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Noi abbiamo visitato:
1. Eremo bizantino (VI-VII secolo) - 2. Sorgente Lavatoio (medioevale ?) - 3. Grotta di Ninfodoro (III secolo a.C.) - 4. Fori lignei per capanne (Età del bronzo, XVIII sec a.C. circa) - 5 Il pianoro della cima (dal XVIII secolo sino al I-II sec a.C., circa) - 6. Tombe preistoriche (
Età del bronzo, XVIII sec a.C. circa) (Qua è indicata una delle monumentali)

 

 

Le Coste di Santa Febronia sono una lunga striscia (costa) di una montagna tra Palagonia e Militello, facilmente raggiungibile con qualsiasi mezzo.

Hanno un'altezza media di 400 metri circa.

La spettacolarità del sito è dovuta al fatto di racchiudere un insieme di testimonianze di eccezionale valore storico - archeologico.

Il sito è stato abitato a partire dal XVIII secolo a.C. (Età del Bronzo, preistoria) sino almeno al basso Medioevo (1500).

La commistione di usi abitativi ha spesso stravolto l'originaria planimetria.

Molte delle grotte-abitazioni inizialmente erano tombe.

La cartina sopra è abbastanza sommaria. Ma possiamo facilitarne la lettura.

Posteggiando dove si trova un grande parcheggio (P) il percorso è guidato da una stradella acciottolata, a Nord, con il costone sulla vostra destra dove si aprono molte grotte e la rigogliosa valle della Piana alla vostra sinistra.

Il costone reca testimonianze marine: calcareniti esattamente.La calcarenite è un tipo di roccia sedimentaria clastica, formata da particelle calcaree delle dimensioni della sabbia. Il cemento che unisce le particelle è di solito anch'esso calcareo. I clasti che compongono la calcarenite sono spesso di origine biologica, ovvero fossili di organismi marini, spesso frammenti di gusci di molluschi, alghe o foraminiferi.
Buona raccolta di conchiglie, dunque.

 

Dopo circa 300 metri dal posteggio si giunge all'eremo bizantino, indicato con il numero 1(che segna anche la fine della stradella).

Scavalcando la staccionata si scende leggermente verso Est (destra) e si raggiunge immediatamente la sorgente con il lavatoio (2).

Le coste sono terrazzate. Nei terrazzi soprastanti si aprono grotte e tombe a ripetizione.

 


In una di queste (3) c'è il proclama erotico di Ninfodoro. Suppergiù è proprio dove l'abbiamo indicata.

Continuando a salire, proprio in cima, totalmente ad Est, c'è un pianoro con un vertiginoso strapiombo.
In questo pianoro sono i fori per i pali lignei (4).

Adesso ci spostiamo puntando verso Sud Ovest. Ancora tante grotte.


Siamo sul pianoro centrale e principale (5).

Riscendendo dal pianoro verso Nord, suppergiù a quell'altezza indicata nella cartina, ci sono due tombe monumentali (6) di cui una ornata a mò di palazzo con lesene, finte colonne...

 

 

 

1. EREMO DI SANTA FEBRONIA
VI-VII secolo a.C.
consulta l'Entrobolario per sapere cos'è l'Eremo e chi è Santa Febronia

 


Ecco l'elegante prospetto dell'eremo di Santa Febronia, gioiello incastonato nella roccia.

 

 


L’oratorio è scavato nella balza calcarea, sicuramente ricavato dall’ingrandimento di un’originaria tomba preistorica; vi si entra da una porta risalente al XV secolo. L’interno presenta un unico ambiente di forma approssimativamente rettangolare e riceve luce da due finestrelle intagliate nel lato prospettico che volge verso nord.

 

Nella parte sinistra della parete meridionale si trova intagliata nella roccia una scalinata che porta nella parte superiore dell’eremo, dove ricavate da una grande tomba a Tholos attribuibile all’età del bronzo medio si trovano le celle degli eremiti.

 

Nella parete orientale è scavata l’abside semilunare evidenziata da una cornice a bastone accuratamente modanata, al centro elevato dal piano mediante gradini si trova un altare monolitico.

 

 

Nel soffitto che sovrasta l’abside si nota una decorazione a frangia, lavoro cominciato e forse mai finito. Nell’abside domina la figura del Cristo Pantocrator (consulta l'Entrobolario ), con a destra la Vergine nimbata e a sinistra l’angelo con la mano protesa in segno di saluto; altre due figure di angeli oranti si stagliano sullo sfondo da entrambi i lati.

