Akrai
dal 663 a.C. all'827 d.C.

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I.G.M.
foglio 639, VIZZINI (1:50.000)
Noi
abbiamo visitato:
1. Sito
di Akrai - 2. I santoni
Akrai
è una di quelle esplorazioni dell'entroterra, caratteristiche
del pizzicozzi tour, che certamente non rientra in quei contesti
spesso misteriosi, di siti semi inesplorati, ma che non può
essere tralasciata in questo nostro eterno viaggio.
Akrai
è conosciuta, ma non conosciutissima.
E
questo è male.
Non
ci sono parole per descrivere la grandiosità di questo sito
che regala alcune perle uniche nel panorama archeologico siciliano:
quel tratto di via Selinuntina, il bassorilievo di epoca romana, la
tomba a baldacchino del periodo bizantino... sono assolutamentre un
caposaldo delle emozioni più pure.
La
visita di Akrai è avvenuta verso fine Novembre 2008. Biglietto
d'ingresso euro 4.
Personale
al botteghino: 4 donne. Numero visitatori: 2, io e il cameraman.
Ed
è stato bellissimo.
Giovanni
Vallone

La foto mostra
l'abitato di Akrai. Se non è stata rasa al suolo lei ...?
(clicca sulla foto per ingrandirla)
Akrai
fu edificata nel 664-663 a.C. dai corinzi siracusani, settant’anni
dopo la fondazione di Siracusa (secondo quanto
ci ha tramandato Tucidide (consulta l'Entrobolario)
che pone la fondazione della città di Acre insieme a
quella di Casmene, quest'ultima probabilmente sita sul monte Erbesso,
a Ovest di Akrai).
Di
Acri parlano anche Tolomeo nel 130 (consulta
l'Entrobolario)
e
Stefano bizantino (consulta
l'Entrobolario)
nel 500 circa, due tosti fissati con la geografia intesa come
storia di popoli che abitano in un determinato luogo.
E
cioè: etnogeografia.
Questa è la mostruosa Sicilia di Tolomeo (clicca sull'immagine
per ingrandirla). Acri è presente.
Sita
su un alto colle dalle pareti rocciose inespugnabile, la piccola polis
fu il baluardo della espansione siracusana nel territorio siculo.
Per la sua particolare posizione strategica Akrai fu anche la sentinella
dei confini meridionali del territorio siracusano.
La
cittadina ebbe un continuo sviluppo nell’arco dei secoli come
si può dedurre dalle due grandi necropoli della Pinita e Colle
Orbo.
Raggiunse
il massimo splendore, e lo testimoniano i monumenti rimasti, negli
anni del regno geroneo (470 a.C. ca.).
La
cittadina, dopo quasi milleseicento anni di vita ininterrotta, fu
distrutta, per sempre, nell’827 d.C. dagli arabi. Le rovine
furono ben presto ricoperte dalla terra e d’Akrai si perse,
nel corso dei secoli successivi, anche il ricordo del sito.
Nel
XVI sec. storici, archeologi, eruditi localizzarono la cittadina nei
luoghi più disparati. Fu il Fazello (consulta
l'Entrobolario
per sapere chi è), per primo, grazie anche alla presenza
di cospicui resti ad individuare la posizione dell’antica colonia
greca nella contrada chiamata “Serra di Palazzo” o “Palazzu”.
dal
sito ufficiale http://www.akrai.it/
Giovanni
Vallone
Il
teatro greco
II sec a.C. ?
(consulta
l'Entrobolario
per sapere come è formato un Teatro greco)

