Associazione Il CoNsole, presenta:

 

La Valle del Morello
Siti di Gaspa - Canalotto - Lago Stelo // SS290 da Villapriolo a Calascibetta


Autore del reportage: Giovanni Vallone - Cameraman: Luca Luparelli - Logistica e sostegno: Famiglia Rabiolo, Paolo Naselli e Gandolfo Tumia - Foto: Luca, Paolo e Gandolfo
Registrazioni per "Viaggio in Sicilia" - Aggiornamento Cartografico per

data di esplorazione: Maggio e Novembre 2010
"Viaggio nel Tempo": Ereia

 

Attenzione: queste schede hanno bisogno del sostegno culturale di tutti. Se ne sapete di più o trovate qualche imperfezione non esitate a comunicarcela. Basta mandarci una mail a: sicilia@ilconsole.it

 

 

Scheda


clicca sulla cartina per ingrandirla

 

cosa: Vallata con diverse emergenze archeo-naturalistiche

dove siamo: Tra Villarosa e Calascibetta (en)

Autori del reportage: Giovanni Vallone in compagnia di Luca Luparelli, Paolo Naselli e Gandolfo Tumia

come arrivare: basta arrivare a Villarosa (uscita Enna o Ponte Cinque Archi sull'autostrada Catania-Palermo) e da qua andare verso Villapriolo. A Villapriolo seguire le indicazioni per Enna-Calascibetta.

Si arriverà ad un trivio: svoltare a destra per Enna-Calascibetta.

Siete sulla SS290

Al kmSS 34.5: ponte sul fiume Morello

Al kmSS 36: sulla dx, ruderi della miniera di Gaspa

Al kmSS 36.6: a dx e sx, ruderi di forni per la purificazione dello zolfo

Al kmSS 37.4: a dx, masseria di Gaspa con la svettante torre

Al kmSS 38.2: a sx, un cancello in legno indica l'ingresso per la necropoli di Gaspa

Al kmSS 38.5: a dx, elegante (fù) ma abbandonata masseria di Case Bastione

Al kmSS 38.9: a sx, a ridosso di una traversa in battuto, piccola area archeologica di Case Bastione

Al kmSS 40.2: a dx, deviazione per Canalotto (poi, dopo circa 500 metri, ancora a destra e a ridosso di una casa ristrutturata si posteggia andando a piedi verso la sinistra, dentro un boschetto)

Al kmSS 40.5: sulla sx, deviazione. Dopo neanche 100 metri andare ancora a sinistra: siete sulla cosiddetta strada comunale Facchiumello. Qua azzeriamo il contachilometri.

Attenzione: questa foto è presa venendo dal lato opposto rispetto alla spiegazione del testo, da Calascibetta. La deviazione sulla SP in questo caso è a destra. In fondo si vede che la strada si biforca. Andando a sinistra ci si immette sulla Comunale Facchiumello.

km0 inizio Comunale Facchiumello
km1.1 Abbeveratoio e, sulla destra, deviazione per Cozzo Facchiumello. Noi proseguiamo dritto
km1.5 imboccare sulla sx la deviazione per Lago Stelo. Il paesaggio diventa sublime con il lago al vostro cospetto e la pineta di monte Gaspa a fare da quinta.
km 2.0 Accostando la pineta posteggiare a ridosso di una casetta (ce n'è anche un'altra più avanti) dette Case Rabiolo (simpaticissimo). Di fronte la casa, è una stradella in sterrato, accostata ad una grotta. Non appena imboccata andare subito sulla sinistra, salendo per il monte. Dopo neanche un minuto siete in cima. Il divano rituale è di fronte a voi (in linea d'aria di fronte Casa Rabiolo).
km 3.5 Proseguendo dalla proprietà Rabiolo si arriva a Case Bastione, intersecando la SS290. Attenzione, però: quest'ultimo tratto è veramente impossibile, causa terreno fangoso, durante l'inverno. Quindi conviene rifare la stessa strada per tornare indietro.

Al kmSS 40.8: sulla dx, una tomba rupestre

Al kmSS 42: Calascibetta

 

 

 

Diario dell'esplorazione
(clicca sulle immagini per ingrandirle)

 

I.G.M. foglio 268 (Calascibetta) , quadrante I, N-O (1:25.000)

clicca per ingrandire l'immagine / i numeri indicano le tappe dell'itinerario a seguire / l'IGM in questione è soltanto una parte del foglio 268

 

La mappa:
1. Villapriolo - 2. Miniera di Gaspa - 3. Torre di Gaspa - 4. Necropoli di Gaspa- 5. Canalotto
6. Lago Stelo - 7. Case Bastione - 8. Monte Gaspa Cima e pineta - 9. Abbeveratoio contrada Facchiumello

IN VERDE LA STRADELLA INTORNO LAGO STELO (comunale Facchiumello)

 

 

Video
bassa definizione - attendere qualche istante prima della visione

PANORAMICA VALLE DEL MORELLO

 

 

 

1 Villapriolo tra streghe, cugini e pane
la numerazione indica il riporto in cartina IGM

Villapriolo è un posto che può essere giudicato in due maniere, chiaramente diametralmente opposte.

Giudizio A: paesino a dir poco orribile sotto tutti i punti di vista. Osceno il taglio urbanistico, a mo di Ippodamo prima maniera, il greco del V secolo a.C. che avrebbe ispirato i fondatori della Settimana Enigmistica. Un Bartezzaghi di case, difatti, si sviluppa tra file orizzontali e verticali. Anche i cani sono bruttini e inoltre è uno dei pochissimi posti dove l'alluminio anodizzato potrebbe essere la cosa più bella.

