Associazione Il CoNsole, presenta:

 

Noto Antica
la "ingeniosa" capitale del Val di Noto (la valle sassola)



data di esplorazione: 28 Settembre 2010
"Viaggio nel Tempo": Hybla

 

Attenzione: queste schede hanno bisogno del sostegno culturale di tutti. Se ne sapete di più o trovate qualche imperfezione non esitate a comunicarcela. Basta mandarci una mail a: sicilia@ilconsole.it

 

 

Scheda


clicca sulla cartina per ingrandirla

 

cosa: Antichissima città, da sempre esistita e demolita dal terremoto del 1693

dove siamo: Collina dell'Alveria / 10 km ca da Noto (sr)

Viaggio nel Tempo: Preistoria, Siculi, Sicelioti, Romani, Medioevo

Autori del reportage: Giovanni Vallone in compagnia di Luca Luparelli (foto e video). Da lontano, come un soffio, l'amico ed esperto di zona Vincenzo Belfiore.


come arrivare: in generale è molto semplice, dato che questo sito è riportato in tutte le cartine. Da Noto ci sono diverse indicazioni. Particolare e molto caratteristica la strada interna che da Noto, affiancando a valle il fiume Asinaro, sale fino alla porta sud (Porta Marina, indicata con il numero 26 nella nostra mappa di riferimento) dell'antica Noto.
L'entrata classica è dalla cosiddetta Porta della Montagna (1) , a nord, come da figura sottostante.
Essa è facilmente raggiungibile da Noto, passando prima dal bel villaggio di San Corrado di Fuori.


 

 

 

Diario dell'esplorazione
(clicca sulle immagini per ingrandirle)

 

I.G.M. foglio 277, quadrante IV N-O (1:25.000)

 

 

Video
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PANORAMICA DA EST

 

 

 

Noto Antica: la città che occupava il colle del'Alveria

Noto Antica è uno dei capolavori assoluti della Sicilia.

E' un'antica città, distrutta dal terrificante terremoto del 1693, che era spalmata sul colle dell'Alveria.

Il colle c'è ancora, la città non più.

L'incisione sottostante ci mostra come era Noto Antica prima di saltare in aria a causa del sisma.

Benedetto tale Lorenzo, barone di Bidouini, che l'ha disegnata.

Se ci fosse Indiana Jones probabilmente cercherebbe di ricostruire totalmente sul posto questa mappa di inizi '700

 

Il mito in un flash

Un posto bellissimo.

Siamo su un colle, a cavallo tra due cave (canyon siciliani).

Il silenzio è d'oro da queste parti, non perchè niuno parla ma perchè non c'è nessuno che disturba.

Natura pura, uccelli che planano, occhi invisibili che sembrano uscire da qualunque buco.

Occhi del mistero, dell'antico, del mito. Occhi buoni, dunque.

Tombe preistoriche alle pendici meridionali dell'Alveria
(clicca sulle foto per ingrandirle)

All'inizio si chiamava come solo Dio sa.

Parliamo di migliaia di anni fa, quando barbuti presitorici siciliani, hanno preso possedimento di questo colle, naturalmente difeso ad oriente ed occidente da profondissime pareti che precipitano, come già detto, in due cave dove scorrono due rigagnoli: quello ad occidente è l'Asinaro; mentre quello ad oriente, il Salitello, si unirà, subito sotto Noto antica, all'Asinaro per l'appunto.


Noto Antica vista dall'alto: all'inzio della strada (in alto a destra) è l'entrata principale della città, la cosiddetta Porta della Montagna (nord); poco oltre la gran curva si vede il torrione circolare del castello.
(clicca sulle foto per ingrandirle)

 

La Valle di Noto: la valle sassola

Nel rinascimento si diceva che la Sicilia conteneva in se tutte le caratteristiche degli altri continenti.

L'isola era divisa in tre valli: di Demone (o Nemori), la valle nemorosa, boscosa, come l'Europa; il val di Mazara, ricca di palme che tanto l'Africa ricordava; il val di Noto, sassolo, proprio come l'Asia.