Varcando
la piccola porta d’accesso alla zona archeologica si è
subito all’interno dell’antica Akrai. Si percorrono pochi
metri e si entra immediatamente nel teatro greco, sicuramente il più
prestigioso monumento acrense (discutibile,
ma non punibile, affermazione. Sia da un punto di vista artistico
che prettamente emozionale).
Fu
individuato e portato alla luce da Gabriele Iudica nella fortunata
campagna di scavi del 1824. Sembra sia stato edificato, assieme all’attiguo
Bouleuterion, negli anni della monarchia di Gerone II, a metà
del II sec. a.C.
Il
teatro non è scavato nella roccia, come quello siracusano,
ma è adagiato su un pendio naturale opportunamente preparato
con pietrame a secco su cui poggiano, sovrapponendosi, i blocchi delle
gradinate. Queste, secondo i canoni dell’antichità classica,
guardano a settentrione.
.jpg)
Nel nostro caso la vista si perde, al di là della scena, sull’eccezionale
paesaggio naturale dei contrafforti iblei e, all’orizzonte,
sull’Etna (lo sguardo si leverebbe meglio
sull'Etna se venissero potati, molto potati, due enormi alberi. Consola
il fatto che ai tempi dei greci certamente l'orizzonte a nord era
libero).
Il “koilon” (cavea) è composto da nove cunei, di
diverse dimensioni, separati da otto scalette. Nei
cunei laterali, invece, lo sviluppo dei gradini era limitato dai rispettivi
muri di sostegno.
Ogni gradino è normalmente alto 27 cm e largo 74 cm di cui
34 cm destinati a sedile e 40 cm a pedana. Nella parte alta del settimo
cuneo si apre una stretta galleria che conduce al bouleuterion. Non
si sa quando né perché fu scavata; forse per unire rapidamente
e “privatamente” il teatro, assise popolare, con il luogo
in cui si riuniva la “boulé”, il senato, oppure
per accedere direttamente dall’ “agorà”,
che si apriva davanti al bouleuterion, al teatro.
L’orchestra, spazio in cui durante le rappresentazioni teatrali
si muoveva il coro, è di forma semi-circolare. E’ questo
un fatto singolare dal momento che tutti gli altri teatri greci hanno
l’orchestra di forma circolare. Così la scena anziché
sorgere al limite dell’area circolare è molto più
avanzata, con la fronte proprio sul diametro dell’orchestra.
Il
basamento del proscenio, oggi visibile, è costituito da un
filare di grossi blocchi di pietra su cui si notano gli incavi per
grappe, a forma di L, destinati a fissare gli elementi superiori del
loggiato consistente, probabilmente, in otto colonne o otto pilastri.
La scena, con pavimento ligneo, aveva una profondità di circa
3 m ed era chiuso da un muro.
Le ridotte dimensioni del teatro, la gradinata asimmetrica, la compressione
della scena, si possono spiegare solo col fatto che probabilmente
il complesso teatro-bouleuterion venne costruito in un’area
urbana centrale, già edificata ed angusta e già delimitata
dall’ “agorà”, dal decumano, dalla porta
monumentale d’accesso alle latomie.
Il teatro, in età romano-imperiale, subì delle modifiche;
venne costruita una nuova scena più avanzata di m 2.20 che
ridusse vieppiù lo spazio dell’orchestra.
Il
“pulpitum” (cioè il palcoscenico)
è tuttora visibile e si individua in un filare di blocchi
che presenta, in simmetria, due nicchie incavate. Un altro filare
si sovrappone a questo sicché la scena si elevava a circa m
1.20 e si estendeva fino al muro di fondo dalla scena greca. In quello
stesso periodo si pavimentò l’area dell’orchestra
con lastre levigate in pietra, ancora in situ, e si edificò
il chioschetto con l’elevato in legname di cui rimane il basamento
in pietra.
In epoca bizantina, a testimonianza anche di una grave decadenza della
cittadina, sull’area di parte della scena venne impiantato un
edificio per la lavorazione del grano. Il ritrovamento di grosse macine
e la presenza di una gran quantità di silos testimoniano tale
trasformazione.
dal
sito ufficiale http://www.akrai.it/
Giovanni
Vallone
Il
bouleterion
II sec a.C. ?
(consulta
l'Entrobolario
per sapere cos'è)
Attiguo
al teatro vi è il “bouleuterion”.
La costruzione fu, in un primo momento, considerata un piccolo teatro
al coperto, per audizioni musicali (odeon).
Ma
è ormai certo che fosse un bouleuterion, luogo in cui si riuniva
il senato (boulé) di Akrai.
Una
piccola costruzione coperta che all’interno conteneva una piccola
orchestra semicircolare e un “koilon” diviso da tre cunei
con sei fila di gradini-sedili.
I blocchi dei sedili sono simili, e più conservati, a quelli
del teatro perciò i due monumenti possono ritenersi coevi.