Giudizio B: paesino di neanche 500 anime abitato. Le case sono tutte basse e nelle stradine il silenzio regna sovrano. Incastonato, a mò di fiore, tra le ondulate colline del centro isola. Virtuosa la sua torre campanaria nella romantica piazzetta del sito. Brillanti i colori del cielo, testimoni di un aria salubre. Per intenditori ...

Il mio giudizio, comunque tendente assolutamente al B, è che Villapriolo è un borgo talmente infilato in un paesaggio splendido che qualunque pecca gli debba essere perdonata.

E poi quella svettante torre campanaria !

Curiosa sagoma in un posto così.

A ridosso dello spilungone con le lancette è un bar.

Il bar del paese.

Il gestore è tale Antonino, estroso tizio che chiama a tutti cugino e per tale motivo è stato soprannominato "Cugino Nino".
Appena entrate lui non vi da scampo con il suo "Buongiorno cuscì ..."

E' il Totò di Villapriolo. Ha una compagnia teatrale, "I prioles".

Entrare nel bar di un posto così remoto, significa vivere momenti di gloria, con gli occhi di tutti quanti puntati addosso.

E questo è quanto ...

 

A Villapriolo c'è un unico genere alimentari che devi sapere che è quello altrimenti non vieni aiutato da insegne o similari.

Qua ci riforniamo di viveri, i soliti: salame, olive, pezzo di formaggio, tonno in scatola, limone per il tonno, pane, frutta.

Ha una doppia entrata, da un lato e dall'altro.

Due porte che coprono un intero paese (non è grande il supermercato ... )

 

Un'ultima cosa.

Qualche anno addietro un importante magistrato donna di Calascibetta mi disse che a Villapriolo c'erano le "mavare", streghe, indovine.

Lei ricorda perfettamente che quando era bambina se ne parlava.

Quindi pensai di fare un servizio per RaiRadioTre.

Domandai a questo e a quello, a quello ed a questo, ma nessuno sapeva di questa storia.

A tutt'oggi rimane un mistero !

 

Il trivio

Ah ... ! Il paesaggio siciliano ! Magnifique !

Superato Villapriolo si va in direzione di Calascibetta.

Si arriva ad un trivio e, sulla destra, si svolta per la SS290, seguendo le indicazioni per Enna ...

Per l'informazione: le tre strade di questo trivio sono tre cannonate bucoliche.

Comunque vada, se sbagliate indovinate

Noi andiamo, come detto, sulla destra.

Al km SS 34.5 il bel ponte sul fiume Morello.

Inizia il viaggio.

 

Il fiume Morello

Il Morello è un fiume della Sicilia che scorre nella provincia di Enna. Nasce dalle pendici del Monte Altesina; è un affluente di sinistra del fiume Imera meridionale nel quale confluisce in prossimità del ponte Capodarso. Mediante uno sbarramento artificiale costruito tra il 1968 e il 1973 è divenuto immissario ed emissario del Lago Morello.

Il fiume Morello attraversa nel suo corso, caratterizzato da meandri a volte anche bruschi, ampi strati minerari zolfiferi, portati alla luce durante millenni di erosione, che nell'Ottocento hanno dato luogo alle attività minerarie della Sicilia centrale.

Nella vallata del fiume insistono vari siti preistorici.

 

 

2 La miniera di Gaspa (kmSS 36)
la numerazione indica il riporto in cartina IGM

Era una miniera di zolfo presente certamente nel 1700 e forse anche prima.

L'estrazione dello zolfo è stato uno dei capitoli più forti e struggenti della storia siciliana.

Il suo utlizzo avveniva sin dai tempi dei romani quando veniva facilmente estratto dai bordi delle montagne, facilmente, senza gallerie sotterranee.

Poi pian piano dovette finire ed allora iniziarono le grandi costruzioni di gallerie per snidarlo.

Gallerie sempre più profonde.

Gallerie che spesso si incendiavano causando morti a ripetizione.

Forni per la purificazione dello zolfo estratto dalle profondità. Foto di Paolo Naselli

Gallerie nelle quali i "carusi" (bambini venduti ai gestori delle miniere) entravano facilmente, come topi, e quindi venivano usati più dei grandi (che si trovavano gia sotto) per portare in superficie i panieri di zolfo.

Bambini che (insieme ai grandi) dovevano lavorare nudi per l'eccessivo caldo.

E puntualmente venivano violentati perchè a quanto pare è naturale questa forma di possesso in quelle condizioni.

 

Nudi in miniera

Bambini al lavoro nella Sicilia dei primi del '900

 

 

Vi spiego tutto come fossi Voltaire: in un flash

Come certamente pochi sapranno, 5 milioni di anni fa lo Stretto di Gibiletrra si chiuse bloccando la provvista d'acqua al Mediterraneo che prima divenne lago e poi divenne "niente", cioè: si prosciugò.

Divenne continente e tutti i pesci e soci (conchiglie, colonie ...) si trovarono stecchiti sul fondo.

Poi vi furono clamorosi sconvolgimenti tettonici, roba da fine del mondo.

In una frase: il fondo del mare si innalzò e divenne montagna !

Molte delle montagne siciliane dell'entroterra, soprattutto tra Enna, Agrigento e Caltanissetta (Altopiano gessoso-solfifero, perchè lo zolfo è quasi sempre in compagnia del gesso), erano il fondo di quel Mediterraneo.

Ecco perchè si trovano fossili di conchiglie, pesci ...

Lo zolfo

Lo zolfo in qualche maniera si forma anche sott'acqua.

Ecco perchè adesso si trova nelle nostre montagne.

I romani lo utilizzavano per l'agricoltura, la medicina e la profumeria.