 

 

Tutto questo complesso di affreschi che sono tra i più antichi fra quelli presenti all’interno dell’eremo, sono databili intorno al XIV secolo. A sinistra dell’abside si trova l’unico affresco raffigurante Santa Febronia; la santa si trova tra due carnefici che le strappano con le tenaglie i denti e le mammelle. A destra è raffigurato San Bartolomeo legato ad un albero e scorticato da due carnefici.

 


La parete meridionale presenta un secondo altare di proporzioni più ridotte, anch’esso elevato su due gradini, presenta nella parete superiore un’escavazione di forma rettangolare destinata sicuramente ad accogliere una pala. A sinistra di tale altare, nell’architrave che sovrasta l’ingrasso che porta alle celle degli eremiti, racchiuso in un riquadro si trova la figura di un santo vescovo che sorregge un volumen ed un ostensorio o reliquiario, più volte identificato con San Gregorio Magno; sotto, sempre racchiuso in un riquadro di colore giallo oro ben identificabile è la figura di Santa Lucia che tiene tra le mani un calice contenente gli occhi, un volumen e la palma; al centro dell’architrave un tondo raffigura un angelo orante.

 

 

Quindi, sul lato destro che coincide frontalmente con l’ingresso all’eremo, si trova l’affresco meglio conservato raffigurante Sant’Agata che sorregge nella mano destra un volumen e la palma, con la sinistra un calice contenente le mammelle (più volte confusa con Santa Lucia, ndr).

 

 

 


A destra del piccolo altare laterale, sempre racchiusa in un riquadro si trova la figura di Sant’Anastasia, raffigurata con un volumen e la palma tra le mani e la testa del tiranno sotto il piede; identificabile anche grazie ad un’iscrizione in fondo a sinistra dell’affresco …STASIA. Per ultimo l’affresco raffigurante l’albero del peccato: Eva in posizione eretta col braccio proteso a raccogliere la mela, mentre Adamo si trova sdraiato; entrambi sono raffigurati nudi. Un altro affresco, oggi scomparso del tutto, ma di cui si osserva la traccia di un bastone sormontato dalla croce (probabile San Giovanni Battista) si trovava, entrando, nella parete sinistra, in coincidenza con una delle due finestrelle. Questo insieme di affreschi è databile intorno al XV secolo.

 


Nella parete occidentale, ricavato dalla stessa roccia, si trova un caratteristico subsellium (una gradinata) destinato ad accogliere gli eremiti durante le celebrazioni.

 

Ma la caratteristica principale di tutto il complesso è un fossato a forma di T che si trova al centro dell’ambiente, cui vi si discende mediante una scalinata.

Oggi completamente aperto, originariamente doveva essere coperto da una volta a botte e chiuso da un portellone, destinato ad accogliere negli appositi loculi i cadaveri degli eremiti custodi del santuario. Meno probabile è l’ipotesi, da alcuni avanzata, che si trattasse di un antico battistero (Questa ipotesi nassce dal fatto che delle canalette per il trasporto dell'acqua arrivano sin dentro il fossato. Appare certo poco probabile che quest'acqua servisse per il battesimo: 1 perchè onestamente il bambino (se di bambino si trattava) rischiava l'annegamento ma soprattutto e meno ironicamente, (2) mi sembra eccessivo un sistema di canalette per battezzare. Bastava una piccola bacinella con l'acqua benedetta (santa).
A meno che qua non hanno benedetto l'intera sorgente.


 

 

La finestrella qua sotto, che si trova insieme ad un'altra, nel prospetto principale, non sembra essere originale. Un bravo costruttore bizantino gli avrebbe dato una forma curvata a sesto acuto, proprio come il portone.

La tipologia, invece, è decisamente medioevale, probabilmente quattrocentesca, proprio come il bel portone d'ingresso

 

 

 

Guardiamo attentamente la seguente fotografia.

Sembra quasi che sovrastante il complesso di aperture ci sia la forma di quella che doveva essere l'ingresso originario alla spelonca religiosa.
Ne ha assolutamente la morfologia e la possibilità storica.
Ad occhio nudo mi è sfuggito. Potrebbe essere un'invenzione dello scatto. Valuteremo in una seconda ricognizione.