Del
monumento restano, oggi, parte della breve gradinata e le robuste
fondazioni perimetrali che ne hanno consentito una sicura ricostruzione.
Il bouleuterion si apriva sulla piazza (agorà) della cittadina.
dal
sito ufficiale http://www.akrai.it/
Il
tempio di Afrodite
VI sec a.C.
(consulta
l'Entrobolario
per sapere come è fatto un tempio greco)
La cella dove era la statua della divinità
(clicca sulla foto per ingrandirla)
Sicuramente
per la sua innata sacralità, ma il tempio greco ha su di me
un fascino assolutamente unico.
Qua
siamo di fronte a macerie che più macerie non si può,
ma quel tratto di blocchi a formare un piedistallo su cui era posto
la statua della divinità (cella), a quanto pare Afrodite (consulta
l'Entrobolario
per saperne di più)
, sono come un libro di storia.
Immagino
i sacerdoti che portavano le offerte deglI acrensi.
Immagino
la grandiosità della Sicilia tutta a quei tempi.
Questi
antenati filosofi, eroi, ingegnosi uomini e donne ...
A
volte mi chiedo: ma come abbiamo fatto a trasformarci con la coppola,
il fucile e un cervello inscatolato ?
I
resti del tempio di Afrodite sono situati sul piano soprastante la
latomia dell’Intagliata. Dell’Aphrodision, edificato nel
VI sec. a.C. rimangono solo i blocchi squadrati del basamento. Come
scrive L. B. Brea, in una dotta monografia, i blocchi del tempio furono
usati, dopo il terremoto del 1693, per costruire gli edifici civili
di Palazzolo ed il saccheggio di questi blocchi squadrati, già
pronti per l’uso, anche degli altri monumenti acrensi si è
protratto sino all’inizio di questo secolo.
Il tempio aveva sei colonne sulla fronte e tredici sui lati con una
estensione totale di m 18.30 x m 39.50.
Le colonne, doriche, con venti scanalature e rastremate verso l’alto
avevano un diametro terminale di 98 cm; i capitelli con un arcaico
echino espanso avevano alla base tre solchi intagliati ed una decorazione
con astragalo.
I triglifi erano caratterizzati da un motivo a spirale nella parte
superiore e da quello a palmette nella parte inferiore. Dai frammenti
ritrovati nell’area del tempio si può dedurre che “terracotte
architettoniche dovevano coronare la copertura dell’Aphrodision
rivestendo le trovature lignee del tetto e del frontone”.
Come pure sembra che intorno al tempio “dovevano esistere grandi
sculture fittili…”.
dal
sito ufficiale http://www.akrai.it/
Giovanni
Vallone
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RUDERI
DEL TEMPIO
|
Intagliata
e Intagliatella
prima latomie (consulta l'Entrobolario
per sapere cosa sono) poi diversi usi
dal VII sec a.C. al 900 d.C. circa

Le
latomie non sono altro che delle cave di pietra usate nell’antichità
per trarre il materiale necessario alla edificazione delle abitazioni
e dei monumenti di Akrai. Furono utilizzate, anche, nel corso dei
secoli, come necropoli, come luoghi di culto ed anche come abitazioni.
Le latomie acrensi sono importanti perché le pareti rocciose
che le delimitano testimoniano parte della storia della cittadina
di Akrai.
L’Intagliatella
è ritenuta la cava di pietra più antica mentre l’Intagliata,
utilizzata successivamente, era in piena attività in periodo
ellenistico.
E’ importante notare i resti di una porta monumentale sottostante
il teatro greco, che si apriva su una via che conduceva all’Intagliata.
Avviandosi verso l’Intagliatella si è colpiti dal modo
in cui la roccia sia stata utilizzata: tombe greche, romane, cristiane,
ipogei ed abitazioni bizantine sembrano confondersi in un caos storico-archeologico
che testimonia come vivo e rapido, dopo tutto, sia stato il ritmo
di vita ed il secolare passaggio di questa gente.