Poi, molto poi, arrivarono i fucili e lo zolfo fu il grande Re essendo l'elemento fondamentale per la polvere da sparo.

Contemporanemaente divenne fondamentale anche per l'agricoltura, come antiparassitario.

Tra l'800 ed il '900 la Sicilia, la più grande produttrice mondiale di zolfo, divenne terra di conquista di centinaia di grosse compagnie (soprattutto francesi ed inglesi) che compravano un terreno ed inizavano a farlo scavare.

Tutti gli agricoltori si trasformarono in minatori.

Imbocco verso l'inferno !

Erano tempi di povertà ed i bambini venivano venduti alle compagnie.

I bambini, difatti, erano perfetti per infilarsi, a mò di topi, nelle profonde gallerie sotterranee.

Scendevano con dei panieri che i minatori sottoterra riempivano di zolfo ed i bambini lo riportavano su.

Una volta in superficie lo zolfo veniva purificato dalla presenza di altri composti (gesso su tutti) dentro appositi forni: calcarelle (fino all'800), calcaroni (fino a metà '800) e quindi batterie di forni Gil (più sofisticati, come calcaroni l'uno accanto l'altro per evitare dispersioni).

Le calcarelle riuscivano a recuperare il 30% di zolfo puro; i calcaroni il 50%; e i forni Gil circa l'80%.

Calcarone

Forni Gil in batteria

Una volta purificato lo zolfo veniva trasportato nei porti siciliani e spedito dovunque.

C'era un sistema intricatissimo di ferrovie che dalle miniere arrivavano direttamente ai porti.

Poi gli americani, nel XX secolo, trovarono un metodo più economico per estrarre lo zolfo (direttamente con una trivellazione) e le miniere siciliane salutarono a tutti.

 

« ...Scìnninu, nudi, ‘mmezzu li lurdduma
di li scalazzi ‘nfunnu allavancati;
e, ccomu a li pirreri s'accustuma,
vannu priannu: Gesùzzu, piatati!...
Ma ddoppu, essennu sutta lu smaceddu,
grìdanu, vastimiannu a la canina,
ca macari “ddu Cristu” l'abbannuna...»

« ...Scendono, nudi, in mezzo alla sporcizia
cadendo in fondo dalle scalacce;
e, mentre si avvicinano agli spietratori
vanno pregando: Gesù mio, pietà!...
Ma dopo, essendo sotto quello sfracello,
gridano, bestemmiando come cani,
che anche “quel Cristo” li abbandona...»


Alessio Di Giovanni


 

 

Lo zolfo ha dato da lavorare per secoli ai siciliani.

La sua produzione venne interrotta quando in America si scoprì un sistema molto più economico per la sua estrazione.

E verso il 1970 tutte le miniere chiusero.

La produzione della miniera di Gaspa continuò fino alla seconda metà del 1900.

 

 

3 Masseria Gaspa la Torre (kmSS 37.4)
la numerazione indica il riporto in cartina IGM

Al km 37.7 della SS290, ecco una masseria di chissà quale periodo (probabilmente seicentesca).

La sua particolarità sta nella fortificazione: in questo caso una torre di tre piani a pianta quadrata.

Le masserie fortificate sono una delle trovate più spettacolari della Sicilia del passato.

Racconta Paolo Naselli, il nostro Console di zona, che suo papà, fino a neanche 50 anni fa, partiva armato, insieme agli altri allevatori, a mò di diligenza da far west per andare a vendere il bestiame a Gangi (circa 30 km).

Questo accadeva nella Sicilia dell'entroterra non meno di 10 lustri fa.

La masseria fortificata di Gaspa (clicca sulle foto per ingrandirle)

 

In questa zona di masserie fortificate ce ne sono un bel pò.

Hanno una storia di secoli e secoli addietro.

Nascono durante il periodo medioevale, probabilmente.

Alcune di esse sono dei veri e propri castelli ma più larghi, con più ambienti.

Erano fortificate perchè a quei tempi grano, animali ... dovevano essere difesi.

A costo della vita.


La masseria fortificata Baglio San Pietro a Nicosia, mostra chiaramente alcuni aspetti peculiari di queste costruzioni. Il muro perimetrale (oggi basso) ai tempi doveva essere ben alto, con cammino di ronda e munito di caditoie. La struttura presenta casa padronale, corte a cielo aperto (baglio), palmento, pozzo, alloggi per gli agricoltori (anche se molti di loro risedevano all'esterno), magazzini, stalle e la chiesetta.


Il latifondo siciliano ... secondo molti (io condivido) l'origine della mentalità mafiosa.

Una storia lunga, caso mai mandatemi una mail che ve la racconto ...

Lo schema tipico della masseria fortificata comprendeva una costruzione di tipo chiuso verso l'esterno e con le aperture tutte rivolte all'interno della corte o del grande cortile.

Le stesse mura perimetrali, senza aperture, facevano da protezione contro intrusi e malintenzionati, permettendo anche una difesa eventuale contro assalti di briganti.

Le poche aperture e finestre rivolte verso l'esterno erano sormontate dalle "Caditoie" aperture poste sui muri perimetrali del tetto dalla cui "bocca" si facevano cadere pietre, olio bollente, escrementi e altri materiali che cercavano d'impedire l'accesso all'interno dei locali.

Una porta grande d'ingresso sbarrata da un robusto portone permetteva l'accesso al grande cortile anche alle carrozze e ai carriaggi da trasporto.

In genere una parte dell'edificio a scopo abitativo aveva uno o più piani alti nei quali abitava il "padrone" e la sua famiglia.

I piani bassi erano adibiti all'uso abitativo dei contadini e come depositi delle provviste.

