L'Altesina
archeo-natura

Se avete l'occhio di lince questa foto fa per voi. Dovè
il daino ? (clicca sulla foto per ingrandirla)
Il Monte
Altesina, con i suoi 1192, è la vetta più alta dei monti
Erei.
E' un esemplare
polmone verde, lecceta in primis (Quercus Ilex per i botanici).
Come fauna,
oltre i soliti noti (conigli, topi, istrici, volpi ...), c'è
lo sparviere (che è un rapace) e, da poco, hanno introdotto
due daini, un maschio ed una femmina, il cui dimorfismo sessuale non
lascia adito a dubbi circa l'intenzione dei vertici dell'Azienda foreste
demaniali, l'ente gestore.
A proposito,
in Sicilia funziona così (forse anche da altre parti): le nostre
aree naturali sono gestite da: Azienda foreste demaniali, oppure Corpo
forestale, oppure Lega ambiente, oppure enti autonomi (parchi vari),
oppure WWF, oppure (addirittura) Ministero dell'Ambiente ... in modo
che il turista si rincoglionisca totalmente e la torta dei picciuoli
può essere ben divisa tra i nostri amministratori.
Continuiamo
...
Da buon
monte, l'Altesina versa acqua ai fiumi.
Oggi un
pò di meno, un tempo che fù tanta, tanta acqua.
La sua
bellezza, al di la dell'aspetto puramente naturalistico, è
data dalla presenza umana che nel corso dei secoli (direi millenni)
ha caratterizzato l'intera area.
Giovanni Vallone
Quell'arabo
che ebbe quell'idea

Cima Altesina. Quell'arabo che ebbe quell'idea
si trovava quassù, ed aveva questa visuale (clicca sulla foto
per ingrandirla)
Siamo
nell'827.
I
califfoni, cioè il popolo del neo profeta Maometto, conquistano
la Sicilia.
Storia
vuole che quando gli arabi arrivarono da queste parti, tagliando corto,
decisero che questo era il centro dell'isola.
Siamo
tutti figli dei nostri padri ma gli arabi ci tengono a non scordarselo,
a rammentarselo.
Quindi
si chiamano tutti ibn (che significa: figlio di ...) eccetera
eccetera.
Un
pò come i brasiliani, anche gli olivastri hanno nomi chilometrici.
Ad
esempio il più famoso dei suoi geografi che bazzicò
in Sicilia, si chiamava qualcosa come Abu ‘Abd Allah Muhammad
al-Idrisi, ibn Idris.
Che
non è poco.
Ma
meglio sono riusciti a fare gli storici in generale, e mi ci metto
anche io di mezzo, perchè non trovando come occidentalizzare
il nome hanno, a turno, provato con: Edrisi, El Edrisi, Ibn Idris,
Hedrisi o al-Idrisi (consulta l'Entrobolario
per sapere chi è).
Pazzesco
veramente.
Comunque,
bando alle ciance.
Forse
fu Abbas figlio di Fadhl, che verso l'anno 859, dopo aver finalmente
conquistato Castrogiovanni, messosi qua sopra, pensò: "La
Sicilia la dividiamo in tre valli. E le chiameremo: Demone, Noto e
Mazara. Arrivederci e grazie"

I tre valli di Sicilia (clicca sull'immagine per ingrandirla)
Non
l'avesse mai fatto.
Questa
mossa amministrativa ce la portiamo ancora oggi appresso, anche se
solamente da un punto di vista cultural-geografic-romantic-poetico.
Ma,
per i pochi milioni di siciliani che non lo sapessero, questa importantissima
suddivisione dell'isola nei suddetti distretti, ebbe inizio proprio
in quel periodo.
E
finì nel 1818, quando nacquero 7 delle 9 province attuali.
(consulta
l'Entrobolario
per saperne di più sui tre valli di Sicilia).
Giovanni Vallone
L'uomo
sull'Altesina
La
presenza umana su questo monte è attestata sin dalla preistoria.
Lo
dimostrano, innanzitutto, queste tombe a forno presenti in tutta l'area.

(clicca sulla foto per ingrandirla)
Dopo
i preistorici passarono anche i greci, i romani, i bizantini ...
La
ceramica ritrovata ne è testimone.
Il
ciclo abitativo raggiunge la sua perfezione in vetta, dove è
palese la presenza di quello che dovette essere un importante villaggio
almeno sino al medioevo.
Le
tracce dei muretti di quelle che dovevano essere le abitazioni di
questa gente di montagna sono ben visibili.
La
durissima pietra arenaria in alcuni punti è ben lavorata.