Necropoli dell'Intagliatella
Normalmente
nella parte più alta della roccia delle latomie si hanno le
testimonianza più antiche, i “quadretti votivi”.
Lungo le pareti delle cave ve ne sono tanti di questi incavi quadrangolari,
di svariate dimensioni: contenevano dei bassorilievi in calcare, in
terracotta oppure tavolette di legno dipinto. Erano questi luoghi
sacri dedicati al culto degli eroi, defunti eroicizzati che in tal
modo venivano ricordati.

Intagliatella: entrata di tomba e quadretti
votivi (clicca sull'immagine per ingrandirla)
I
più antichi bassorilievi risalgono al IV sec. a.C.: il loro
uso si protrasse fino al II sec. a.C. Man mano che la roccia veniva
tagliata ed asportata si abbassava il piano di camminamento e si abbassavano
anche i segni che l’uomo lasciava nello scorrere dei secoli.
Un bassorilievo spicca all’entrata dell’Intagliatella.
E’ un grande quadro di m 2.13 x m 0.83 con due scene: nella
parte sinistra, è raffigurato un sacrificio, nella parte destra
la figurazione del banchetto degli eroi.

Necropoli dell'Intagliatella. Bassorilievo votivo
(clicca sull'immagine per ingrandirla)
Al
centro del rilievo vi è una figura di guerriero con lorica,
tunica e paludamentum, al fianco una corta spada, protende col braccio
destro una patera in atto di libagione; la figura accanto, con lungo
mantello, rappresenta probabilmente il sacerdote; a lato dell’area
sacrificale tre figure di giovani serventi del sacerdote.
La scena di destra rappresenta due personaggi sdraiati su una kliné
ed appoggiati col gomito sinistro su due cuscini, in basso una figura
di servitore. Enorme è l’importanza storico-archeologico
di questi rovinati bassorilievi, così descritti dal prof. L.
Bernabò Brea:
La raffigurazione si riferisce al culto dei defunti ma l’interesse
particolarissimo del bassorilievo sta nella fusione di motivi greci
e romani e in particolare “di un motivo artistico eminentemente
romano al servizio di un concetto religioso essenzialmente greco”.
La datazione del bassorilievo è fissata dal Bernabò
Brea nella prima metà del I sec. a.C.
All’interno della latomia, oltre ai detti incavi dove stanno
le stele votive, si incontrano, sia a destra che a sinistra, ipogei
e loculi cristiani d’ogni genere. In queste sepolture si rinvennero
corredi funerari e diverse interessanti iscrizioni.
Fra
le tante sepolture, piccole e grandi, rovinate o ancora ben conservate,
da visitare quella in cui Scuderi rinvenne l’ “iscrizione
di Eutike”, caratterizzata da un armonioso arcosolio (consulta
l'Entrobolario
per sapere cos'è) monosomo. Seguono diversi interessanti ipogei
che si sviluppano talora in piani sovrapposti.
La più importante di queste catacombe,
come evidenzia L. Bernabò Brea, è la seconda dell’ordine
superiore che rappresenta una finitezza ed una accuratezza di lavorazione
molto maggiore di tutte le altre. E’ caratterizzata da un bell’ingresso
architettonico ed all’interno da tombe a “tugurium”
(a baldacchino) con raffinati intagli.