All'interno del cortile erano anche le stalle per i cavalli o per i muli nonché i locali per polli, conigli e volatili vari di allevamento.

Altri locali servivano per il deposito degli attrezzi da lavoro e come ricovero delle carrozze padronali.

Qua a Gaspa, come in molte altre masserie, c'è solo una torre difensiva.

Dentro essa venivano messi gli oggetti più preziosi (al piano terra ) ed era rifugio anche per i padroni in caso di attacco di briganti.

Non era proprio una masseria fortificata di quelle a 5 stelle.

Era del tipo: "meglio di niente".

La torre presenta un falso balcone, proprio sotto l'ingresso della porta.

E' una classica caditoia, per altro presente in diverse abitazioni private dell'Italia in generale (di una volta si intende).

I malintenzionati venivano sommersi con quello che capitava prima: olio bollente, acqua sudicia, escrementi, pietre ...

La caditoia ddi Gaspa. Anche oggi, fa un certo effetto starci sotto. Come se qualcuno dovesse farti qualche scherzo. Un pò come quando si fa la mossa di dare uno schiaffo: uno, intanto, si spaventa !

 

4 Necropoli di monte Gaspa, pendici (kmSS 38.2)
la numerazione indica il riporto in cartina IGM

Quasi al km 37 della SS290, sulla sinistra, è l'ingresso per la necropoli di Monte Gaspa.

Si trova esattamente sotto, in linea d'aria, con il soprastante divano sacrificale di Lago Stelo-Monte Gaspa (vedi oltre).

Questa "città dei morti" è alla base del monte.

Ci si infila in un bellissimo boschetto misto di conifere ed eucalyptus poi all'improvviso appaiono una lunga serie di tombe a fossa.

 

Nell’VIII secolo a.C., alle tombe a pozzetto di cremati, si aggiungono, e spesso le sostituiscono, quelle a fossa per inumati (cioè: sepolti interamente, come ai nostri giorni), scavate nel terreno a forma più o meno rettangolare.

Quando la roccia era assente, attorno all'urna cineraria o al cadavere del defunto, venivano “costruite” le pareti con blocchi di vario genere e grandezza, scaglie di pietra, lastroni litici o anche tegole.

I vasi rituali e gli oggetti del corredo funebre venivano deposti sia all'interno che all'esterno della fossa.

 

 

Qua a Gaspa si pensa che questa necropoli risalga al V sec d.C., quando la Sicilia era in mano ai Bizantini.

L'amico e studioso del posto Gandolfo Tumia ci ha regalato questa bella foto (bella per noi meno per il fotografato)

Lo scheletro è stato ritrovato morto (come direbbe un carabimatto)

 

L'Ade

Il re Ade, marito della bella Persefone (o Kore) tanto amata dai siciliani, aveva il suo regno nell'Ade (Orco o Oltretomba): la città dei morti.

A quei tempi su certe cose non si scherzava e guai a non essere sepolti (o pratiche similari) dopo la morte !

Si andava incontro all'eterna dannazione.

Inoltre si era della convinzione che all'Ade si potesse accedere da diverse parti all'interno della terra stessa.

Queste aperture erano in alcuni luoghi impervi, difficilmente raggiungibili o comunque segreti e inaccessibili ai mortali.

Il mitico antro di Pergusa (Sicilia), da dove spunto il dio degli inferi Plutone per rapire la bella Proserpina

 

 

Video
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NECROPOLI DI GASPA

 

 

 

5 Canalotto
la numerazione indica il riporto in cartina IGM

SS290, cippo miliare 40.2: a destra. Poi, dopo circa 500 metri ancora a destra.

Siete arrivati in un bellissimo sito archeologico: Canalotto.

Una poderosa pineta sulla sinistra è la via da seguire per immergersi a Canalotto.

Perchè se avete intenzione di seguire i segnali turistici ... a meno che non sapete leggere quello che una volta c'era scritto ...

Una volta dentro la pineta, mantenendosi sulla sinistra, il sentiero vi obbliga a scendere a valle, costeggiando le incantevoli e suggestive costruzioni scavate nella roccia.

 

Non appena si raggiunge la vallata, alla vostra destra, si può notare un grande abbeveratoio, accostato alla roccia la quale a sua volta presenta un'apertura.

La foto è bruttina, anche se provate ad ingrandirla, ma purtroppo è questa

Nel video la situazione è più chiara.

La struttura riporta alla mente un quanat arabo.

In miniatura, ma forse quanat.

Comunque camera dello scirocco.

 

I Quanat e le Camere dello Scirocco

Per farla breve, i Quanat sono una serie di gallerie sotterranee che attraverso un ingegnosissimo sistema inventato in Cina migliaia di anni orsono, portano l'acqua in superficie.

Per poterli costruire, è necessaria una sola cosa: una falda acquifera, cioè una soegente d'acqua sotterranea.

La particolarità sta nel fatto che questo sistema è sotterraneo e sfrutta una sorgente sotterranea (falda acquifera) esattamente come i primi acquedotti romani sfruttavano una sorgente a cielo aperto e trasportavano essenzialmente l'acqua in superficie.

I Quanat erano fatti dai muqanni, che ereditavano di padre in figlio questo mestiere.

A Palermo, il sistema di Quanat, ideato dagli arabi nel IX secolo era qualcosa di spettacolare, una delle meraviglie del mondo come la stessa capitale siciliana tutta.

(Foto tratta da www.provedi.it)

Nel periodo musulmano Palermo, difatti, è stata una della città più importanti nei commerci e nella cultura, ed era conosciuta in tutto il mondo arabo.

Si dice avesse più di 300 moschee.

