Borgo di Biano
data esplorazione: novembre 2007
"Viaggio nel Tempo": ONOBOLA

 

Scheda


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cosa: quartiere, cinta e borgo altomedioevale

dove siamo: Calatabiano (Ct)

Viaggio nel Tempo: XI secolo

valutazione: *****

ambasciatore di zona: -

 


come arrivare : E' più che facile. Siamo all'interno del paese di Calatabiano. Da via Cruyllas (ma va bene anche un'altra via) si sale verso il castello, passando per le strette e basse case dal tipico aspetto arabeggiante e quindi tra i brandelli di cinta muraria si arriva sin sopra, dove sono i ruderi castellani.

 

 

Breviario di sella

Giornata nuvolosa. La moto si è inerpicata fin la chiesa cristiana alle pendici del castello.

 

Borgo di Biano


I.G.M. foglio 613, Taormina (1:50.000)

Noi abbiamo visitato:
1.
Il Borgo di Biano: quartiere arabeggiante, cinta muraria e castello (XI secolo)

 

Non siamo proprio nell'entroterra anzi siamo a due passi dal mare.
Ma siamo ad un crocevia per l'interno dell'isola.
E questo lo pensarono anche 2800 quando le prime navi greche sbarcarono da queste parti e gli abitanti della zona si ritirarono verso l'interno, fianco a fianco con il fiume Alcantara.

 

 

1. QUARTIERE ARABEGGIANTE
XI secolo

Gli Arabi in Sicilia (827-1060) hanno lasciato tracce curiose del loro passaggio, tanto quanto bizzarri sono loro come popolo.

Alle falde del cocuzzolo dove si trova il castello, proprio in pieno, paese, c'è un quartiere dove le casette sembrano bisbigliare l'una con l'altra, i profumi uscire dalle finestre come nuvolette di fantasmi, il vociare degli abitanti continuamente aleggiare nell'aria.

Sembriamo proprio in una piccola casbah.

 

 

 

2. IL CASTELLO
XI secolo

Iniziamo con il dire che il castello è in una posizione che è sempre stata abitata.

Questa alta collina su cui si erge il castello di Calatabiano fu abitata sin dalla preistoria. Era uno dei posti prediletti dai Siculi perché aveva tutto quello che un popolo in eterna difesa, come quello dell’antichità, andava cercando. Il mare a pochi passi, il fiume nella vallata sottostante, un ampio panorama a disposizione, ed una roccaforte naturale su almeno tre versanti.

E così pare che sin dal primo millennio avanti Cristo si stanziò una popolazione sulla rocca dell’attuale castello. Greci e Romani si scambiarono le consegne nell’ante Cristo.

Alle pendici del castello sono state rinvenute tracce di cinta muraria probabilmente di epoca bizantina.


Ma il nome che a noi perviene oggi del paese, è probabilmente dovuto al costruttore del castello, l’arabo Biano (X secolo, kalat biano: il castello di Biano).


O forse è dovuto alla successiva dominazione Normanna (XI secolo) quando il governatore era il cristiano Roberto "Calataboniacensis" (di Calatabiano).

Nel 1151 è di proprietà ecclesiastica (come ai giorni nostri), appartenendo alla diocesi di Messina.


Il borgo fu infeudato nel 1213 ad Arnaldo de Regio. In età Angioina (1267) passa al vescovo di Catania. In epoca Aragonese passò agli Alagona (1355), nel 1396 ai Cruyillas e nel 1484 ai Mirulla che lo acquistano per 39.000 fiorini. Nel 1572 passa ai Gravina, principi di Palagonia.


Il terremoto del 1693 decreta il suo abbandono.

La salita al castello inizia proprio dal quartiere arabo. In neanche venti minuti si è arrivati.

Man mano che si sale si vedono brani di cinta muraria e la sottostante vallata dell'Alcantara inizia ad essere dominata.

 

 

A metà strada si trova la chiesa del SS Crocifisso del 1484.

Essa si incontra salendo al castello e presenta una struttura in muratura ed un sontuoso campanile a merli. Nella facciata principale, sul bel portale ogivale d'ingresso, si trovano le insegne dei Crujllas, probabili fondatori della chiesa.

Nell'elegante fregio che sovrasta l'ogiva è possibile riconoscere la data della sua ricostruzione (1484), insieme al nome dell'Arcivescovo Eufemio, probabile promotore dell'opera. Alla stessa epoca appartengono, un altro pregevole portale sul lato destro della chiesa con i resti un antico portico. Al suo interno si può notare un dipinto di madonna con bambino e la statua del santo protettore San Filippo Siriaco, collocata in una nicchia, per il quale ogni anno, il sabato precedente la terza domenica di maggio ha luogo la caratteristica "calata" di San Filippo.

Si sale ancora ed ecco il castello.

Una scalinata in pietra è l'ultima fatica.

Questa è l'esemplare cartolina d'ingresso: portale a sesto acuto in pietra bianca e lavica su una parete dominata da frammenti di cotto.

 

All'interno si aprono una serie di edifici e inizia una piccola conquista del passato.

 


Questa botola ha ospitato viveri o prigionieri ?

Penso entrambi...

 

Questo era il salone, dove si vede anche un camino. Quelle due finestre hanno un panorama sensazionale.

 

Il castello presenta anche una parte rialzata che probabilmente doveva essere il primo nucleo di questa altura.


E' dominata dai resti di una torre circolare.

 

 

Questi sono due bei panorami dall'alto.

 

Per saperne di più sui castelli date un'occhiata all'entrobolario alla voce Dizionario Castellano.

 

Tra mito e leggenda: un’iscrizione araba indecifrabile sormonta la porta della chiesetta del SS Crocifisso, appena sotto il castello. Questa epigrafe crollò dopo il terremoto del 1693 e quando fu rimessa in ordine il suo significato risultò incomprensibile. La leggenda vuole che durante le notti di luna piena solo un principe in sella ad un cavallo bianco potrà decifrarne la scritta. E finora non c’è riuscito ancora nessuno.
Quindi se vi sentite dei principi (ed avete un cavallo bianco)…


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