Tomba a baldacchino (clicca sull'immagine per
ingrandirla)
Interessante
è, altresì, la vasta catacomba che si sviluppa su diversi
piani e che presenta sepolture adiacenti in serie, numerosi arcosoli
polisomi e belle tombe a baldacchino.
L’Intagliata, al contrario dell’Intagliatella, si allunga
su un piano circolare delimitato da alte pareti rocciose su cui si
aprono ipogei cristiani.
Da
notare però che questa latomia è caratterizzata a Sud-Est
da un “complesso di catacombe, di ipogei e di sepolture ad arcosolio
di età cristiana e di grandissimo interesse”; nella zona
Ovest da caratteristici stanzoni quadrangolari, singoli o a gruppi
intercomunicanti, individuati come abitazioni troglodite bizantine.
Nella parte meridionale dell’Intagliata dove è concentrata
l’area sepolcrale, dell’intero complesso delle latomie
acrensi, oltre a loculi ad arcosoli, due splendide tombe centrali
a baldacchino finemente lavorate.
La più interessante delle abitazioni bizantine è la
cosiddetta “grotta dei cavalli” strutturata in quattro
stanzoni rettangolari di varie grandezze e un ampio vano ingresso
su cui si aprono i tre ingressi delle altre stanze.
Il teatro e le latomie sono situati al margine dell’antica polis
greca e nei pressi della porta siracusana. Il resto della città
si estendeva a Est, oltre l’ “agorà” che,
come già detto, si trovava di fronte al Bouleuterion. In quest’area,
in seguito a scavi iniziati alla fine degli anni ’50, sono venuti
alla luce interessanti testimonianze archeologiche e quella che ormai
viene detta “la strada ellenistica”.
dal
sito ufficiale http://www.akrai.it/
La
via Selinuntina
VII a.C. ?

(clicca sull'immagine per ingrandirla)
Se
c'è qualcosa che lascia assolutamente senza fiato è
questa strada, simbolo di viaggi, di antichità, di poesia:
come tutte le arterie.
Si
chiama via Selinuntina perchè portava a Selinunte, in contrapposizione
alla via Siracusana che portava a Siracusa.
Si
apriva ad Ovest.
Oggi
rimane una lunga stiscia dritta di circa 500 metri, dove bisogna avere
il pensiero dell'ameba per non immaginare carri e cavalli allontanarsi
o avvicinarsi.
La
via è tutta in pietra lavica con i muretti laterali in pietra
calcarea, come da figura sottostante.

(clicca
sull'immagine per ingrandirla)
L'ho
percorsa tutta, avanti e indietro, indietro e avanti.
Non
me ne sarei voluto più andare.
Si
tratta dell’arteria principale della polis, larga 4 m, ben pavimentata
di basoli, orientata sull’asse Est-Ovest.
Da notare che anziché ortogonali, le vie laterali sboccano
sulla strada principale con una particolare inclinazione a “lisca
di pesce”.
Questa
particolare conformazione urbanistica sembra dovuta alla necessità
di una protezione dai venti di tramontana che forti dovevano soffiare
sul pianoro acrense.
A Sud di questa zona, su un affiorante roccione, si aprono degli ipogei
cristiani e, di recente, oltre a fondamenta di diverse costruzioni,
è stato scoperto un interessante quanto misterioso monumento
circolare che gli archeologi non hanno ancora completamente studiato
e quindi classificato.
Recentissimi scavi condotti lungo il lato occidentale della strada
ellenistica hanno portato alla luce oltre a complesse sovrapposizioni
edilizie romane e bizantine su preesistenti costruzioni greche –
caratteristica questa dell’intera area urbana acrense che può
presentare un tratto greco-arcaico del VII sec. a.C. con altro tardo-imperiale
del IV sec. d.C. – una monumentale, sembra stoa greca.
Giovanni
Vallone
dal
sito ufficiale http://www.akrai.it/
I
Santoni
(li Santonini)
III sec a.C. ?