 

Dio e Dario Argento

Noto Antica è uno di quei posti abbandonati che in realtà non lo è.

E' perfetto nella sua silenziosa e terrificante distruzione.

Di tanto in tanto qualcuno controlla che tutto sia perfetto, non ci sono paoli eolici ad arricchire qualche idiota ed un piromane dovrebbe essere proprio un pivello per scegliere questo posto.

Tutto è perfetto.

L'abbandono sembra un progetto in compartecipazione tra Dario Argento e l'immancabile Dio: un mix tra ombre ed eccitanti desolazioni ed una scenografia archeo-naturalistica veramente degna del Creatore di tutte le cose.

Ecco, quest'ultimo qua in Sicilia ha assolutamente dato sfoggio di tutto il suo talento Unesco, direi.

Purtroppo ha lasciato a Dario Argento la creazione degli uomini !


 

La mappa guida: cordis figuram

Inizia il viaggio.

Stampate questa mappa, prendete un mezzo e andate in questo posto meraviglioso.

Assomiglia ad un cuore: cordis figuram, la chiamò lo storico del cinquecento Vincenzo Littara, che qua ci nacquè ed abitò.

La mappa guida

 

Da adesso in avanti la numerazione tra parentesi corrisponde a quella della mappa guida

 

 

Porta della Montagna (1): inizia il viaggio nel tempo

Porta della Montagna (1) è l'ingresso principale di Noto Antica.

Si trova a nord ed era la porta che si trovava nel lato più debole della città.

Le porte, in generale, sono i lati più deboli delle fortificazioni, l'unico che può essere "fregato".

Qua era a prova di diavolo. Una fortificazione degna di nota. O di Noto, per l'appunto.

Una cosa pazzesca !

Non sono le macchine piccole. E' la cinta muraria della Porta della Montagna impressionante. Aguzzando la vista si vede io sul cammino di ronda. Ci si può arrivare facilmente, è questo il messaggio (clicca sulle foto per ingrandirle)

Entriamo a Noto antica passando sotto l'arco dell'antica porta.

Nelle mura potrete ancora osservare i resti delle antiche feritoie e delle finestre che servivano ai difensori.

A ridosso delle fortificazioni della porta si trovano dei vani, probabilmente adibiti a magazzini e corpi di guardia.

Una scala permette poi di salire sul cammino di ronda (2).

Da quassù l'altezza è altissima.

Video
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PORTA DELLA MONTAGNA

 

 

 

La strada principale e il cammino di ronda (2)

Subito dopo la porta della Montagna (1) , alla vostra destra, una scala sale al cammino di ronda (2).

Accanto ruderi di magazzini militari o cose del genere (22)

Non adatto a chi di vertigini soffre

Siamo dentro Noto Antica. La Porta della Montagna è la in fondo. Alla nostra destra una scala porta sopra il cammino di ronda. Attenzione a non cadere giù, cioè a morire (clicca sulle foto per ingrandirle)

 

La cinta muraria orientale (20)

Subito dopo aver lasciato la porta d'ingresso ci mmergiamo nell'antica città.

Poderosa, alla nostra sinistra (est), la cinta muraria orientale (20). Fra un pò ci andremo ...

Il bellissimo muro di cinta medievale. In fondo una delle porte della "ingeniosa" (clicca sulla foto per ingrandirla)

 

Non fu mai presa !

Noto non venne mai conquistata con la forza.

Era impenetrabile.

Solo un cataclisma, di non so quale micidiale grado, la rase al suolo.

Era il 1693, anno catastrofico per la Sicilia orientale che veniva da una spettacolare e devastante eruzione dell'Etna (1669)

Il terremoto distrusse Noto, battuta solo dalla natura (l'invincibile) dopo oltre 3000 anni di fiera resistenza.

E pensare che oggi basterebbe un folle politico (ci ricasco) che decide di infilare una cinquantina di pali eolici da queste parti a massacrare il dolce riposo dell'eterna Netum.

 

Il castello (3) : non poteva mancare

E' uno dei grandi scoop di Noto Antica.

