Associazione Il CoNsole, presenta:

 

Raffe
archeo incanto del paesaggio bucolico del centro Sicilia



data di esplorazione: Aprile 2010
"Viaggio nel Tempo": Tesmoforica

 

Attenzione: queste schede hanno bisogno del sostegno culturale di tutti. Se ne sapete di più o trovate qualche imperfezione non esitate a comunicarcela. Basta mandarci una mail a: sicilia@ilconsole.it

 

 

Scheda


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cosa: Sito archeologico abitato probabilmente dall'XI secolo a.C. fino al basso medioevo (XV secolo)

dove siamo: Monte Raffe (quasi 500 m s.l.m.) / Campagne di Mussomeli (cl)

Viaggio nel Tempo: Sicani, Greci, Romani, Bizantini, Arabi ?, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi

Autori del reportage: Giovanni Vallone in compagnia di Giuseppe Messina e Francesco Noto (fotografo).


come arrivare : Raffe si trova a circa 13 km da Mussomeli nella strada che da questo conduce a Montedoro. Si entra in piena valle del fiume Salito.

 

 

 

 

Diario dell'esplorazione
(clicca sulle immagini per ingrandirle)

 

Grano e pace. Vola in alto qualche rapace, per il resto c'è solo pace.

Ci troviamo al centro della Sicilia, pronti all'ennesima avventura strabiliante..

La foto mostra perfettamente la situazione. In fondo, quella casetta, altro non è che l'ingresso dell'area archeologica. Siamo infilati a valle e dobbiamo salire a monte.
Le stradelle tracciano il contesto bucolico regalando pensieri di libertà.

 

Qua il caldo è più caldo di altri posti. Le giornate troppo assolate sono devastanti. L'estate è escluso qualunque tipo di tentativo di conquistare Monte Raffe.

 

Fiori spontanei di ogni tipo escono dalla terra di Sicilia, soprattutto in Primavera.

 

Il percorso archeologico è in fase di realizzazione e, considerando la zona ed una certa esperienza dello scrivente, non verrà mai finito. Ciò non impedirà a qualche siciliano di intascare soldi facili.

 

 

Sono salito in Primavera e la vegetazione sembrava impazzita producendo una quantità di colori assolutamente straordinari. Ero in compagnia di due amici conoscitori della zona: Giuseppe Messina (che tra l'altro mi ha donato un suo bellissimo libro di racconti ) e Francesco Noto, fotografo per l'occasione (sue tutte le immagini).

Siamo dentro il solito sogno di Trinacria.

Come sempre qua in Sicilia: l'entroterra più bello del mondo da un punto di vista archeo-naturalistico.

 

 

Man mano che si ascende cominciano a farsi vive le tracce del passato. Come questa pietra lavorata, imponente, probabilmente di santuario o cinta muraria.

 

Qualche inevitabile serpentello primaverile agita la mia naturale repulsione verso queste creature di Dio, obiettivamente uscite malconcie dal sorteggio divino.

 

Ecco che le pietre diventano qualcosa. Qualcosa di rudere ma pur sempre qualcosa. Cosa facevano gli antichi siciliani quando quella struttura presentava anche un tetto in buono stato ?

 

 

Bellissima la tecnica della muratura a secco Fino a non molto tempo addietro anche i nostri contadini delimitavano i loro terreni in questa maniera.

La differenza è che non ne facevano un problema di stile e spesso le pietre non erano sbozzate, come nel caso della soprastante figura.

 

 

Divina anche l'altra tecnica costruttiva usata nel villaggio: l'incisone della pietra. In questo caso ha prodotto una scala che nelle esplorazioni di questo tipo ha sempre un fascino particolare.

Le scale rupestri uno le deve salire per forza, fossero anche solo 8 gradini come in questo caso.

 

 

Un foro nel terreno ci indica una cisterna. L'occhio adesso cade a valle dove c'è il fiume Salito, che un tempo doveva essere uno spettacolo in mezzo al bosco. Un tempo prima del'arrivo dei Romani; che poi fecero dei boschi, grano.

Il panorama ci vince e ci rende schiavi della Bellezza. Ondulanti campi verdi fanno gara di magnificienza con le creste di improvvise alture, a mò di paesaggio western.

 

 

Fa caldo, caldo. Ancora la cima è distante.
Qua è una zona sacra dominata dalla presenza di un altare.

 

 

Eccolo, a destra della foto. Nel video si vede benissimo.

 

 

Limitrofe all'altare sono una serie di strutture rupestri tra le quali queste della foto: sembrano quasi delle sedute per i sacerdoti.

Questa zona sacra, almeno nella sua ultima costruzione, dovrebbe risalire al periodo medioevale.

 

 

 

Poi abbiamo raggiunto la vetta dove ci sono illegibili ruderi di una torre circolare. Il panorama è un incanto (non è un fotomontaggio).

 

 

Così come questa fuseruola trovata proprio in cima. Chissà quale nostro antenato l'ha perduta.