La
zona archeologica di Akrai oltre al sito dell’antica polis comprende
due vaste necropoli, quella della “Pinita” e quella do
“Colle Orbo”, la latomia denominata dei “Templi
Ferali” ed i Santoni.
Essendo
in mio possesso l'eccellente testo del principe Biscari, datato 1779,
egli, archeologo per diletto, venendo da queste parti fu cmolto colpito
da queste "donne sedenti che gli abitanti del posto chiamano
li santonini".
Questo
complesso votivo è un capolavoro della scultura rupestre religiosa
mondiale.
Lo
è perchè è unico. Perchè 12 figure di
Cibele non esistono da nessun'altra parte.
Per vedere i “Santoni” è necessario rivolgersi,
e ne vale la pena, ad uno dei custodi della zona archeologica che
vi guiderà anche nella visita.

I
“Santoni” sono dodici grandi quadri scolpiti nella roccia.
Un complesso di figure ad alto rilievo, unico al mondo, dedicato al
culto della Magna Mater (consulta
l'Entrobolario
per sapere chi è).
In ogni rappresentazione compare la dea Cibele (la Magna Mater) assisa
in trono con chitone, una lunga veste, ed himation, una sopraveste
che cade da una spalla, gira intorno alla vita e scende oltre i ginocchi,
sul capo il modio ed i capelli che ricadono intrecciati sulle spalle
e sul petto, la mano destra regge una patera e l’altra un timpano,
una specie di tamburo.
Ai
lati del trono o nella scena, sono sempre rappresentati uno o due
leoni, animali sacri alla dea; i piccoli personaggi rappresentati
a fianco della dea Cibele, ora in alto, ora in basso, sono divinità
minori oppure coricanti, sacerdoti della dea.
Nella
scultura più grande del complesso, la seconda, Cibele è
rappresentata in posizione stante ed a grandezza naturale, da un lato
vi è Hermes con caduceo e dall’altro Marsia ed una non
identificata figura femminile; chiudono la scena, da ambedue i lati,
due cavalieri, i Dioscuri.

Purtroppo il grado di conservazione delle sculture è pessimo;
si dice che le stesse siano state volutamente distrutte, a colpi di
piccone, da un contadino che mal sopportava le continue presenze dei
visitatori.
Ma
pur essendo rovinate, le figure mantengono un fascino particolare,
forse collegato alla suggestione del luogo ed al mistero che circonda
il culto della dea in Acre.

Pittoresco
di Jean Hoeul, 1776 (clicca sull'immagine per ingrandirla)
Le sculture, secondo L. Bernabò Brea, sono rozze sia nella
raffigurazione che nella esecuzione; sicuramente espressione di un
culto e di una rappresentazione popolare. Ma se si riesce ad immaginare
queste figure – oggi rovinate e sbiadite – colorate ed
adornate con corone bronzee o auree, con bracciali più o meno
preziosi (i fori praticati a fianco delle teste e delle braccia a
ciò servivano), ed altri adornamenti di stoffe e di serti di
fiori o di querce o di pini, il ricordo e la suggestione di questo
complesso archeologico rimarrà unico nei ricordi del visitatore.

Il culto della Magna Mater, antichissima pratica orientale, si era
estesa anche a Siracusa dove risulta praticata nel IV sec. a.C.; è
probabile che da qui sia stato introdotto ad Akrai.
Queste sculture sono state datate al III sec. a.C.
dal
sito ufficiale http://www.akrai.it/
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I
SANTONI
|
Alcuni
reperti
La moneta
E'
stata trovata questa moneta appartenente ad Akrai: sul dritto testa
di Cerere a destra coronata di spighe; sul rovescio la stessa dea
con la falce in mano.
La
legenda recita: AKPAION
La
moneta risale a circa il 200 a.C. è di bronzo ed è una
Litra.
Uno
dei ritrovamenti ad Akrai

Testa di Medusa (clicca sull'immagine per ingrandirla)
Attenzione:
queste schede hanno bisogno del sostegno culturale di tutti. Se ne
sapete di più o trovate qualche imperfezione non esitate a
comunicarcela. Basta mandarci una mail a:
sicilia@ilconsole.it