La sua splendida torre circolare parla da sola. Era anch'esso munito. Una fortezza dentro la fortezza.

Più di tutti ha resistito alla botta.

Ai suoi tempi, per definire la maestosità di una costruzione in generale, si annoverava tra gli altri anche il castello di Noto.

 

Vi si accede da una scala facilmente visibile sulla stradella asfaltata.

Le prime notizie del castello risalgono all'XI secolo, per l'esattezza al Normanno Giordano, figlio di Ruggero d'Altavilla.

La torre presenta splendide pietre lavorate.

Altra bellissima pietra intarsiata tra i ruderi del castello.

 

La fortezza venne poi ampiamente rimaneggiata nel corso dei secoli, specialmente in epoca aragonese.

La struttura fu anche utilizzata come carcere.

Ed è questo, all'interno, il vero colpo d'occhio.

Girando per le dirute stanze si vedono ancora graffiti e bassolrilievi dei carcerati, che in qualche maniera dovevano ammazzare il tempo.

Quassù, in foto, tre opere dei galeotti: un bassorilievo forse femminile; graffiti che sembrano segnare il tempo, come se il prigioniero ne facesse uno al giorno; probabile gioco antico con i 4 fori che indicavano dove si mettevano le palline, sempre di pietra, che erano le 4 possibilità di gioco che aveva uno dei giocatori.

 

 

La storia di Noto se la scrivesse Voltaire

Abitata sin dall'età del Bronzo; poi, forse, fu la patria del re siculo Ducezio.

I greci la fecero regina, ed era in Noto un teatro, un ginnasio ed una piramide con iscrizioni.

I romani la chiamarono Netum e la elessero città privilegiata.

Sotto gli arabi sappiamo solo dell'ultimo: Bonaviro, che qua fece rifugiare la sua famiglia durante l'assedio Normanno.

Nel 1089 si consegnò spontaneamente a Ruggiero che fece erigere il famoso castello.

Noto, insieme a Butera, fu l'ultima città araba ad essere occupata dai Normanni.

Poi il medioevo, nella quale fu detta l'ingegnosa.

Il terremoto del 1693 la consegnò alla storia archeologica.

Oggi, in proverbiale stile barocco, è stata ricostruita a valle.

 

 

Dal castello alla cinta muraria orientale (20)

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I CARCERATI E LA CINTA MURARIA ORIENTALE

 

 

Avete sempre a portata la nostra mappa, vero ?

La mappa guida: cordis figuram

 

Lasciato il castello abbiamo tre possibilità: continuare dritto per la strada principale; poco oltre andare a destra imboccando il sentiero accostato alla cinta muraria occidentale (29); andare a sinistra, imboccando l'altro sentiero che scende fino alla cinta muraria orientale (20).

Prendiamo quest'ultimo, passando per i ruderi della chiesa del SS Crocifisso (23).

Si scende alla cinta, bellissima e degna di un documentario sulle antiche mura difensive.

Camminiamo accostati al baluardo difensivo oltre il quale è la profondissima cava del fiume Salitello.

Ad un certo punto intravediamo un abbozzo di scalinata, ingresso per il cammino di ronda.

Saliamo, non senza difficoltà, e lo scenario da quassù è unico.

Dominiamo sia la sottostante vallata sia l'abitato di Noto antica adesso ridotto ad una foresta.

Dove c'erano le case adesso ci sono rovi e alberi.

Il panorama è dominato dall'imperiosa torre del castello.

Poco oltre, tra pietre lavorate che un tempo davano dignità a chissà quale edificio, il sentiero arriva ad una grande grotta (19) forse scuderia, forse magazzino ...

La strada ci costringe a salire verso destra e arriviamo, dopo aver lasciato alcune strutture che richiamano alla mente cisterne, ai ruderi dell'ospedale (4).

 

Verso Porta di Poggio (24)

Tenteremo una cosa quasi off-limits, come si dice oggi.

La deviazione non è delle più facili.

Anzi.