L'abitato, in cima (clicca sulla
foto per ingrandirla)
Ci
sono anche degli enormi blocchi rettangolari che richiamano a qualche
costruzione importante (tempio?, cinta?...)
E
poi c'è proprio una bella spelonca.
Leggi
a seguire ...
Giovanni Vallone
La
grotta sacra ?
(clicca sulla foto per ingrandirla)
Nel
punto più alto del monte, a dominio dell'abitato, c'è
una bellissima grotta rupestre con iscrizione sicula nel muro soprastante
l'ingresso.
Alla
sinistra dell'entrata c'è una edicola, molto probabilmente
votiva.
Forse
c'era la scultura di non si sa quale divinità.

La scritta in siculo
Giovanni Vallone
Video
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L'ALTESINA
|
Maqarah
?
Non
c'è quasi nessuna probabilità che questo sito si possa
identificare con la Maqarah descritta dal geografo arabo Edrisi nel
1150, ma non si mai mi dovessi mordere le mani per non averci provato.
Anche
perchè Edrisi parla di questa Maqarah a circa 8 miglia da Petralia
(e ci siamo quasi) e a circa 10 da Sperlinga (perfetto) anche se in
quest'ultimo caso potrebbe essere a nord e non a sud di Sperlinga,
appunto.
Comunque
sia Edrisi riporta la seguente: Il
castello di Maqarah è un abitato prospero, abbonda di campi
coltivabili e di generi di prima necessità;
Il
conventaccio
Appena
superato il cancello d'ingresso della riserva, si arriva al quartier
generale dove sono presenti un paio di guardie della forestale.
Da
qua inizia il percorso a piedi.
Il
primo sito archeologico che si incontra è un antico luogo di
culto cristiano.
I
preti non mancano mai quando si parla di storia della Sicilia antica.
Qua
fu costruito un eremo.
Il
solito eremo.

Ingegnoso gioco di arenaria all'ingresso (clicca
sulla foto per ingrandirla)
Quando
l'ho visto sono rimasto assolutamente fulminato dalla sua somiglianza
con quello di Rocca Badia (vedi esplorazione)
nei pressi di Francavilla di Sicilia (Me).
Questo
dell'Altesina, però, è tascabile. E' quell'altro in
miniatura.
Provo
a trovare parole più giuste.

La
foto sopra mostra il conventaccio dell'Altesina. Quella roccia su
cui è costruito è una grande pietra in realtà.
Proviamo,
con una speciale pompa, a gonfiarla, gonfiarla, gonfiarla ...
Otterremo
quanto sotto: il monastero di Rocca Badia (San Salvatore La Placa)

Anche
la lavorazione della pietra, in alcuni tratti, è praticamente
identica.
C'è
un'altra cosa che suscita sempre curiosità.
Questo
piccolo eramo, come detto, è costrutio su una roccia che altro
non è, gia detto, che una grande pietra, facilmente scalabile
(5 passi).
E'
una roccia isolata, tutt'attorno pianeggiante.
C'è
voluta una sorta di gusto dell'arte per andare ad attorniare questo
masso di pietre.
Insomma:
sarebbe stato molto più semplice fare la costruzione nel sottostante
terreno, bello spianato, piuttosto che ingegnarsi nell'impilare massi
nella frastagliata micro-altura.
Solitamente
le vette venivano scelte per motivi di difendibilità.
Così
avevamo, oltre i soliti castelli, le masserie fortificate, gli eremi
foritificati ... proprio perchè gli ventuali aggressori se
la dovevano vedere con la dea Fortuna per conquistare questi siti.
Ma
i devoti di Cristo, da queste parti, hanno voluto fare una specie
di plastico di un eremo fortificato, appollaiato nella scoscesa roccia.
La
sentenza è che, quando non vegetano o pedofileggiano,
anche i preti hanno un gusto.
Giovanni Vallone
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IL
CONVENTACCIO
|
Ciotti
Pietro e i daini
Ciotti
Pietro (rigorosamente, come da sua stessa presentazione, prima cognome
e poi nome, un pò come a scuola, molto più come da retaggi
militari post-guerra, anni 50, quando anche la grammatica era ancora
circondata da sintassi mussoliniane, come questa), Ciotti Pietro,
dicevamo, è uno dei personaggi siciliani che se conosciuti
durante una passeggiata nell'isola e se nel frattempo avete un microfono
con voi e casualmente c'è anche un cameraman e, per dirla tutta,
state giusto giusto facendo un programma per la Rai, ecco, a questo
punto non potete che intervistarlo.
Quella
serie di coincidenze di cui sopra, anche se infilate in una folle
punteggiatura, è proprio ciò che è capitato a
me.

