Borgo di Biano
data esplorazione: novembre
2007
"Viaggio nel Tempo": ONOBOLA


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Breviario di sella Giornata
nuvolosa. La moto si è inerpicata fin la chiesa cristiana alle
pendici del castello. |
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Non
siamo proprio nell'entroterra anzi siamo a due passi dal mare.
1.
QUARTIERE ARABEGGIANTE Gli Arabi in Sicilia (827-1060) hanno lasciato tracce curiose del loro passaggio, tanto quanto bizzarri sono loro come popolo. Alle falde del cocuzzolo dove si trova il castello, proprio in pieno, paese, c'è un quartiere dove le casette sembrano bisbigliare l'una con l'altra, i profumi uscire dalle finestre come nuvolette di fantasmi, il vociare degli abitanti continuamente aleggiare nell'aria.
Sembriamo proprio in una piccola casbah.
2.
IL CASTELLO Iniziamo con il dire che il castello è in una posizione che è sempre stata abitata. Questa alta collina su cui si erge il castello di Calatabiano fu abitata sin dalla preistoria. Era uno dei posti prediletti dai Siculi perché aveva tutto quello che un popolo in eterna difesa, come quello dell’antichità, andava cercando. Il mare a pochi passi, il fiume nella vallata sottostante, un ampio panorama a disposizione, ed una roccaforte naturale su almeno tre versanti. E così pare che sin dal primo millennio avanti Cristo si stanziò una popolazione sulla rocca dell’attuale castello. Greci e Romani si scambiarono le consegne nell’ante Cristo. Alle pendici del castello sono state rinvenute tracce di cinta muraria probabilmente di epoca bizantina.
La salita al castello inizia proprio dal quartiere arabo. In neanche venti minuti si è arrivati. Man mano che si sale si vedono brani di cinta muraria e la sottostante vallata dell'Alcantara inizia ad essere dominata.
A metà strada si trova la chiesa del SS Crocifisso del 1484. Essa si incontra salendo al castello e presenta una struttura in muratura ed un sontuoso campanile a merli. Nella facciata principale, sul bel portale ogivale d'ingresso, si trovano le insegne dei Crujllas, probabili fondatori della chiesa. Nell'elegante fregio che sovrasta l'ogiva è possibile riconoscere la data della sua ricostruzione (1484), insieme al nome dell'Arcivescovo Eufemio, probabile promotore dell'opera. Alla stessa epoca appartengono, un altro pregevole portale sul lato destro della chiesa con i resti un antico portico. Al suo interno si può notare un dipinto di madonna con bambino e la statua del santo protettore San Filippo Siriaco, collocata in una nicchia, per il quale ogni anno, il sabato precedente la terza domenica di maggio ha luogo la caratteristica "calata" di San Filippo. Si sale ancora ed ecco il castello.
Una scalinata in pietra è l'ultima fatica.
Questa è l'esemplare cartolina d'ingresso: portale a sesto acuto in pietra bianca e lavica su una parete dominata da frammenti di cotto.
All'interno si aprono una serie di edifici e inizia una piccola conquista del passato.
Penso entrambi...
Questo era il salone, dove si vede anche un camino. Quelle due finestre hanno un panorama sensazionale.
Il castello presenta anche una parte rialzata che probabilmente doveva essere il primo nucleo di questa altura.
Questi sono due bei panorami dall'alto.
Per saperne di più sui castelli date un'occhiata all'entrobolario alla voce Dizionario Castellano.
Tra
mito e leggenda: un’iscrizione araba indecifrabile sormonta
la porta della chiesetta del SS Crocifisso, appena sotto il castello.
Questa epigrafe crollò dopo il terremoto del 1693 e quando fu
rimessa in ordine il suo significato risultò incomprensibile.
La leggenda vuole che durante le notti di luna piena solo un principe
in sella ad un cavallo bianco potrà decifrarne la scritta. E
finora non c’è riuscito ancora nessuno.
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l'esplorazione dell'entroterra siciliano dell'associazione Il CoNsole