E chissà quanto l'ha cercata.

Anche un oggetto poverissimo come questa fuseruola, manufatto impiegato per alloggiare il fuso da lana durante le operazioni della filatura, può “raccontare” una pagina di storia.

Viva la Sicilia.

Giovanni Vallone

 

Video
bassa definizione - attendere qualche istante prima della visione

MONTE RAFFE

 

 


Approfondimento culturale:

Monte Raffe
tratto da "Piano territoriale paesistico della Provincia di Caltanissetta" a cura della Soprintendente Rosalba Panvini

Nota: Si chiede gentilmente alla d.ssa Panvini di farci pervenire materiale fotografico archeologico relativo all'area in questione in modo da poterne dare visione ai nostri 10000 visitatori.

Di rilevante importanza è il centro indigeno ellenizzato scoperto a Raffe di Mussomeli, su un
piccolo colle lambito ai piedi dal fiume Salito, affluente del Gallo d’Oro.
Il sito, che risulta abitato dalla preistoria al medioevo, in età classica (V-IV secolo a.C.) ospitava, sui pendii del
colle, abitazioni costruite con una tecnica mista (scavo nella roccia e costruzione con pietra), nota
in altre zone della Sicilia.
Le nuove indagini, curate dalla Soprintendenza di Agrigento prima e di Caltanissetta oggi,
tengono conto di quanto acquisito dalle ricerche precedenti (A. Salinas, P. Orsi, P. Griffo).


Le indagini (Griffo 1956 e 1957) avevano portato alla messa in luce di tracce consistenti di un
centro abitato di cui non fu data alcuna indicazione cronologica.


Rimane, invece, la traccia concreta di altri resti segnalati: le tombe rupestri scavate nella roccia
sui fianchi Est e Nord della collina, la cinta muraria che corre a mezza costa sul lato Sud e la
vasta necropoli con tombe del VI e IV secolo, i cui materiali sono conservati nel Museo di
Agrigento; inoltre dei resti della cd. ”Basilica”, una chiesetta monoabsidata di età bizantina e di
una fortificazione medievale. Non si è potuto individuare il sito del santuario rupestre che il
Griffo trovò “fuori delle mura”.
Dopo queste campagne le ricerche furono interrotte, per essere riprese nel 1983, con la direzione
scientifica di Sebastiana Lagona.


I primi risultati interessanti riguardano la fortificazione medioevale, l’abitato sulle due terrazze
del fianco sud del colle e la scoperta di un altro santuario rupestre nei pressi della supposta zona
centrale della città.

Questa anfora non ho ben capito se proviene da Polizzello o Raffe.


E’ stato messo in luce completamente il complesso medievale. Esso constava di otto ambienti di
forma approssimativamente rettangolare, che si sviluppano a corona all’interno di una cinta
muraria che chiudeva una piccola spianata; nel punto più alto di questo breve spazio, vi era una
specie di torre a pianta circolare.

I materiali sono databili ad un periodo che va dal XII al XIV secolo.
Dal primo ambiente provengono due monete d’oro coniate da una zecca di Palermo alla fine del
XI secolo. Lo scavo della città ha interessato tre zone, di cui due sul pendio meridionale e una sul
pendio orientale del colle.


Nel settore “Griffo”, sono stati scoperti altri ambienti tra i quali un vano a pianta quadrangolare
con al centro una cisterna del tipo campanato, che ha restituito materiale databile nel periodo fra
il V e il III sec. a.C.
Ambienti inoltre sono stati esplorati su due terrazze di cui quella inferiore è vicina alla c.d.
“Basilica”.


Della terrazza superiore si sono portati alla luce due piccoli ambienti rettangolari, in parte ricavati
nella roccia e presumibilmente appartenenti ad un complesso sacro, accessibile dall’alto mediante
una scaletta a chiocciola pur essa scavata nella roccia. Dal complesso provengono ceramiche e
statuette del V sec. a.C.


Quattro abitazioni, la maggior parte delle quali presenta una doppia camera, sono venute alla luce
sulla terrazza centrale; la loro tecnica costruttiva è simile a quella delle abitazioni dell’altro
complesso con la camera interna scavata nella roccia e quella esterna costruita in muratura; ma
qui la lavorazione è più accurata e i muri che completano le pareti sono costruiti con blocchi
abbastanza regolari.

Ubicato su una piccola spianata al di sotto della cd. “Basilica” vi è un
santuario che consta di un altare e di una banchina scavata nella roccia, lungo tutto il perimetro
interno.
Numerose sono le statuette votive ritrovate nel corso dello scavo.
L’ultima campagna ha consentito di definire la pianta delle case, di età timoleontea, le quali
poggiano su uno strato arcaico.

 

Attenzione: queste schede hanno bisogno del sostegno culturale di tutti. Se ne sapete di più o trovate qualche imperfezione non esitate a comunicarcela. Basta mandarci una mail a: sicilia@ilconsole.it

 

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