Dai diari dello scrittore e viaggiatore Ibn Hawqal apprendiamo che già nel X secolo, in pieno periodo fatimita “la popolazione si disseta con l’acqua di pozzi posti all’interno delle loro case”.

I Qanat o ‘ngruttati’ sono, ripetiamo, delle strette gallerie sotterranee scavate dai muqanni , “maestri d’acqua”, con delle semplici zappe perché soprattutto il sottosuolo della piana di Palermo e costituito in massima parte da calcarenite, una roccia molto friabile e facile da lavorare; questi cunicoli intercettavano la falda acquifera e tramite la gravità e una leggera pendenza trasportavano l’acqua in superficie.

(Foto di Fara Misuraca)

Lungo lo sviluppo del Qanat si aprivano dei pozzi verticali che comunicavano con la superficie.

Tali pozzi consentivano l’approvvigionamento idrico per gli edifici, pubblici e privati, l’irrigazione dei campi ...

Individuata la falda, e stabilito il tracciato del qanat, si iniziava lo scavo procedendo da valle verso monte per evitare il deflusso delle acque.

La corretta direzione di scavo veniva assicurata in maniera molto semplice, utilizzando tre lampade poste lungo il letto del canale che servivano sia ad illuminare l’ambiente sia a mantenere l’allineamento desiderato fino al completamento della galleria.

L’esistenza di queste condotte sotterranee spiega, nonostante la natura arida del territorio, il fiorire, nella Palermo araba e normanna, di fontane, peschiere, bagni pubblici, canali d’acqua e giardini lussureggianti.

Allo sviluppo dei Qanat si associa la costruzione di altri ambienti ipogei come camere dello scirocco, bagni ebraici “miqweh”, sotterranei di riunione ...

Sicuramente tra tutti gli ambienti ipogei associati o derivati dalla costruzione dei Qanat i più affascinanti sono “le camere dello Scirocco”, singolari ipogei che destano molta curiosità e sono esempi di architettura del raffreddamento passivo.

Erano vere e proprie stanze con aria condizionata all'antica.

La camera dello Scirocco della regina Costanza a Brancaccio, Palermo (Foto di Fara Misuraca)

Le camere dello scirocco costituirono spesso e in varie forme il corredo architettonico delle ville e casene di caccia durante la cosiddetta “grande villeggiatura” che raggiunse la massima diffusione nel XVIII secolo, un periodo fiorente per l’economia di Palermo.

Si tratta di spaziosi ambienti, decorati e piastrellati finemente, intagliati ad arte nella roccia calcarenitica e attraversati e resi freschi dai qanat medievali.

Alcune presentano una vera e propria “torre del vento”, di forma tronco-conica che racchiude alla base una camera con sedili, simile per funzionamento termodinamico alle badgir iraniane di Yazd (la città delle torri del vento) che veicolano la circolazione dell’aria fresca all’interno dei palazzi, espellendo quella calda.

I Qanat visitabili a Palermo sono oggi solo tre: Il Gesuitico basso (o della Vignicella), il Gesuitico alto e quello dell’Uscibene con la sua magnifica Camera dello Scirocco.

Buona parte del materiale fotografico e testuale di questo articolo è stato
attinto da una ricerca di Fara Misuraca che, anche se non conosco, ringraziamo.


 

Superato il Quanat si apre maestoso sulla destra questo enorme costone roccioso tutto scavato dall'uomo.

Stanze, scale, nicchie, vari livelli ... vi daranno il benvenuto in questa città di pietra.

Addentratevi a vostro piacere.

Forse la struttura più particolare è quella che si sviluppa alla vostra sinistra (guardando frontalmente la rupe): il santuario-necropoli.

Eccola in foto.

Entrando in questo stanzone risaltano subito una serie di nicchie che certamente dovevano avere valore spirituale.

Forse si mettevano tavolette di terraccotta o legno raffiguranti divinità religiose, probabilmente gia inneggianti la religione cristiana.

In questo stanzone a due livelli è però il secondo a destare il maggiore interesse (potreste trovare una scala in legnoche ne permette l'accesso)

Sin da lontano attrae quella specie di nido d'ape che disegna la sua apertura.

E' un colombario (perchè ricorda le nicchie dei colombi allevati), particolarmente in uso nel periodo romano.

In quelle nicchie venivano deposte le urne dei cadaveri cremati.

E' un bellissimo colombario.

Adesso il video.

 

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CANALOTTO

 

 

 

Risalendo sopra, nella pineta, prendiamo una piccola stradella che scende alla nostra sinistra (verso ovest).

Arriveremo ad una chiesa rupestre di epoca bizantina, quasi indubbiamente.

La bella chiesa rupestre, con il tetto a capanna. In fondo l'altare (Foto di Paolo Naselli, clicca per ingrandirla)

Sono stati scavati due piani per realizzarla.

Il tetto a capanna è qualcosa di pregevolissimo.

Come il foro di fronte all'altare che serviva per dare luce fino all'ultima ora del tramonto al luogo più sacro della chiesetta.

Veduta dall'altare, come fossi prete (Foto di Paolo Naselli, clicca per ingrandirle)

Questa chiesa ha in pratica tre ambienti che dovevano servire, ho scoperto l'acqua calda, a qualcosa.

Indubbiamente la stanza dell'altare, della preghiera in senso stretto, è facilmente individuabile: è quella del buco, quella in figura.

La stanza accanto solo Dio lo sa.

Quella sopra pure.

E se tutte le cose che sà, prima poi volesse dircene anche una microscopica parte ...

Anche perchè nessuno crede a quelli che dicono che dicono "la sua parola" (non ho sbagliato col doppio dicono).

