Associazione Il CoNsole, presenta:

 

Rocca Danzese -
- Monte Giulfo
i misteri della vallata del Morello



data di esplorazione: Primi mesi del 2010
"Viaggio nel Tempo": Ereia

 

Attenzione: queste schede hanno bisogno del sostegno culturale di tutti. Se ne sapete di più o trovate qualche imperfezione non esitate a comunicarcela. Basta mandarci una mail a: sicilia@ilconsole.it

 

 

Scheda


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cosa: Idoletto rupetre (Rocca Danzese); Monte Giulfo è invece un sito indigeno successivamente siceliota e forse romano (quindi databile dal X al II sec d.C.); antiche solfare sparse qua e là

dove siamo: Rocca Danzese (590 s.l.m.) e Monte Giulfo (761 m s.l.m.)/ Campagne di Villarosa (en)

Viaggio nel Tempo: Siculi, Sicelioti, Romani, Medioevo, solfare

Autori del reportage: Giovanni Vallone in compagnia di Paolo Naselli e Gandolfo


come arrivare: da Villarosa si imbocca la strada per Villapriolo. Dopo 2.4 km si prende una deviazione sulla destra. Questa stradella di campagna porta, dopo 800 metri, ad un bivio: se si va a sinistra, dopo ulteriori 500 metri, si arriva alle pendici di Monte Giulfo (sulla sinistra si vede un triste cancello, ingresso di quella che sarebbe dovuta essere l'area archeologica); se invece al bivio si prosegue dritto si arriva, dopo circa 400 metri, ad un cancelletto basso in legno, tipicamente messo da qualce pecoraio. Si scavalca e si ci lancia verso Rocca Danzese che si raggiunge dopo circa 20 minuti di cammino. Rocca Danzese si trova sulla sinistra del vostro cammino, poco dopo aver superato una spettacolare (certamente nel passato) ma

attualmente diroccata casa padronale che doveva essere del proprietario della sottostante solfara. Rocca Danzese ha la forma di un dente canino e l'idoletto in questione si trova nel rigonfiamento prima, a circa 50 metri dal dente canino, direzione ovest. Nel servizio a seguire la spiegazione risulterà ancora più chiara.

p.s. Sarebbe meglio, una volta superato il cancelletto in legno, dopo circa 200 metri, imboccare il sentiero pastorale sulla sinistra. Subito si vede lo spuntone di Rocca Danzese.

 

 

 

 

Diario dell'esplorazione
(clicca sulle immagini per ingrandirle)

Rocca Danzese

 

Un panorama spettacolare.

Ingrandite questa foto perchè ne vale la pena. Essa simboleggia l'entroterra siciliano. Il verde primaverile dei suoi campi che rincorre cime di pizzi e cozzi sparsi qua e là, oggi riposo di volatili, un tempo siti abitati.

Un buon occhio acchiappa anche, sulla destra, quella striscia di vegetazione marrone che altro non è che una fila di piante tipiche da acqua, seccate.

In poche parole, la c'è un fiume, il Morello, che in passato non solo era navigabile, ma era circondato certamente da una fitta foresta.

Stiamo parlando di tanto tempo fa quando noi non eravamo ancora nati; e non lo era neanche Garibaldi, neanche Gallileo, neanche Carlo Magno, e manco Giulio Cesare.

La Sicilia, come qualunque zona del Mediterraneo, era ricca di animali e foreste che tipicamente disegnano il paesaggio del clima Mediterraneo, se non turbato da fattori antropizzanti.

Qua i romani (cioè quel Giulio Cesare e soci) portarono un'infinità di grano.

E siccome ai tempi non c'erano le macchine, ma le barche, il legname fece una brutta fine.

Così sono scomparse le foreste, insomma.

 

In compagnia di Paolo e Gandolfo, i nostri amici di Villarosa, dopo aver bevuto una bevanda dalle parti di Villapriolo (borgo con più sedie che sederi) al Bar di un attore locale, idolo della zona, ci siamo diretti verso Rocca Danzese.

Si cammina su tappeti verdi, con panorami incantevoli da tutti i lati. Non si sente niente. Si sogna ad occhi aperti.

 

Ogni tanto qualche mucca, immancabile.

 

Attenti a questa foto, se dovete andare da quelle parti.

Rocca Danzese è quello spuntone a forma di dente, praticamente impossibile a non vederlo.

Quello che noi stiamo cercando, invece, si trova sul quel rigonfiamento in primo piano, circa 50-100 metri prima dello spuntone.

E' nascosto, ma ora che lo sapete ...

 

Mentre camminiamo, increduli, troviamo un cippo chilometrico, vai a capire di che età..