Per chi volesse provare un pò di avventura dentro la città antica, superando rovi e alberi fittissimi, quanto segue è l'ideale.

L'obiettivo è quello di riprendere il percorso della cinta muraria che siamo stati costretti ad abbandonare al punto 19.

La fitta vegetazione ce l'o ha impedito.

Per fare questo non ci rimane che aggirarla, o quasi.

Una decina di metri oltre i ruderi dell'ospedale (4) infiliamoci a capofitto, alla nsotra sinistra, dentro la foresta e, tra una faticata e l'altra, andiamo in linea retta fino a raggiungere nuovamente (in meno di 10 minuti), la cinta orientale.

Qua il percorso continua affiancando il muro difensivo fino a raggiungere i ruderi di una monumentale porta : Porta del Poggio (24).

Porta del Poggio con la strapiombante cava del Salitello sulla sinistra.

 

La cinta muraria occidentale (29)

Ritorniamo al castello e subito oltre imbocchiamo il sentiero sulla sinistra, accostando l'altra cinta muraria, quella occidentale (29), strapiombante sulla cava dell Paradiso, segnata dal passaggio del mitico fiume Asinaro (16).

Passeggiandola vediamo subito i ruderi di una porta (27) e qualche decina di metri oltre ancora un'altra porta (14).

Da quassù è impressionante lo strapiombo sulla vallata.

Alla nostra sinistra, taciturni, i ruderi di una città abbattuta dal sisma del 1693.

Siamo costretti a ritornare indietro anche se per i più audaci si potrebbe continuare ad avanzare fino a giungere all'ingresso di Porta Santa Margherita (10).

 

Nel 1590

In quelli anni Noto contava oltre 3000 case (quindi approsimativamente un 8.000 abitanti) e le mura del castello erano da poco state ristorate (1542).

 

 

 

 

Piazza Santa Venera: palazzo Landolina (6), convento (6) e chiesa dei Gesuiti (7)

Ritorniamo al sentiero principale e andiamo dritto (verso sud), lasciandoci quindi il castello alle spalle e le due cinte a destra e sinistra.

Superiamo i ruderi dell'Ospedale (4) e giungiamo a Piazza Santa Venera, dove sono i ruderi del palazzo Landolina (a destra, 5) con di fronte quelli del convento dei Gesuiti (a sinistra, 6).

Palazzo Landolina, dei primi del Seicento, era uno dei grandi monumenti civili della città.

Squarciato dal disastro mostra chiari brani di un glorioso passato.

 

Il convento dei Gesuiti (6), dirimpetto il palazzo, è dominato da uno svettante muro meridionale, unico superstite, con una bella finestra.

 

Al suo interno preziosi blocchi di pietra lavorati

 

Infilandosi nel sentierino verso est si giunge ai ruderi dell'omonima chiesa (7), esaltanti.

Questo era parte dell'altare

Ci vollero vent'anni per costruirlo, nel 1600. Pochi istanti per demolirlo.

Se andassimo ancora oltre, verso est, con immensa fatica, tra rovi e ruderi, arriveremmo, un pò più in basso, al Ginnasio Ellenistico (8) che comunque vedremo più avanti.

 

Video
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PIAZZA SANTA VENERA

 

 

 

Piazza Maggiore (9)

Proseguendo si arriva alla bella Piazza Maggiore (9).

Insomma, a quella che doveva essere molto bella.

Oggi abbiamo i ruderi del monumentale Palazzo del Magistrato (a sinistra) e sul lato opposto un altarello in stile gotico post terremoto (21).

 

 

Il trivio

In Piazza Maggiore c'è la seguente situazione: un trivio.

La foto vi permetterà di non sbagliare.

Ci sono tre strade, come in ogni trivio.

Io sto andando verso ovest, a destra. Arriverò a Porta Santa Margherita (10).

Se andassi dritto, verso sud, arriverei all'Eremo della SS Provvidenza (13), mentre se andassi a sinistra (est) arriverei, tra l'altro, anche alla Chiesa del Carmine (11).

Intanto andiamo a destra, proprio come in foto.

Stiamo per entrare in un sogno ...