 

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CANALOTTO, CHIESA RUPESTRE

 

 

 

 

6 Lago Stelo: il regno di Apollo
la numerazione indica il riporto in cartina IGM

Al km 40.5 della SP290 si svolta a destra se avete voglia di sbattere contro il muro, ma meglio a sinistra per andare verso Lago Stelo (questo tragitto è ben spiegato nella scheda di inizio dossier).

E' uno dei posti più bucolici di Sicilia.

Un verde illuminante al posto dell'acqua prosciugata, almeno per buona parte dell'anno (gennaio-giugno e settembre-novembre).

Un marrone infinito durante la semina (novembre-dicembre).

Giallo paglia durante la raccolta (luglio-agosto).

Lago Stelo è un lago che non c'è più. Al suo posto un enorme buco circolare.

Il buco è opera della bonifica del lago, tipica opera delle riforme agrarie.

Il discorso è semplice.

Per incentivare il lavoro nelle campagne, Mussolini (il Berlusconi del passato che invece di mangiare i cervelli con effetti mediatici lo faceva con i fucili; a tal proposito tengo a precisare che non abbiamo assolutamente nessuna preferenza politica (come scegliere tra ladri ?!) . Ma il troppo, adesso, è troppo ... Questo sito, ribadisco, non ha nessuna intenzione di fare politica. Riteniamo sia solo obiettività e ci scusiamo se possiamo avere offeso qualcuno), Mussolini, riprendiamo, ad inizio '900 pensò la seguente: "Se riesco ad asciugare i laghi, il loro terreno eternamente umidiccio, sarà sempre fertile"

Bravo il fesso.

Poi pensò "Come faccio a prosciugare i laghi ? Con i carrammati ? Lo faccio fucilare ?" (erano i metodi che a lui venivano più semplici da pensare).

Quindi ebbe il colpo di genio. Probabilmente mentre si faceva il bagno a casa nella vasca (anche Archimede ebbe una grande intuizione dentro l'acqua della tinozza. Devo fare più bagni ...).

Molto probabilmente quando tirò il tappo per svuotare la vasca.

Pensò: "La vasca (cioè il lago) ce l'ho. Mi serve il tappo"

Mussolini era solo un esaltato, con la posa di un esaltato, la mente di un esaltato, la voce di un esaltato.

Ma non era scemo.

Creò il tappo !

Cioè: fece costruire una galleria sotterranea che da un punto più basso rispetto al lago (ad esempio a valle) arrivava fino al lago.

In questa maniera tutta l'acqua si infilava in galleria e buonanotte a tutti.

Questa galleria, a livello del lago, inizia probabilmente a ridosso della falda, cioè dal punto nel quale il lago veniva alimentato da sotto terra.

In questa maniera rimane eternamente una vasca da bagno con il tappo aperto.

Anche lago Stelo ha la sua galleria (pressapoco al centro, potete anche andarci a piedi).

Venne costrutita nel 1939.

Essa arriva esattamente dove è la necropoli di Gaspa, laggiù.

Vi scorre acqua, quasi a goccia.

Essa a valle forma un rigagnolo, meglio: rigagnolino.

Se a qualcuno venisse in mente di fare un muro all'interno di questa galleria, si riformerebbe il lago.

 

Una strada di campagna, percorribilissima, gira attorno a questo angolo di paradiso.

Mi viene di scrivere una poesia anche se non saprei da dove iniziare.

"Oh tu che dal cuor ..."; "Deh !!! Che bel veder ! ..."; "Amor che di tanto amar m'amasti ..."

Niente, non ce la faccio proprio con questa poesia.

 

Lago Stelo in primavera e, in fondo, la pineta improvvisa quinta che spezza il paesaggio (clicca sulle foto per ingrandirle)

Lo stesso in inverno (clicca sulle foto per ingrandirle)

 

Ad un certo punto, questa stradella, si immerge in una pineta.

Siamo nella parte più alta della montagna di Gaspa.

Posteggiamo proprio di fronte una casa di campagna di proprietà della famiglia Rabiolo.

Hanno cani, gatti, cavalli, galline, mucche, lumache, formiche, ... che vivono liberi.

Prendo amicizia e numero telefonico con Alberto, il figlio del vecchio Rabiolo, re di questi posti.

Eccoci in questo contesto degno di Apollo, quello che in Sicilia inventò la poesia bucolica, la poesia dei pastori, dei pascolatori di buoi (da cui deriva il nome).

In Sicilia Apollo, padre di Apelle, pascolava le vacche, proprio da queste parti, proprio su questi monti: gli Erei.

Le sue vacche sacre.

Il culto del Dio greco aveva grandissima rilevanza in quest'isola.

Oggi viene ricordato solo come padre di Apelle, il calciatore che giocava con un pallone di pelle di pollo e che palleggiava vicino ad un corso d'acqua (forse anche in questo).

E tutti i pesci salivano a galla per vederlo.

Una storia veramente strana, questa.

Mah !

 

Ma torniamo al suo babbo: Apollo.

Diversi templi ce ne ricordano i fasti.

Ricostruzione Tempio di Apollo a Siracusa

 

Lago Stelo è un posto che mi ha veramente colpito moltissimo.

Chiamiamolo sesto senso, chiamiamolo uncertononsochè, ma questo posto stuzzica la mente, esalta la soglia del mistero.

Qua c'è qualcosa che non afferro, ma è nell'aria.

Mi siedo sotto un albero e mi casca una mela in testa.

Ecco: la gravità !!!

No, non è questo il mistero, questa è gia stata trovata.

Ma, scherzi a parte, prima o poi l'acchiappo.

E vi farò sapere.

