Cuddaro
du crastu

Eccellente panorama sulla valle dell'Imera (clicca sulla foto
per ingrandirla)
In siciliano
significa "collare del montone" (come giustamente segnalatoci
da Onofrio Salamone e Rossana di Salvo).
Il posto
è di grande suggestione paesaggistica a totale dominio della
Valle dell'Imera meridionale.
C'è
tutto quanto serve per un'esperienza di sano entroterra siciliano:
una miriade di cocci del passato a terra; una rupe più o meno
scavata dall'uomo di un tempo remoto; una capanna preistorica; tracce
di torre; indizi che riconducono l'area ad un'antica città
(Krastos) dell'epoca sicano-greca (VI a.C.).
Peccato
solo per la pioggia che ha rotto le scatole.
Ma tanto
ci ritorneremo.
Giovanni Vallone
La
capanna preistorica

La capanna preistorica (clicca sulla foto
per ingrandirla)
Di
eccellente impatto suggestivo, alla base della rocca, è la
capanna preistorica.
E'
datata a circa il 2000 a.C.
Almeno
così dicono alcuni.
Comunque
è certo che tutta la'rea è ricca di frammenti del passato.
Ecco
cosa ne pensa il nostro amico e guida, l'esperto Ugo Adamo: Ai
piedi della rocca è stato osservato sia materiale litico (frammenti
di selce in particolare) che ceramica.
La
tipologia di quest'ultima sembra riferirsi nella maggior parte dei
casi all'orizzonte di Castelluccio (fondo rossastro e sovradipintura
in nero a motivi geometrici vari), ma sono stati osservati anche frammenti
interamente a fondo rosso, che potrebbero individuare l'orizzonte
eneolitico di Malpasso.
Sul
primo piano della rocca sono stati, invece, osservati cocci di ceramica
siceliota, di sigillata africana ed invetriata medievale.
Tale
grande varietà di ceramica fa concludere per una lunga abitazione
del sito, che appare motivata dalla sua straordinaria posizione e
dalla possibilità di controllo del territorio proprio a ridosso
del fiume Imera.
Giovanni Vallone
La
rocca: cisterne e phourion

foto Ugo Adamo
Lasciata
in basso la capanna, inizia un sentiero che porta verso la cima della
rocca.
Ad
un certo punto del nostro cammino, a volte stretto e impervio, spunta
una scala in pietra, sempre emozionante testimone di antiche lavorazioni
dell'uomo.
Il
pianoro è piccolino, ed è dominato da una serie di strutture
abbastanza particolari.
Innanzitutto
tre cisterne, ancora splendide, tra le più splendide dell'isola
per grado di conservazione.

Una delle
cisterne (clicca sulla foto per ingrandirla)
Di una, la prima salendo a sinistra, rimane soltanto la forma ed una
parte scavata.
La
seconda, sempre sul versante nord, si presenta quasi intatta ed ha
dato i natali ad un bell'albero di mandorlo che nasce proprio dal
fondo e si protende all'esterno.
La
terza, sul lato sud, è perfettamente conservata e mantiene
intatto anche il segno dove veniva posto il coperchio. Vicino ad essa
sono leggibili anche le canalette che vi portavano l'acqua.
Questa
terza cisterna è assolutamente meravigliosa.
Dal
piano, sul lato nord, si diparte una scala completamente intagliata
nella pietra, perfettamente conservata e definita da entrambi i lati.

La scala scavata nella roccia (clicca sulla
foto per ingrandirla)
Si
arriva ad un livello superiore, dove sono visibili ambienti sempre
definiti da pietra tagliata e sul fondo un piccolo scavo, che ha fatto
ipotizzare ad un modello di nave.
Dalle
rocce intagliate e rovinate nei dirupi si indovinano altri ambienti.
Per
completare la suggestione dei reperti un vasto disco in pietra si
protende dalsecondo livello proprio sulla scalinata. Elemento naturale
oppure opera dell'uomo ?

foto Ugo Adamo
Questo
disco in pietra è simile a quelli da me visti nella cinta muraria
di Adrano, attualmente in fase di scavo.