 

Porta Santa Margherita (10)

Questo sentiero sulla destra, verso ovest, si incunea tra ruderi di chissà che cosa.

Improvvisamente i ruderi finiscono e il paesaggio si apre su quello che, a naso, deve essere qualcosa di bellissimo: una profondissima vallata.

Un cancelletto moderno, della forestale, ci fa capire che dobbiamo oltrepassarlo.

Inizia da qua una lunga discesa verso l'Asinaro.

Uno spettacolo indimenticabile.

Zigzaghiamo a strapiombo sulla vallata.

Ad un certo punto il sentiero ci avvolge. Siamo dove forse era Porta Santa Margherita. Si vede un cammino di ronda verso l'alto e, sulla sinistra, una postazione di guardia che qualcuno ha inteso come postazione per il pagamento del dazio.

 

Verso Cava Paradiso

E' un viaggio nel tempo questa discesa verso il fiume.

Man mano che si scende il panorama diventa sempre più esaltante.

L'acqua del fiume, con il suo caratteristico scorrere, soavemente agguanta le nostre emozioni.

 

 

 

Cava Paradiso

In neanche venti minuti arriviamo a Cava Paradiso.

Luca il cameraman è esaltato.

Siamo dentro una giungla.

Acqua, libellule gigantesche, piccole cascatelle ...

Manca Tarzan

 

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CAVA DEL PARADISO

 

 

 

 

Se avete del cibo appresso ...

... non potete che sedervi a ridosso della cascatella e mangiarlo.

Lontani da tutto tranne che da voi stessi.

 

 

L'Asinaro: un fiume epico per i sicelioti

Il fiume Asinaro (Asinaros in greco, come tramandatoci da Tucidide 7,84) nasce alle pendici del Monte Mezzo Gregorio (mt. 655 s.l.m.), vicino all'attuale Testa dell'Acqua (tra Palazzolo Acreide e Noto).

Sfocia nel Mar Jonio nella zona di Calabernardo dopo 22 km, e dopo vari ingrottamenti (come del resto l'Anapo ed il Tellaro) in mezzo a splendide zone di macchia mediterranea.

Fiume a carattere torrentizio, semisconosciuto, fu però teatro di un'epica battaglia, come ci ha tramandato Tucidide in primis, tra l'esercito Ateniese comandato da Nicia e quello siracusano (413 a.C.).

Gli ateniesi, di molto superiori in numero, furono imbottigliati sulle sponde del fiume e, circondati, furono massacrati.

Quelli che si arresero finirono i loro giorni nelle cave (latomìe) di pietra di Siracusa.

Due tipiche immagini della falange greca, con il suo esercito di olpiti, qua in bella tenuta uniforme (per il fotografo!) ma solitamente con abbigliamento e scudi diversi, dati che ognuno se li faceva per se. Ma quersto non gli impedì di essere menati dai siracusani.
(clicca sulle foto per ingrandirle)

La battaglia fu epica perché sancì il passaggio della supremazia politica e militare da Atene a Siracusa.

In parole povere: Siracusa divenne la città più potente del Mediterraneo che equivale a dire del mondo intero allora conosciuto (da queste parti).

Atene dalla botta, non si riprese più.

Un momento di follia

Per un periodo della storia, post medioevale, l'Asinaro fu chiamato Falconara.

Che equivale a dire che da oggi il Colosseo lo chiamiamo Arcidiacono.

Per fortuna, e non so come, forse divina, oggi si dice ancora Asinaro.

La storia siciliana è ricca di prestigio.

Non infanghiamola.

 

 

Le concerie e altre cose qua sotto

Siamo sotto Noto Antica, dunque, versante Ovest.

Qua sotto gli antichi netini avevano un gran da fare.

Oltre gli immancabili mulini che sfruttavano la forza d'acqua (anticamente erano i muli a farli funzionare) per macinare il grano o forse, perchè no, produrre carta o lavorare fibre.

In fondo, piccio piccio, un mulino (clicca sulla foto per ingrandirla)

 

Ma quello che è il vero fiore all'occhiello della vallata, sono le infinite cavità che ospitavano le concerie.

