Altesina
il punto trigonometrico dell'isola araba


data di esplorazione: Febbraio 2008
"Viaggio nel Tempo": EREIA

 

Attenzione: queste schede hanno bisogno del sostegno culturale di tutti. Se ne sapete di più o trovate qualche imperfezione non esitate a comunicarcela. Basta mandarci una mail a: sicilia@ilconsole.it

 


Panorama dalla cima e tomba a grotticella lungo le pendici (clicca sulle foto per ingrandirle)

 

Scheda


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cosa: Riserva naturale, complesso archeo-naturalistico

dove siamo: Comuni di Nicosia e Leonforte (En)

Viaggio nel Tempo: probabile abitato sin dalla preistoria

valutazione: *****

Console di zona: Giuseppe Maria Amato di Pietratagliata


come arrivare : Sia da Leonforte che da Nicosia (entrambe facilmente raggiungibili), le indicazioni non mancano.

 

 

 

 

L'Altesina
archeo-natura

 


Se avete l'occhio di lince questa foto fa per voi. Dovè il daino ? (clicca sulla foto per ingrandirla)

 

Il Monte Altesina, con i suoi 1192, è la vetta più alta dei monti Erei.

E' un esemplare polmone verde, lecceta in primis (Quercus Ilex per i botanici).

Come fauna, oltre i soliti noti (conigli, topi, istrici, volpi ...), c'è lo sparviere (che è un rapace) e, da poco, hanno introdotto due daini, un maschio ed una femmina, il cui dimorfismo sessuale non lascia adito a dubbi circa l'intenzione dei vertici dell'Azienda foreste demaniali, l'ente gestore.

A proposito, in Sicilia funziona così (forse anche da altre parti): le nostre aree naturali sono gestite da: Azienda foreste demaniali, oppure Corpo forestale, oppure Lega ambiente, oppure enti autonomi (parchi vari), oppure WWF, oppure (addirittura) Ministero dell'Ambiente ... in modo che il turista si rincoglionisca totalmente e la torta dei picciuoli può essere ben divisa tra i nostri amministratori.

Continuiamo ...

Da buon monte, l'Altesina versa acqua ai fiumi.

Oggi un pò di meno, un tempo che fù tanta, tanta acqua.

La sua bellezza, al di la dell'aspetto puramente naturalistico, è data dalla presenza umana che nel corso dei secoli (direi millenni) ha caratterizzato l'intera area.


Giovanni Vallone

 

 

 

Quell'arabo che ebbe quell'idea


Cima Altesina. Quell'arabo che ebbe quell'idea si trovava quassù, ed aveva questa visuale (clicca sulla foto per ingrandirla)

 

Siamo nell'827.

I califfoni, cioè il popolo del neo profeta Maometto, conquistano la Sicilia.

Storia vuole che quando gli arabi arrivarono da queste parti, tagliando corto, decisero che questo era il centro dell'isola.

Siamo tutti figli dei nostri padri ma gli arabi ci tengono a non scordarselo, a rammentarselo.

Quindi si chiamano tutti ibn (che significa: figlio di ...) eccetera eccetera.

Un pò come i brasiliani, anche gli olivastri hanno nomi chilometrici.

Ad esempio il più famoso dei suoi geografi che bazzicò in Sicilia, si chiamava qualcosa come Abu ‘Abd Allah Muhammad al-Idrisi, ibn Idris.

Che non è poco.

Ma meglio sono riusciti a fare gli storici in generale, e mi ci metto anche io di mezzo, perchè non trovando come occidentalizzare il nome hanno, a turno, provato con: Edrisi, El Edrisi, Ibn Idris, Hedrisi o al-Idrisi (consulta l'Entrobolario per sapere chi è).

Pazzesco veramente.

Comunque, bando alle ciance.

Forse fu Abbas figlio di Fadhl, che verso l'anno 859, dopo aver finalmente conquistato Castrogiovanni, messosi qua sopra, pensò: "La Sicilia la dividiamo in tre valli. E le chiameremo: Demone, Noto e Mazara. Arrivederci e grazie"

 


I tre valli di Sicilia (clicca sull'immagine per ingrandirla)

 

Non l'avesse mai fatto.

Questa mossa amministrativa ce la portiamo ancora oggi appresso, anche se solamente da un punto di vista cultural-geografic-romantic-poetico.

Ma, per i pochi milioni di siciliani che non lo sapessero, questa importantissima suddivisione dell'isola nei suddetti distretti, ebbe inizio proprio in quel periodo.

E finì nel 1818, quando nacquero 7 delle 9 province attuali.

(consulta l'Entrobolario per saperne di più sui tre valli di Sicilia).