Ciotti Pietro, con cappello; Fabio Caradonna
e, con barba, Pino Fiscella (clicca sulla foto per ingrandirla)
Ciotti
Pietro fu una delle guide che ci accompagnarono in questa escursione.
Mi
disse: "Vuole rimanere qua in vetta anche di notte a studiare
la zona ? Io ci porto il vino ..."
Parlava
bla bla di questo e di quello, ed era veramente entusiasta
della Riserva, che conosceva profondamente, descivendomela con il
tipico ardore fanciullesco di chi magari non ha studiato una vita
ma sognato, questo si.
Passava
dalla botanica, all'archeologia, alla zoologia ... come l'olio nell'insalata.
Arrivati
ad un certo punto, orgogliasamente, mi fece vedere due daini.
Solo
due.
La
femmina daino meno corteggiata al mondo ed il maschio daino che più
tavola imbandita di questa !
Se
tutto va secondo la più stupida delle previsioni, tra qualche
anno, anche qua in Sicilia, si mangia daino.

Il daino (Dama dama), conosciuto anche
con il termine arcaico di damma o dama, è un mammifero artiodattilo
della famiglia dei Cervidi. Questo non gli impedirà di finire
nei ristoranti di tutta l'isola.
Giovanni Vallone
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CIOTTI
PIETRO
|
Riserva
naturale orientata del Monte Altesina
Il Monte Altesina, si chiamava in antico Mons Aereus, (il monte aereo),
probabilmente per via della sua forma svettante che lo innalza dal
fondovalle con una forma puntuta visibile e riconoscibile da gran
parte della Sicilia centrale. Esso venne preso persino a pietra di
paragone per l'altezza nonostante non raggiunga i milleduecento metri
sul livello del mare.
Nei
paesi vicini è ancor'oggi facile sentir dire "gatu quantu
l'Artisina", (alto quanto l'Altesina).
Foto di Giuseppe Maria Amato
La
sua forma facilmente traguardabile, oltre alla sua posizione centrale,
consentirono agli arabi di sceglierlo quale punto trigonometrico principale
in Sicilia, e da esso fecero dipartire i tre Valli, le tre regioni
amministrative che dividevano la Sicilia in età emirale e che
rimasero tali sino alla decadenza del feudalesimo nel XIX secolo.
Sulla
cima, almeno dall'età del bronzo, si stanziarono popolazioni
indigene dedite alla pastorizia e protette dall'acclività dei
versanti. Qui, tra le guglie rocciose erose dagli agenti atmosferici
e lavorate dall'uomo, le ricerche archeologiche hanno portato alla
luce le strutture di un abitato a più riprese utilizzato sino
al medioevo.
Tra i ruderi compaiono case, cisterne, ampie grotte artificiali a
probabile uso cultuale. Più in basso, sui versanti del monte
coperti dalla fitta foresta a quercine, compaiono diverse sepolture
a grotticella artificiale scavate nelle emergenze di quarzarenite.