Qua c'era una produzione degna di Benetton !

Le concerie, in una veloce battuta, aggiustavano le pelli, attraverso un passaggio tra una vasca e l'altra dove erano presenti delle sostanze concianti.

Queste servivano a far si che la pelle indossata non puzzava di carogna !


Qua, ripeto, la produzione era veramente stupefacente e chiaramente coinvolgeva sia lavoranti che commercianti di fuori.

Qua si esportava, insomma.

Per darvi un'idea della sua mole, possiamo dire che è più grande dell'attuale conceria, attiva, di Fes (Marocco).

 

 

IL Ginnasio Ellenistico e la necropoli

Da Piazza Maggiore andiamo verso sinistra (come da mappa) e poco dopo ancora a sinistra, proprio dove si trova un palo della luce.

Siamo in conbtrada Fastuchera, centro della Noto greca, una Noto con la N maiuscola.

A dire il vero Noto ha sempre vissuto con la N maiuscola, fino al terremoto del 1693.

Arrivare al Ginnasio non è facilissimo, anzi: è difficilissimo.

Dopo aver camminato un pò (10 minuti massimo), c'è la seguente situazione: una splendida vallata sulla destra (la solita, quella de Salitello) con alcune belle tombe a grotticella sul colle opposto (tutta la zona è circondata da queste tombe preistoriche); ed un muretto bianco sulla sinistra..

Poco oltre si arriva ad un altro incredibile caseggiato (30) , ancora più brutto di quello della Chiesa del Carmine (vedi oltre).

Questo caseggiato ha però l'unico pregio di essere un punto di riferimento.

Poco prima del caseggiato, se saltate in qualche maniera il muretto alla vostra sinistra, se vi infilate nella boscaglia e se miracolosamente siete ancora vivi, ecco che arrivate a ruderi che dovrebbero essere di questo Ginnasio, luogo ginnico dei sicelioti netini.

Qua fu trovata un'epigrafe sportiva dedicata a Gerone di Siracusa. Quindi si pensa per questo che qua vi fosse un Ginnasio.

(Foto tratta da Hermes-sicilia)

Gerone II visse nel III secolo e fu un re buono.

Era un pò paraculo, scusando il termine, ma lo doveva essere per evitare di essere infilzato lui e tutti i suoi sudditi.

Così si alleò con i Romani che fermarono il loro assedio, mandò continuamente doni al tempio di Olimpia, regalò a Tolomeo III la più grande nave mai realizzata ...

Non è un caso che morì di morte naturale all'età di 92 anni: doppio record per i tempi !

Andiamo avanti ...

 

Purtroppo la vegetazione da queste parti si è scatenata e se ci fossero le scimmie sembrerebbe di essere in chissà quale foresta.

Ho trovato questa meravigliosa scala tra un rudere e l'altro. La fattura pare siceliota.

L'abbiamo salita ed a mezza altezza aveva quella che poteva essere una cisterna.

Rischiando l'osso del collo siamo arrivati in una zona più alta e quindi, a colpi di macete umano (braccia), siamo giunti alla chiesa dei Gesuiti.

Tutto questo per dirvi che in linea d'aria non eravamo così lontani dalla "salvezza" e che in qualche maniera la scalata si può fare.

 

Torniamo indietro.

Superato il mitico caseggiato (30), sulla sinistra, è una rientranza dalla quale parte un sentierino che, tra un colpo d'albero e l'altro, arriva preciso preciso alla chiesa dei Gesuiti (8).

Aguzzando la vista, poco oltre un muretto, vedrete questo sentierino.

 

La Chiesa del Carmine (11)

Era bellissima. Venne completata 30 anni prima del terremoto, visse quindi il tempo di un attimo.

I suoi pochi ruderi, veramente pochi, hanno una grandissima forza espressiva: botole, tombe a fossa, colonne, altare ...sbriciolati ma ancora la.

Un pò di questo, un pò di quello, un pò di tutto.