Giovanni Vallone

 

L'uomo sull'Altesina

La presenza umana su questo monte è attestata sin dalla preistoria.

Lo dimostrano, innanzitutto, queste tombe a forno presenti in tutta l'area.


(clicca sulla foto per ingrandirla)

 

Dopo i preistorici passarono anche i greci, i romani, i bizantini ...

La ceramica ritrovata ne è testimone.

Il ciclo abitativo raggiunge la sua perfezione in vetta, dove è palese la presenza di quello che dovette essere un importante villaggio almeno sino al medioevo.

Le tracce dei muretti di quelle che dovevano essere le abitazioni di questa gente di montagna sono ben visibili.

La durissima pietra arenaria in alcuni punti è ben lavorata.


L'abitato, in cima (clicca sulla foto per ingrandirla)

 

Ci sono anche degli enormi blocchi rettangolari che richiamano a qualche costruzione importante (tempio?, cinta?...)

E poi c'è proprio una bella spelonca.

Leggi a seguire ...

Giovanni Vallone

 

 

La grotta sacra ?


(clicca sulla foto per ingrandirla)

 

Nel punto più alto del monte, a dominio dell'abitato, c'è una bellissima grotta rupestre con iscrizione sicula nel muro soprastante l'ingresso.

Alla sinistra dell'entrata c'è una edicola, molto probabilmente votiva.

Forse c'era la scultura di non si sa quale divinità.


La scritta in siculo

Giovanni Vallone

 

Video
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L'ALTESINA

 

 

 

Maqarah ?

Non c'è quasi nessuna probabilità che questo sito si possa identificare con la Maqarah descritta dal geografo arabo Edrisi nel 1150, ma non si mai mi dovessi mordere le mani per non averci provato.

Anche perchè Edrisi parla di questa Maqarah a circa 8 miglia da Petralia (e ci siamo quasi) e a circa 10 da Sperlinga (perfetto) anche se in quest'ultimo caso potrebbe essere a nord e non a sud di Sperlinga, appunto.

Comunque sia Edrisi riporta la seguente: Il castello di Maqarah è un abitato prospero, abbonda di campi coltivabili e di generi di prima necessità;

 

 

Il conventaccio

Appena superato il cancello d'ingresso della riserva, si arriva al quartier generale dove sono presenti un paio di guardie della forestale.

Da qua inizia il percorso a piedi.

Il primo sito archeologico che si incontra è un antico luogo di culto cristiano.

I preti non mancano mai quando si parla di storia della Sicilia antica.

Qua fu costruito un eremo.

Il solito eremo.


Ingegnoso gioco di arenaria all'ingresso (clicca sulla foto per ingrandirla)

 

Quando l'ho visto sono rimasto assolutamente fulminato dalla sua somiglianza con quello di Rocca Badia (vedi esplorazione) nei pressi di Francavilla di Sicilia (Me).

Questo dell'Altesina, però, è tascabile. E' quell'altro in miniatura.

Provo a trovare parole più giuste.


 

La foto sopra mostra il conventaccio dell'Altesina. Quella roccia su cui è costruito è una grande pietra in realtà.

Proviamo, con una speciale pompa, a gonfiarla, gonfiarla, gonfiarla ...

Otterremo quanto sotto: il monastero di Rocca Badia (San Salvatore La Placa)

 

Anche la lavorazione della pietra, in alcuni tratti, è praticamente identica.

C'è un'altra cosa che suscita sempre curiosità.

Questo piccolo eramo, come detto, è costrutio su una roccia che altro non è, gia detto, che una grande pietra, facilmente scalabile (5 passi).

E' una roccia isolata, tutt'attorno pianeggiante.

C'è voluta una sorta di gusto dell'arte per andare ad attorniare questo masso di pietre.

Insomma: sarebbe stato molto più semplice fare la costruzione nel sottostante terreno, bello spianato, piuttosto che ingegnarsi nell'impilare massi nella frastagliata micro-altura.

Solitamente le vette venivano scelte per motivi di difendibilità.

Così avevamo, oltre i soliti castelli, le masserie fortificate, gli eremi foritificati ... proprio perchè gli ventuali aggressori se la dovevano vedere con la dea Fortuna per conquistare questi siti.

Ma i devoti di Cristo, da queste parti, hanno voluto fare una specie di plastico di un eremo fortificato, appollaiato nella scoscesa roccia.

La sentenza è che, quando non vegetano o pedofileggiano, anche i preti hanno un gusto.