C'è la scritta E.V. e sotto II.

Sotto c'era certamente una strada, che portava verso il fiume, dove era una ferrovia che raccoglieva tutto lo zolfo estratto dalle mineire della zona.

Forse era messo la.

 

Arriviamo in cima, e ci mettiamo alla ricerca della misteriosa figura.

Siamo in tre e ci sguinzagliamo in tre direzioni opposte.

La fortuna premia Paolo, che trova l'oggetto della nostra visita.

Emozionante il ritrovamento.

 

Scolpita sulla roccia, pazzesca cosa, una figura inquietante, quantomeno per il mistero che l'avvolge.

Non saprei proprio da dove iniziare nel descrivere questa immagine, grandiosa, infilata in una pietra del centro Sicilia.

E lo sappiamo io e tu (cioè: in pochi).

Mettiamola così: se non si tratta di un falso (e l'ipotesi è molto remota) siamo di fronte ad un grande capolavoro dell'archeopaesaggio.

L'iconografia è tipica dell'arte orientale che qua in Sicilia si è instaurata con i punici (VIII sec a.C., consulta l'Entrobolario per sapere chi sono) i quali avevano le loro roccaforti a Palermo, Mozia (tp) e Solunto (pa).

 

Ma facciamo un tuffo nella Storia.

Tutto ebbe inizio con la mitica venere di Willendorf

La venere di Willendorf, anche nota come donna di Willendorf, è una statuetta di 11 cm d'altezza, raffigurante una donna.

E' certamente la più famosa delle veneri paleolitiche. Si trova attualmente al Naturhistorisches Museum di Vienna.

E' datata a circa 25.000 anni fà !

La vulva e il seno sono gonfi e molto pronunciati, cosa che suggerisce l'intenzione di rappresentare un significato fortemente connesso con la fertilità, ed anche il colore rosso ocra col quale la statuetta è dipinta ricorderebbe secondo alcuni studiosi il sangue mestruale. Le braccia sottili sono congiunte sul seno, e il volto non è visibile; la testa si direbbe coperta da trecce o da un qualche genere di copricapo.

 

Passano i millenni ed il culto sembra continuare. Il culto della donna procreatrice, simbolo di abbondanza e rigenerazione.

Si conia il termine Dea Madre (Mater Matuta, Cibele, Magna Mater ...) e praticamente ogni popolo ha la sua.

 

Rivediamo ancora la nostra Dea.

 

Ha le braccia rivolte verso l'alto ed in qualche maniera richiama Lilith, la Grande Dea Madre dei Babilonesi.

Questa terracotta di Lilith è datata 1950 a.C.

Sono i Babilonesi a scatenare in tutta l'area Mediterranea il culto della Dea Madre.

 

I Fenici (Punici o Cartaginesi), vicini di porta dei Babilonesi, arrivano in Sicilia e se lo portano appresso (il culto).


Questi volti rappresentano delle stele puniche ritrovate a Palermo e datate al V secolo a.C.

 

 

Di certo assomigliano alla signorina di Rocca Danzese.

 

Il nostro idoletto, con le braccia aperte, seni da prima misura ed un bel triangolo nel luogo del delitto, secondo taluni fu una Dea Madre messa dai Sicelioti (greci di Sicilia), tra il V ed il III secolo a.C.

 

Quello che però a me lascia perplesso è il suo carattere spiccatamente punico.

Con quelle braccia aperte ...

 

I sicelioti avrebbero fatto una cosa del genere. Ed infatti l'hanno fatta ad Akrai (Palazzolo Acreide) dove queste meravigliose sculture nella roccia, dette Santoni, rappresentano Cibele, la Dea Madre.

 

La nostra figura, ribadisco, ha carattere troppo orientali.

Assomiglia a questa Dea dei Serpenti, una Grande Madre del II millennio a.C. trovata a Creta, e di chiara origine orientale.

 

Eccola ancora: la Grande Madre di Rocca Danzese.

Qua siamo nell'entroterra e a due passi (vedi oltre) è Monte Giulfo, sede di un insediamento siceliota.

Ma questo potrebbe non bastare per spiegare l'appartenenza del nostro idoletto a quel popolo.

Probabilmente successivamente

E così a me sorge un sospetto, più che fondato.

Da queste parti, nel III secolo a.C., si combattè certamente la Seconda Guerra Punica che vide sul campo i Romani contro i Cartaginesi.

E se un contingente dell'esercito punico l'avesse scolpita in segno propiziatorio ?