Affiancata alla chiesa, trovata all'italiana, un allucinante edificio anni 50, stalla di qualche pecoraio di zona.

 

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CHIESA DEL CARMINE

 

 

 

I Pinakes

Ascoltate quanto vi dico.

Dalla Chiesa del Carmine fiondatevi in linea retta verso est, cioè verso la vallata, proprio come nella mappa.

Scendete alcuni terrazzamenti, che erano i decantatissimi orti dei preti, e vi troverete, su due di questi terrazzamenti, 4 grottoni (due per terrazza).

Lungo la discesa si possono notare cocci di chiara età siceliota.

Quelli più in basso, meglio conservati, ci svelano il loro segreto: sono i cosiddetti Hera, santuari del periodo greco.

 

Al loro interno centinaia di nicchie dove si mettevano i Pinakes, quadretti votivi in terraccotta o legno che raffiguravano eroi classici greci o personaggi della propria stirpe che si volevano in qualche maniera mitizzare, ricordare.

Suggestivo a dir poco l'ambiente.

Come questo autentico pozzo dell'avanti Cristo.

 

 

Porta Marina

E' la fine del nostro viaggio.

Era la porta Sud di Noto, la seconda vera porta d'accesso alla città.

Le altre erano per lo più difensive.

Non rimane che un piccolo cunicolo tra le rocce.

D'interessante lo sterrato che scende e che finisce la sua corte, dopo aver affiancato l'Asinaro a valle, nella città attuale di Noto.

 

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ENTRANDO DA SUD (PORTA MARINA)

 

 

 

Il teschio, il pozzo e Luca

Solo tre momenti dell'esplorazione: un ex-capra, dentro un pozzo, io e il cameraman Luca al tramonto.

 

 

 

Un netico DOC: Vincenzo Littara
da "Biografia di uomini illustri di Sicilia", Ortolani, 1818

Il secolo decimo sesto peli' Italia è il secolo dell' erudizione d' ogni specie, del buon sapere, delle scienze é [...]

Or anche la Sicilia in questo beato secolo oltre i varj grandi Uomini di cui abbiam parlato, e parleremo , ci offre in Vincenzo Littara un classico filologo , ed un elegante storico, che merita senza meno tutta la letteraria gratitudine.

Egli nacque in Noto nel 1550 e nelle belle lettere fece, tali progressi, quanto ancor giovane fu invitato in Sciacca a professarle j da dove trasferitosi in Patria dall' età di anni 20. fino alli 24 continuò a darne pubbliche lezioni con sommo plauso di tutti gli Uditori. A 24. anni ito in Catania onde essere innalzato al Presbiterato, giudicò convenevole istruirsi nella filosofia , e teologia non solo ma anche nella giurisprudenza [...]

'La sua vita fu semplice , ed il suo merito letterario non fu ricompensato abbastanza , ma le opere che ci ha lasciate , fanno conoscere quanto egli influì nella letteratura. Versatissimo nella filologia la prima opera che stampò , e che qui giova calendare , è il suo trattato degli accenti, e delle lettere stampato in Palermo nel 1572.

Trattato dottissimo, e che mostra il posseso dei Classici greci , latini, ed anche italiani. Avvertimenti grammaticali che non sdegnarono di dare i Bembi, e tanti altri grandi Uomini di quella stagione.

Ma più di queste sue teorie , ammirate furono in tuttaF Italia gli antidoti pubblicati contra il Uh. IV di Vito [...] ma quel che più gli fece onore , fu l' istoria della Città di Noto sua Patria, che tutt'ora come classica si risguarda.

Questa storia è scritta hi latino con somma purità, ed eleganza, e contiene la descrizione topografica dell'antichissima città di Noto , e campagna Netina. L'origine di quei popoli , le varie vicende , a cui quella città andò soggetta , i privilegi dai varj Sovrani concessile , i monumenti degli Uomini illustri, che ha posseduto , e tutto ciò che è degno di un' ornata storia ; Vi aggiunse poi alla fine la consuetudine della città di Noto, e la vita del beato Corrado.

 

 

 

 

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