Giovanni Vallone

Video
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IL CONVENTACCIO

 

 

 

Ciotti Pietro e i daini

Ciotti Pietro (rigorosamente, come da sua stessa presentazione, prima cognome e poi nome, un pò come a scuola, molto più come da retaggi militari post-guerra, anni 50, quando anche la grammatica era ancora circondata da sintassi mussoliniane, come questa), Ciotti Pietro, dicevamo, è uno dei personaggi siciliani che se conosciuti durante una passeggiata nell'isola e se nel frattempo avete un microfono con voi e casualmente c'è anche un cameraman e, per dirla tutta, state giusto giusto facendo un programma per la Rai, ecco, a questo punto non potete che intervistarlo.

Quella serie di coincidenze di cui sopra, anche se infilate in una folle punteggiatura, è proprio ciò che è capitato a me.


Ciotti Pietro, con cappello; Fabio Caradonna e, con barba, Pino Fiscella (clicca sulla foto per ingrandirla)

 

Ciotti Pietro fu una delle guide che ci accompagnarono in questa escursione.

Mi disse: "Vuole rimanere qua in vetta anche di notte a studiare la zona ? Io ci porto il vino ..."

Parlava bla bla di questo e di quello, ed era veramente entusiasta della Riserva, che conosceva profondamente, descivendomela con il tipico ardore fanciullesco di chi magari non ha studiato una vita ma sognato, questo si.

Passava dalla botanica, all'archeologia, alla zoologia ... come l'olio nell'insalata.

Arrivati ad un certo punto, orgogliasamente, mi fece vedere due daini.

Solo due.

La femmina daino meno corteggiata al mondo ed il maschio daino che più tavola imbandita di questa !

Se tutto va secondo la più stupida delle previsioni, tra qualche anno, anche qua in Sicilia, si mangia daino.

 


Il daino (Dama dama), conosciuto anche con il termine arcaico di damma o dama, è un mammifero artiodattilo della famiglia dei Cervidi. Questo non gli impedirà di finire nei ristoranti di tutta l'isola.

Giovanni Vallone

 

Video
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CIOTTI PIETRO

 

 

 

 

 

Riserva naturale orientata del Monte Altesina


Il Monte Altesina, si chiamava in antico Mons Aereus, (il monte aereo), probabilmente per via della sua forma svettante che lo innalza dal fondovalle con una forma puntuta visibile e riconoscibile da gran parte della Sicilia centrale. Esso venne preso persino a pietra di paragone per l'altezza nonostante non raggiunga i milleduecento metri sul livello del mare.

Nei paesi vicini è ancor'oggi facile sentir dire "gatu quantu l'Artisina", (alto quanto l'Altesina).


Foto di Giuseppe Maria Amato

La sua forma facilmente traguardabile, oltre alla sua posizione centrale, consentirono agli arabi di sceglierlo quale punto trigonometrico principale in Sicilia, e da esso fecero dipartire i tre Valli, le tre regioni amministrative che dividevano la Sicilia in età emirale e che rimasero tali sino alla decadenza del feudalesimo nel XIX secolo.

Sulla cima, almeno dall'età del bronzo, si stanziarono popolazioni indigene dedite alla pastorizia e protette dall'acclività dei versanti. Qui, tra le guglie rocciose erose dagli agenti atmosferici e lavorate dall'uomo, le ricerche archeologiche hanno portato alla luce le strutture di un abitato a più riprese utilizzato sino al medioevo.

Tra i ruderi compaiono case, cisterne, ampie grotte artificiali a probabile uso cultuale. Più in basso, sui versanti del monte coperti dalla fitta foresta a quercine, compaiono diverse sepolture a grotticella artificiale scavate nelle emergenze di quarzarenite.

 


Una cisterna (clicca sulla foto per ingrandirla)

 

Dal medioevo il bosco, annesso al demanio della città di Nicosia, venne abitato da diversi eremiti che finirono per creare un convento attorno alla chiesetta di Santa Maria o di San Girolamo di Lartisina.

Oggi del convento, detto Cummintazzu, rimangono i resti di una cascina utilizzata come rifugio dai frati, e parte delle strutture della chiesa. La comunità monacale sopravviveva con il ricavato del bosco e con la questua che veniva effettuata nelle masserie e nei borghi vicini.

I versanti della montagna, gestiti oggi dalla Azienda Demaniale delle Foreste, sono quasi interamente ricoperti da una fìtta foresta latifoglie composta essenzialmente da lecci, qui in trasgressione, posti cioè al di sopra della linea altimetrica che in genere ne limita la espansione, ad essi si alterna la roverella, quercia anch'essa ma spogliante, e nel sottobosco il pungitopo, l'edera, il ciclamino, la Dafne laureola, i cisti, l'ipocisto, i rovi e lo stracciabraghe.