 

Guardiamo in silenzio la forza del paesaggio.

Il più grande dei doni della Sicilia.

E qualcuno sta provando a rubarcelo (vedi: pali eolici).

pazione primaria del territorio circostante.

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LAGO STELO

 

 

 

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LAGO STELO ALL'INTERNO

 

 

 

 

Gippo

Stiamo per salire sul monte Gaspa e per tutto il tempo decide di farci compagnia un gattino, dei Rabiolo, che chiamiamo Gippo.

Gippo è uno di quei gatti che pagherebbe di tasca sua, se solo avesse un portafoglio, per essere un cane.

Scodinzola finanche !

In equilibrio su burroni, seduto accanto a noi ad ammirare il paesaggio, pensieroso quando noi pensiamo, indifferente quando lo ammiriamo, il piccolo Gippo si è pure "calato" un pezzo di formaggio grosso così (circa 300 grammi) !

Quando io e Luca decidevamo di prendere due strade diverse, Gippo entrava in confusione e seguiva prima l'uno e poi l'altro.

Ma quando io decisi di scendere dal costone roccioso (mentre Luca avrebbe preso la macchina per raggiungermi a valle) Gippo, che non era un pirla, pensò bene di tornarsene a casa.

p.s. I Rabiolo ci hanno scritto, dopo aver visto questo servizio, una bellissima mail. Questa la parte riguardante Gippo: "Il gatto Gippo è una dolce femminuccia e si chiama Sascha ma Agata Piera (Rabiolo) la chiama "gatta malefica" per la sua abitudine di succhiare voracemente appena la si mette in braccio; infatti esce le unghie per aggrapparsi a qualsiasi lembo di stoffa e fa le fusa in modo aggressivo"

 

8 Monte Gaspa: il divano rituale, misteri e la pineta
la numerazione indica il riporto in cartina IGM

La Scheda di inizio pagina spiega facilmente come arrivare in cima a Monte Gaspa che, ripetiamo, in linea d'aria è esattamente ad un paio di minuti dalla Casa Rabiolo.

Monte Gaspa ha il solito, invincibile, fascino dell'entroterra siciliano: un paesaggio da pole position.

Il divano rituale è proprio in cima, tra le due pinete che a destra e a sinistra colorano questo angolo di paradiso.

Tutta questa zona sommitale fa pensare a qualcosa di misterioso, rituale appunto.

Non c'è un'evidenza marcata, ma tanti indizi che fanno prova che da queste parti, chissà quanto tempo fà ...

Un Rabiolo ricorda che nel bosco ci sono dei buchi dove probabilmente erano infissi dei pali per le palafitte. Questo testimonierebbe che la zona era già abitata in tempi antichi.

Questo divano, tra l'altro con alcuni omologhi in altre parti di Sicilia, ha un sistema di canalette che lasciano presupporre che siano state fatte dall'uomo ed alle quali si è dato un significato mistico, appunto (vedi paragrafo in riquadro bianco, a seguire)

 

Consiglio, un pò dissacrante a dire il vero, di mangiare olive e formaggio (che certamente avrete appresso) sopra il divano.

In barba ai sacrifici !

A seguire la "televisione nature" che vi farà compagnia durante il pasto

L'immagine proiettata è sempre la stessa, quasi fermo immagine, ma ha la stessa forza di un cartone animato per un bambino, o del Grande Fratello per un deficiente.

Con la differenza che non fa male ma, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto ... bene.

Se siete fortunati potrete vedere anche un falchetto od un gheppio volarvi sopra la testa.

Se siete cacciatori, però, statevene a casa a guardare il Grande Fratello, o sparatevi un colpo di fucile nell'occhio.

 

Detto questo, tiriamo avanti ...

Avendo il divano (e quindi la sottostante vallata) frontalmente, alla nostra destra vedremo la cima di Monte Gaspa riempita di pini (come in figura) e da visitare; alla nostra sinistra un'altra strana forma della pietra, come lavorata.

 

Sicuramente lo è questa scaletta scavata nella roccia.

Il posto è bellissimo.

Passeggiatelo come volete, ma passeggiatelo.

 

Pietre più o meno lavorate si incontrano qua e là.

A colpi di zappetta cerchiamo indizi.

Questo me lo sono dedicato: è il divano Vallone !

 

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MONTE GASPA CIMA

 

 

 

 

Bal Hammon: il Dio siciliano che si mangiava i bambini e le due curiose coincidenze

C'è una strana storia tra il nostro divano e i Fenici.

Quando i Fenici (Punici o Cartaginesi) arrivarono in Sicilia, i pali eolici certamente non deturpavano il paesaggio e non facevano intascare mazzette ai politici siciliani.

Era, insomma, molto tempo fa.

Avevano l'abitudine, macabra, ogni qualvolta mettevano piede in un nuovo sito che avrebbero consacrato a loro emporio commerciale, di prendere un bambino (che a quanto pare avevano in numero cospicuo dentro la nave), lo bruciavano vivo e mettevano le ceneri in un urna.

Queste nella figura sono le urne cinerarie trovate a Mozia (isolotto di fronte Marsala) e sono piene di ceneri di fanciulli.

Quest'area dove avvenivano questi sacrifici veniva chiamata: tophet.

Il dio al quale veniva dedicata questa braciata divina era Moloch per tutti, Bal Hammon per i siciliani.

Sua moglie era la signora (Dea) Tanit, simbolo della fertilità, dea madre.

Gia che ci siamo ricordiamo che le tre colonie fenicie in Sicilia furono: Mozia, Solunto e Palermo.

Questo è il tophet di Cartagine. Molte di quelle che vedete sono "steli", ovvero: pietre con iscrizioni funerarie.