Una cisterna (clicca sulla foto per
ingrandirla)
Dal
medioevo il bosco, annesso al demanio della città di Nicosia,
venne abitato da diversi eremiti che finirono per creare un convento
attorno alla chiesetta di Santa Maria o di San Girolamo di Lartisina.
Oggi del convento, detto Cummintazzu, rimangono i resti di una cascina
utilizzata come rifugio dai frati, e parte delle strutture della chiesa.
La comunità monacale sopravviveva con il ricavato del bosco
e con la questua che veniva effettuata nelle masserie e nei borghi
vicini.
I
versanti della montagna, gestiti oggi dalla Azienda Demaniale delle
Foreste, sono quasi interamente ricoperti da una fìtta foresta
latifoglie composta essenzialmente da lecci, qui in trasgressione,
posti cioè al di sopra della linea altimetrica che in genere
ne limita la espansione, ad essi si alterna la roverella, quercia
anch'essa ma spogliante, e nel sottobosco il pungitopo, l'edera, il
ciclamino, la Dafne laureola, i cisti, l'ipocisto, i rovi e lo stracciabraghe.
Le
radure, utilizzate per l'alpeggio delle mandrie, sono inverdite da
ferle, erba medica, asfodeli bianchi e gialli. Fanno parte della fauna
il picchio rosso maggiore, alcuni rapaci diurni come la poiana e lo
sparviero e rapaci notturni, barbagianni, allocco e assiolo. Frequente
è la volpe e, più volte, è stato segnalato il
gatto selvatico.
La
riserva, nei comuni di Nicosia e Leonforte, si estende per circa 744
ettari (593/2 di zona A e 150.7 di preriserva).
Giuseppe Maria Amato
Monte
Altesina: un po' di Storia
dallo
striminzito sito dell'Assessorato Agricoltura e Foreste
http://www.regione.sicilia.it/agricolturaeforeste/azforeste/riserve.asp?id=10&sez=fauna
Provincia: EN
Comuni: Leonforte, Nicosia
Tipologia: Riserva Naturale Orientata
Estensione: 744. Ha di cui 593,25 in zona A e 150,75
in zona B
I reperti del monte Altesina
sono a: Museo Archeologico di Palazzo Varisano, piazza G.
Mazzini (a breve distanza dal Duomo), 94100 Enna – tel. 0935.24720
e 0935.500331 – Orario: 09:00-18:30.
Un pò di storia
Il
Monte Altesina, la cui cima permette un’osservazione a trecentosessanta
gradi, fu sicuramente utilizzato dall’uomo, che vi scavava le
sue tombe, sin dall’età del Bronzo e dalla prima età
del Ferro.
Ritrovamenti
di ceramica sicula e greca testimoniano il passaggio di popolazioni
diverse; nei dintorni sono ancora visibili le rovine di insediamenti
risalenti al I millennio a.C.
La
sua sommità servì soprattutto per il controllo delle
vie di penetrazione, ma fu anche rifugio delle popolazioni locali
durante le incursioni degli invasori. Questo sito registra presenze
fino al periodo tardo-normanno.
Dopodichè,
come una campana stonata, l'Azienda Foreste Demaniali decide di parlare
soltanto di Nicosia e non di Leonforte, dove anche la Riserva cade.
Notizie
sulla Flora
Il sito dei nostri dipendenti regionali decide di parlare solo
del Leccio. Meglio di niente ...
Il leccio
Quercia sempreverde che può arrivare a 25 m di altezza, con
chioma ricca ed espansa, di colore verde scuro e foglie lanceolate.
Il leccio vive all’interno della fascia climatica mediterraneo-temperata
che si sviluppa tra i 400 ed i 1.200 m s.l.m.. A causa del disboscamento
ormai si trovano solo nuclei di estensione limitata in cui questa
specie si presenta in associazione ad alberi e arbusti sempreverdi
nelle zone più siccitose, o a piante caducifoglie nei boschi
più freschi ed umidi. Pianta versatile, la sua presenza è
un prezioso indicatore di mediterraneità. Nei siti più
impervi arriva ad assumere un ruolo pioniero, spingendosi là
dove altri alberi non potrebbero arrivare. Lo si trova in boschi estesi
a Ficuzza, sulle Madonie e sui Sicani o in relitti di antiche foreste,
sulle pareti delle vallate fluviali del siracusano, infine fra i lembi
di bosco sopravvissuti su cime montuose come l’Altesina o sul
Cammarata. In base all’altitudine, al clima siccitoso e al taglio
o al pascolamento, assume un portamento ad arbusto.
Notizie
sulla Fauna
Altra
stonatura dei nostri comunque ben pagati dipendenti regionali. Si
parla solo dello Sparviere.
Lo
sparviere E’ un rapace dalle corte ali arrotondate e con lunga
coda, zampe gialle e spiccato dimorfismo sessuale: la femmina è
molto più grande. Lungo da 27 a 37 cm, il dorso del maschio
è grigio lavagna scuro, con guance rossicce ed una macchia
biancastra sulla nuca; il ventre è barrato di bruno-rosso e
la coda ha larghe bande grigie e bruno scure. La femmina è
più chiara sopra e nel ventre non è rossa. Nidifica
nei boschi, sui rami più alti degli alberi o, a volte, anche
in mezzo ai cespugli. Si nutre di uccelletti e piccoli mammiferi che
caccia, sia nei boschi che in terreni coltivati, e che cattura dopo
essersi slanciato in vertiginose e spettacolari picchiate
http://www.regione.sicilia.it/agricolturaeforeste
Attenzione:
queste schede hanno bisogno del sostegno culturale di tutti. Se ne
sapete di più o trovatequalche
imperfezione non esitate a comunicarcela. Basta mandarci una mail
a: sicilia@ilconsole.it