Giovanni Vallone

 

Video
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LA GRANDE MADRE DI ROCCA DANZESE

 

 

 

La casa padronale della miniera Pagliarello

Sotto Rocca Danzese, verso sud, si vedono i ruderi di una miniera abbandonata (dalla quale svetta ancora il torrione della ciminiera) e soprattutto una bellissima e completamente diruta casa padronale che doveva appartenere al proprietario della miniera e che oggi è una stalla a cielo aperto.

Inoltre la strada che stiamo percorrendo, oggi una trazzera in battuto, un tempo doveva avere una certa importanza ed essere una via importante, trafficatissima, proprio per la presenza di diverse miniere in zona.

Tantopiù che la nostra casa, oggi in desolatissima campagna, sfoggia ancora il numero civico.

Oltre due romantiche e sempre presenti, nelle case di campagna siciliane, palme.

C'era anche una ferrovia, laggiù dove scorre il Morello, che prendeva lo zolfo da tutte le miniere e lo portava alla stazione centrale di Villarosa.

Qua veniva caricato sui treni merci a scartamento normale per il trasporto alle raffinerie e industrie di Catania.

I vagoncini erano di ferro e ribaltabili; potevano così scaricare agevolmente il minerale estratto direttamente sui carri in sosta alla stazione ferroviaria di Villarosa.

 

 

 

Monte Giulfo

Spostiamoci adesso nel soprastante Monte Giulfo, sito indigeno successivamente ellenizzato (che tradotto significherebbe che fu abitato sin prima dell'arivo dei greci, all'incirca dal X al II secolo a.C.).

Siamo a completo dominio della Valle del Morello e qua c'era qualcosa di importante.

Ricordiamo che il fiume Morello un tempo era navigabile, che equivarrebbe a dire che la sotto c'era un'autostrada.

Una staccionata in legno indica il percorso da seguire.

Qua era stata adibita un'area archeologica che non ha mai funzionato però dovrebbe aver fatto intascare (a nostre spese) qualche euro a qualche politico di turno.

Nella speranza che gli possa spendere tutti in medicine, proseguiamo.

 

Man mano che si sale il panorama diventa incantevole.

La Sicilia centrale si adagia al nostro sguardo.

 

Come ci indica questo cartello, sempre pagato da tutti noi, siamo in vicinanza della necropoli che presenta diverse tombe scavate nella roccia.

 

 

Una di queste è di dimensioni ragguardevoli.

Accanto ad essa enormi blocchi di chissà cosa.

 

Un sopravvissuto cartello con scritta "Acropoli", ci indica la retta via.

Aggiriamo il monte con un andamento est-nord-ovest. A terra cocci di ceramica dipinta rossa su fondo nero, tipica siceliota (V a.C.).

Sempre più bello il panorama.

 

Alcuni ruderi ci confondono ma per fortuna c'è il pannello illustrativo che ci risolve ogni dubbio. Per fortuna che ci hanno tassato di questi soldi per realizzarli.

 

Un traliccio della luce ci indica la vetta che conquistiamo subito dopo.

La Sicilia è grandiosa.

 

Ecco l'Acropoli con i resti di 2500 anni fa !

Le vette erano territorio prelibato dove vivere. Qua doveva fare un freddo boia durante l'inverno.

 

Al centro di una casa, questa piastra in terracotta.

In diverse case, interrati, alcuni pithos, contenitori di grano, vino ... (quello rosso, nella foto).

Dispense dell'antichità di famiglie siceliote.

Ma non vi preoccupate.

Se c'è qualcosa che non vi quadra, l'ennesimo cartello vi toglierà ogni dubbio.

 

Video
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MONTE GIULFO

 

 


Approfondimento culturale:

Il Fiume Morello
tratto da Wikipedia

Il Morello è un fiume della Sicilia che scorre nella provincia di Enna. Nasce dalle pendici del Monte Altesina; è un affluente di sinistra del fiume Imera meridionale nel quale confluisce in prossimità del ponte Capodarso. Mediante uno sbarramento artificiale costruito tra il 1968 e il 1973 è divenuto immissario ed emissario del Lago Morello.

Il fiume Morello attraversa nel suo corso, caratterizzato da meandri a volte anche bruschi, ampi strati minerari zolfiferi, portati alla luce durante millenni di erosione, che nell'Ottocento hanno dato luogo alle attività minerarie della Sicilia centrale.

Nella vallata del fiume insistono vari siti preistorici datati all'età del Bronzo: Masseria Corvino con reperti ceramici, Monte Gaspa con ampie tracce di industria litica e decine di tombe a grotticella, in località Rocca Danzese inoltre resti di strutture murarie databili tra VII secolo a.C.-III secolo a.C.

 

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