Le radure, utilizzate per l'alpeggio delle mandrie, sono inverdite da ferle, erba medica, asfodeli bianchi e gialli. Fanno parte della fauna il picchio rosso maggiore, alcuni rapaci diurni come la poiana e lo sparviero e rapaci notturni, barbagianni, allocco e assiolo. Frequente è la volpe e, più volte, è stato segnalato il gatto selvatico.

La riserva, nei comuni di Nicosia e Leonforte, si estende per circa 744 ettari (593/2 di zona A e 150.7 di preriserva).


Giuseppe Maria Amato

 

 

 

Monte Altesina: un po' di Storia
dallo striminzito sito dell'Assessorato Agricoltura e Foreste
http://www.regione.sicilia.it/agricolturaeforeste/azforeste/riserve.asp?id=10&sez=fauna

Provincia: EN
Comuni: Leonforte, Nicosia
Tipologia: Riserva Naturale Orientata
Estensione: 744. Ha di cui 593,25 in zona A e 150,75 in zona B
I reperti del monte Altesina sono a: Museo Archeologico di Palazzo Varisano, piazza G. Mazzini (a breve distanza dal Duomo), 94100 Enna – tel. 0935.24720 e 0935.500331 – Orario: 09:00-18:30.


Un pò di storia

Il Monte Altesina, la cui cima permette un’osservazione a trecentosessanta gradi, fu sicuramente utilizzato dall’uomo, che vi scavava le sue tombe, sin dall’età del Bronzo e dalla prima età del Ferro.

Ritrovamenti di ceramica sicula e greca testimoniano il passaggio di popolazioni diverse; nei dintorni sono ancora visibili le rovine di insediamenti risalenti al I millennio a.C.

La sua sommità servì soprattutto per il controllo delle vie di penetrazione, ma fu anche rifugio delle popolazioni locali durante le incursioni degli invasori. Questo sito registra presenze fino al periodo tardo-normanno.

Dopodichè, come una campana stonata, l'Azienda Foreste Demaniali decide di parlare soltanto di Nicosia e non di Leonforte, dove anche la Riserva cade.

 

Notizie sulla Flora
Il sito dei nostri dipendenti regionali decide di parlare solo del Leccio. Meglio di niente ...

Il leccio Quercia sempreverde che può arrivare a 25 m di altezza, con chioma ricca ed espansa, di colore verde scuro e foglie lanceolate. Il leccio vive all’interno della fascia climatica mediterraneo-temperata che si sviluppa tra i 400 ed i 1.200 m s.l.m.. A causa del disboscamento ormai si trovano solo nuclei di estensione limitata in cui questa specie si presenta in associazione ad alberi e arbusti sempreverdi nelle zone più siccitose, o a piante caducifoglie nei boschi più freschi ed umidi. Pianta versatile, la sua presenza è un prezioso indicatore di mediterraneità. Nei siti più impervi arriva ad assumere un ruolo pioniero, spingendosi là dove altri alberi non potrebbero arrivare. Lo si trova in boschi estesi a Ficuzza, sulle Madonie e sui Sicani o in relitti di antiche foreste, sulle pareti delle vallate fluviali del siracusano, infine fra i lembi di bosco sopravvissuti su cime montuose come l’Altesina o sul Cammarata. In base all’altitudine, al clima siccitoso e al taglio o al pascolamento, assume un portamento ad arbusto.

 

 

Notizie sulla Fauna
Altra stonatura dei nostri comunque ben pagati dipendenti regionali. Si parla solo dello Sparviere.

Lo sparviere E’ un rapace dalle corte ali arrotondate e con lunga coda, zampe gialle e spiccato dimorfismo sessuale: la femmina è molto più grande. Lungo da 27 a 37 cm, il dorso del maschio è grigio lavagna scuro, con guance rossicce ed una macchia biancastra sulla nuca; il ventre è barrato di bruno-rosso e la coda ha larghe bande grigie e bruno scure. La femmina è più chiara sopra e nel ventre non è rossa. Nidifica nei boschi, sui rami più alti degli alberi o, a volte, anche in mezzo ai cespugli. Si nutre di uccelletti e piccoli mammiferi che caccia, sia nei boschi che in terreni coltivati, e che cattura dopo essersi slanciato in vertiginose e spettacolari picchiate

http://www.regione.sicilia.it/agricolturaeforeste

 

Attenzione: queste schede hanno bisogno del sostegno culturale di tutti. Se ne sapete di più o trovatequalche imperfezione non esitate a comunicarcela. Basta mandarci una mail a: sicilia@ilconsole.it

 

 

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