Sotto ognuna di esse venivano infilate le urne cinerarie.

Alcune steli sono iscritte con testi che dichiarano che la sepoltura è un'offerta agli dei; molte steli recano il simbolo triangolare della Dea Tanit che insieme a suo marito, il Dio Bal Hammon (o Moloch) gestiva questa carnezzeria.

Una pietra del 3° secolo a.c. porta l'immagine di un sacerdote che porta un piccolo bambino.

I preti, a quanto pare, hanno sempre avuto un gusto per la brace umana (vedi Sacra Inquisizione).

In questa stele proveniente da Cartagine si vede raffigurata la dea Tanit.

Un'iscrizione recitava la seguente:
alla Signora, a Tanit volto di Baal,
e al Signore, a Baal Hammon,
al quale è votato Abdechmoun (che era il padricida),
figli di Melcartamas (la mamma del bambino sacrificato),
figli di Abdechmoun (il padre del bambino sacrificato).

 

Ora, quello che a me affascina di tutta questa storia sono due curiose coincidenze che proiettano il nostro divano rituale di Monte Gaspa-Lago Stelo, nel regno del mistero:

1 Giusto giusto si chiama Lago Stelo (da Stele ?) ?

2 Di fronte al nostro divano, volgendo lo sguardo verso sud-ovest, c'è un pizzo dalla caratteristica forma a dente: Rocca Danzese.

Su Rocca Danzese c'è questa misteriosissima figura

che assomiglia, spiccicata, alla dea Tanit !

Cioè assomiglia a questi volti punici trovati a Palermo !!!

Se volete vedere il servizio in questione cliccate su: Rocca Danzese-Monte Giulfo

 

 

Insomma: voglio dire che è come se i Fenici (o Cartaginesi, o Punici) fossero stati da queste parti, durante una delle interminabili zuffe con i Sicelioti, o con i Romani.

Come se il divano e la figura sulla roccia fossero tra loro collegati.

Come se Lago Stelo si chiama così perchè i punici avevano un tophet da queste parti (a tal proposito la parola Stele è di origine greca, quindi in uso ai tempi dei punici). Come si il divano rituale fosse di idea punica.

 

Questo mi induce ad iniziare una ricerca in questi luoghi, molto più approfondita, della quale vi porterò a conoscenza.


 

 

8 Monte Gaspa cima - 4 Monte Gaspa Necropoli: a piedi

Splendida esperienza.

Con un pizzico di difficoltà, è possibile scendere dalla cima fino alla vallata, dove è la necropoli di Monte Gaspa (vedi sopra).

Per fare questo, oltre una buona muscolatura nelle gambe, bisogna infilarsi in quel canalone, più o meno visibile, che si trova esattamente tra il divano sacro e la parte più alta della pineta di Monte Gaspa.

Scendendo tendete sempre ad andare sulla sinistra, cioè verso est (in pratica, in linea d'aria, sotto il divano sacro).

Una volta giunti in fondo c'è da attraversare facilmente il rigagnolo formato dall'acqua di Lago Stelo convogliata a valle dalla galleria che parte dal lago, quale tappo della bonifica (vedi sopra).

Il video sarà più chiaro.

 

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MONTE GALFA CIMA - MONTE GALFA VALLE

 

 

 

 

7 Case Bastione
la numerazione indica il riporto in cartina IGM

Al cippo miliare 38.9 della SS290 direzione Calascibetta, sulla sinistra, una piccola area, a ridosso di una traversina (che arriverebbe, tra fango e dossi improponibili per una vettura normale, a Lago Stelo) è Case Bastione.

Tracce di preistoria.

 

 

La leggenda di Fiordaliso

La famiglia Rabiolo mi ha mandato questo documento in PDF

 

 

Calascibetta

Calascibetta è ad un passo, e può essere l'idea per un caffè di fine giornata.

In piazza la splendida arenaria gialla, che tanto il medioevo ricorda, viene di tanto in tanto presa a bastonate da terrificanti tracce di cemento armato che purtroppo nella splendida Calascibetta sta cominciando a farsi strada.

Occhio, Sindaco.

Tra i tanti bar ce n'è uno gestito da un torinese, il cui inconfondibile accento, che ricorda nebbia, polenta e cose tristi in generale, stride con la saggezza paesaggistica della Sicilia tutta.

Ma lui ne è consapevole "Lassù si pensa solo ai soldi, non cambierei mai la Sicilia con Torino, purcu can".

E sfido io.

Una bella siciliana, giovincella, dai tratti arabeggianti, ci fa assaggiare due paste di mandorla aromatizzate agli agrumi.

Dopo una breve chiacchierata, di spiccato tenore calcistico, salutiamo.

C'è una sola strada che permette, da quassù, l'uscita dal paese di Calascibetta.

Curiosamente reca il seguente cartello , che fa fare questa ironica osservazione al cameraman-fotografo Luca: "I Calscibettani non sono esattamente rinomati per la loro ospitalità".

Effettivamente ricorda un pò il deposito di Paperon de Paperoni, con i suoi: sciò, altolà, via da qua ...

Tanto valeva scriverci: "Fuori dalle balle!"

 

Attenzione: queste schede hanno bisogno del sostegno culturale di tutti. Se ne sapete di più o trovate qualche imperfezione non esitate a comunicarcela. Basta mandarci una mail a: sicilia@ilconsole.it

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Autore del reportage: Giovanni Vallone - Cameraman: Luca Luparelli - Logistica e sostegno: Famiglia Rabiolo, Paolo Naselli e Gandolfo Tumia - Foto: Luca, Paolo e Gandolfo
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