E molto probabile che originariamente questa zona di preghiera dell'eremo fosse aperta.
Come detto precedentewmente l'eremo si sviluppava sopra, nelle grotte adibite per l'occasione a celle monacali.

Sebastiano Interlandi
Giovanni Vallone


 

2. LA SORGENTE ED IL LAVATOIO (altomedioevale?)

Appena sotto l'eremo, saltata facilmente la staccionata sulla destra (Est), c'è un pittoresco ingrottamento con sorgentella a destra e lavatoio a sinistra (ricavato dalla sorgente stessa).

 

E' un angolo di grande fascino che il signor Brancato, custode della zona fino a quando vuole Santa Febronia, spesso pulisce dall'attacco dei rovi.

 

Soprattutto il lavatoio (questo a noi è sembrato il suo uso) è un tuffo al cuore.
E' dolcissimo, credetemi.

 

 

 

3. LA GROTTA DI NINFODORO
III-II secolo a.C.

Poco sopra la sorgente, sempre verso Est, si apre una delle più belle grotte rupestri.
E' un bivani ed è gia molto.
Doveva appartenere ad un uomo ricco.
Certamente ad un "erotico" come direbbe un siciliano dell'entroterra.

Nella parete di una delle due stanze oltre ad alcuni graffiti (cerchi concentrici, un uccello) c'è tutto intorno una scritta che recita pressapoco così:

"Ninphodoros ha sodomizzato Damylis la quale ne è rimasta molto soddisfatta".

Porca miseria !!!

Ninfodoro era un venditore di pesce salato, che girava per i villaggi della zona. In un’altra grotta è visibile una rara iscrizione di accertata origine sicula, ma di significato sconosciuto.

Purtroppo la scritta, nella foto qua sotto, è venuta proprio male.


La foto qua sopra mostra un graffite di un uccello.

 

 

 

4. IL VILLAGGIO PREISTORICO: FORI LIGNEI PER LE CAPANNE
XVIII-XV secolo a.C.

Sulla vetta Est, dove è un bel pianoro con terrificante strapiombo, si trovano questi fori a terra, scavati nella roccia.


Ci si infilavano i pali di sostegno, poi si creava un cruciverba, sempre ligneo, sul tetto.
Quindi si riempivano di frasche, laterali e tetto appunto.
Solitamente al centro, su una piastra di pietra, si creava il focolare.

Tutto intorno alla costruzione, solitamente circolare, all'interno, poteva esserci un divano in pietra, anfore per conservare cibo e vino, una parte distaccata dove mettere galline o cavalli o pecore...

E' incredibile dare sfogo all'immaginazioni da qua sopra, con questi fori e questa vista.

Che posto che è questo, amici siciliani dell'entroterra !

Che posto è questo !!!

Che facciamo: ce lo divoriamo insieme a mille altri ?

 

 

6. LE TOMBE MONUMENTALI
dal XVIII secolo in poi




Dal pianoro si domina tutta la Piana di Catania e nelle giornate di primavera sono ben visibili l’Etna, il mare e tutte le catene montuose che abbracciano la pianura.
Lungo tutto il lato Nord si può notare un gran numero di escavazioni artificiali, numerose delle quali sono delle tombe attribuibili all’età del bronzo antico e alla prima età del ferro.

 

Alcune tombe presentano un prospetto architettonico con caratteristiche monumentali: un padiglione ed un prospetto decorato con pseudopilastri, lesene, sicuramente appartenute alle famiglie dei capi del villaggio.


Durante una breve campagna di scavo condotta nel 1990 dalla d.ssa Laura Maniscalco, anche se profanate da moltissimo tempo, in una di queste tombe sono stati trovati: pendagli in pietra e giadeite e un pugnale di bronzo di forma triangolare, molto raro nell’ambito della cultura castellucciana.
Sempre sul lato Nord in epoche successive molte tombe furono ampliate e adibite ad abitazione, formando così uno dei più imponenti villaggi rupestri di epoca bizantina.

 


Nel lato Sud del costone roccioso si trova una necropoli formata da numerose tombe a forno tipiche della cultura castellucciana. Una di queste tombe con un ampio padiglione, sempre durante lo scavo del 1990, presentava ancora in situ il corredo funerario esterno, composto da: una serie di attingitoi e da due fruttiere che per la loro fattura stilistica sono attribuibili ad una fase tarda della cultura castellucciana.

Sebastiano Interlandi

 

Video
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