(clicca sulla
foto per ingrandirla)
In
questo caso i dischi presentano un foro centrale per il loro trasporto.
La
mancanza di questi buchi a Cuddaru do Crastu lascia dubbi circa la
sua messa in opera da parte dell'uomo.
Ma
cio nonostante sono portato a credere anche il contrario: e cioè
che sia stato messo dall'uomo e che faceva parte del muro di difesa
del castello-avamposto sopra esso (le riprese filmate, a seguire,
sembrerebbero avvalorare l'ipotesi del muro di difesa).
E'
prevista un'ulteriore esplorazione proprio per capire meglio.
O
continuare a non capirne niente !
La
parte più alta della rocca è occupata da una struttura
quasi illegibile ma che dominava, visivamente, tutta la vallata.
Per
capire la faccenda dobbiamo azionare per forza il bottone dell'immaginazione.
La
vallata sottostante la nostra rocca millenni orsono era rigogliosissima
di piante, acqua e animali (per quel che importa).
Il
fiume Imera è stato un corso d'acqua che se potesse parlare
...
Appare
certo che l'area sia stata abitata sin dalla lontana preistoria: vuoi
per la quantità di oggetti litici ritrovati, vuoi perchè
non poteva sfuggire un tal bocconcino di acrocoro ai barbuti antenati.
Prendiamo
ad esempio la capanna che abbiamo visto poc'anzi e che si trova ai
piedi dello sperone. La capanna faceva parte di un abitato, sicuramente.
E
quassù era una vedetta per l'intero villaggio: sicuramente.
Essendo
il pianoro di dimensioni ridotte non poteva essere abitato in cima.
C'è
spazio per poche persone.
Ed
era questo il suo unico limite.
Ma
si prestava benissimo come vedetta, avamposto militare.
Il
panorama che si domina è a dir poco strategico.

(clicca sulla
foto per ingrandirla)
Le
tre cisterne, d'altronde, dovevano servire a qualcuno che si trovasse
quassù.
La
roccia è lavorata (come si vede dal video).
Non
sono rimaste parti mobili (pietre, mattoni ...).
Solo
intagli nella pietra.
Questa
piccola vetta potrebbe avere ospitato, nei tempi, anche un antico
phourion greco ?
(consulta
l'Entrobolario per sapere cos'è)
Ai
fianchi, in particolare quello meridionale, sono leggibili i resti
di alcune tombe del tipo a grotticella con la volta a forno.
Giovanni Vallone / Ugo
Adamo
Krastos
?
Che
ipotesi possono farsi sul sito ?
Nicoletti Lalomia a proposito dell'intero complesso Tornambè-Fastuchera
Cuddaru di Crastu tentano un'identificazione sulla base di "supposizione".
Essa
parte dalla premessa che "in epoca greca esisteva una città
fortificata a nome Krastos tra i territori di Gela, Agrigento ed Imera,
il cui confine era delimitato dal fiume Imera.
Una
delle colline dominanti la vallata della Fastuchera conserva ancora
il nome di "Cuddaru di Crastu". "Tale toponimo, . ci
consente di fare la supposizione che la località si possa identificare
con la sicana Krastos", che normalmente viene individuata più
a nord tra Nebrodi e Madonie.
È
questione vecchia quella della identificazione dei siti archeologici.
Diversi e sicuri elementi di varia natura debbono concorrere su un'individuazione
unitaria; in caso contrario le ipotesi sono tutte possibili. Quella
formulata dagli autori sembra abbastanza suggestiva e non priva di
logica, ma richiede il necessario supporto dell'archeologia.
Personalmente,sulla
base dei dati osservabili,mi limito a constatare che si tratta di
un complesso a lungo abitato. Certamente a partire dall'età
del bronzo antico e possibilmente anche da quella del rame fino in
epoca storica avanzata. La sua fortuna e la sua sorte furono certamente
legate alla straordinaria posizione che consentiva il controllo del
territorio.
Per
un tentativo di identificazione occorrono elementi storici ed archeologici,
in assenza dei quali ogni ipotesi è tanto possibile quanto
infondata.
Ugo Adamo
Attenzione:
queste schede hanno bisogno del sostegno culturale di tutti. Se ne
sapete di più o trovate qualche imperfezione non esitate a
comunicarcela. Non imprigioniamo la cultura.
Basta mandarci una mail a: sicilia@ilconsole.it